La vita di Shankara, dal libro in Italiano “Filosofie dell’India”

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6b) la vita di Shankara

 

Shankaracarya (il Maestro Shankara) è uno dei filosofi più celebri della storia indiana. Nasce verso la fine del primo secolo dell’era cristiana, in un paese del sud dell’India chiamato Kaladi. Si sa che i suoi genitori non riuscivano ad avere figli, per cui avevano rivolto delle preghiere a Shiva affinché i loro sforzi sortissero effetti. Il deva rimane così tanto compiaciuto dalla qualità della loro adorazione che non solo accorda ai due una discendenza, ma accetta egli stesso di divenire loro figlio.

 

Fin dai primissimi anni della sua vita il bambino mostra straordinarie doti intellettuali, tanto che gli viene accordata l’iniziazione all’età di cinque anni. Rimasto senza padre, all’età di otto ha già guadagnato completa erudizione su tutti i generi di scritture sacre. Pare ovvio che non si tratta di un giovane come gli altri; rifiuta, infatti, di perdere tempo con il gioco e l’unica cosa che lo affascina è lo studio delle lingue e della filosofia.

 

A otto anni, Shankara va alla ricerca di un precettore che lo faccia entrare nell’ordine di rinuncia (sannyasa), e lo trova nella persona di Govinda, un discepolo di Gaudapada. In quel periodo viaggia molto. Poi decide di stabilirsi a Badarika-ashrama, dove rimane fino all’età di dodici anni. In quel luogo santo si sente ispirato a scrivere, e stila numerosi testi, quali un commento sui Vedanta-sutra, su dieci Upanishad e sulla Bhagavad-gita.

 

Durante tutta la sua vita accetta molti discepoli. Fra questi i più importanti sono quattro: Padmapada, Sureshvara, Hastamalaka e Trotaka, che diventano i capi dei quattro principali centri da dove vengono organizzate le attività di predica del loro Movimento. Shankara continua a viaggiare e a predicare ovunque, convertendo la gente alla sua filosofia Advaita e sconfiggendo ripetutamente e su tutti i fronti, le teorie buddhiste. Muore alla giovane età di trentadue anni.

 

Di questo santo e mistico si raccontano cose straordinarie: i suoi viaggi, i suoi poteri mistici, la sua erudizione sconfinata.

 

Ma cosa si prefiggeva realmente Shankara? In accordo alle interpretazioni più affidabili, il suo scopo era duplice: ristabilire l’autorità dei Veda danneggiata dalle teorie buddhiste che, anche grazie all’imperatore Ashoka, si erano diffuse in gran parte dell’India, e di insegnare una filosofia che potesse essere usata dagli atei come strumento per rifiutare l’esistenza di un Dio personale.

 

Questa è una sezione del libro “Filosofie dell’India”, in lingua italiana.

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