Sita incinta

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Dopo qualche giorno i saggi vollero ripartire. Rama, a cui piaceva sentirli parlare, si dispiacque molto.

“Fra poco celebrerò il sacrificio Rajasuya,” li informò. “Spero che parteciperete anche voi.”

I saggi risposero affermativamente e partirono.

Dopo la partenza dei Rishi, Rama congedò tutti gli amici che avevano voluto venire ad ascoltare quelle affascinanti storie, e anche loro partirono. I Vanara e i Raksasa tornarono nei loro rispettivi regni. Prima della partenza, Bharata descrisse le glorie del governo di Rama osservante delle leggi divine.

Un giorno Rama vide il carro Puspaka tornare verso di lui.

“Dopo aver sconfitto Ravana,” disse il carro fatato, “tu mi hai mandato dal mio padrone, Kuvera, ma lui ha detto:

“O Puspaka, Rama ti ha conquistato sconfiggendo il re dei Raksasa. Sei di sua proprietà, ora. Servilo con fedeltà.”

“Io vorrei restare qui con te.”

Rama lo accettò con gioia.

I giorni tristi sembravano passati. Tutto era gaiezza, gioia, anche la natura sembrava partecipare alla loro felicità. Un giorno in cui Rama era nei suoi meravigliosi giardini in compagnia di Sita, la vide particolarmente felice e distesa. Aveva una bella notizia da dare al marito.

“Mia cara,” la anticipò lui, “io vedo nel tuo corpo chiari segni. Tu stai aspettando un figlio, non è vero?”

“Sì, è vero. E ne sono immensamente felice. Avremo dei figli: non è meraviglioso?”

Rama sentì una gioia immensa nel cuore.

“Oh, Sita, non immagini quanto questo mi faccia felice. In questo giorno fortunato io vorrei donarti qualcosa. Cosa vorresti?”

“Sento un po’ di nostalgia di quegli eremi silenziosi e meditativi. Mi piacerebbe molto tornare a visitarli,” rispose lei con un sorriso.

“Ciò che vuoi. Puoi partire domani stesso. Laksmana e alcuni brahmana ti accompagneranno.”

Critiche a Rama

Ma non era tutto finito. I giorni tenebrosi sembravano stessero ripresentandosi. Rama aveva sentito varie voci, di critiche, sul suo conto. A causa di quelle, convocò una riunione con i suoi ministri. Fra le altre cose parlarono dell’immagine che un re deve avere di fronte al popolo.

“E’ di grande importanza,” disse Rama, “che il re non abbia macchie nel proprio carattere e nella propria vita privata, nel presente come nel passato. Cosa dice di me la gente? Mi amano e mi apprezzano ancora? Sono tutti felici sotto il mio regno? O vedono difetti in me? Vorrei sapere se mi criticano per qualche ragione.”

Bhadra, uno dei ministri più fidati, aveva fatto un sondaggio in incognito per conoscere l’umore della gente.

“I cittadini ti amano, ti rispettano, e sono felici sotto il tuo regno. Ma qualcuno ha visto in te una macchia: che nonostante tua moglie Sita sia stata nella casa di un altro per lungo tempo, e che quindi la sua castità possa essere messa in dubbio, tu l’hai ripresa con te. Qualcuno dice che questo tuo comportamento potrebbe giustificare o almeno non scoraggiare l’infedeltà delle loro mogli. In altre parole pensano che il tuo comportamento in questo caso non sia stato esemplare. Questo è ciò che dicono.”

A queste parole Rama si incupì. Per tutto il giorno fu triste e pensieroso. Poi mandò a chiamare i suoi fratelli.

“Voi sapete cosa dice la gente di me. Parlano di questa macchia nel mio carattere esemplare, di questo mio passato nel quale ho ripreso mia moglie dopo che lei era stata per molti mesi nella casa di Ravana. Io sono il re e devo essere di esempio per tutti, al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica. Dicono che sono troppo affezionato a lei e che un re troppo attaccato non può dare benefici duraturi ai suoi sudditi. Io non posso permettere che queste critiche facciano presa nel popolo. Ho deciso, quindi, di esiliare Sita.

“Laksmana, domani accompagnala all’eremo di Valmiki. Lì sarà felice e al sicuro.”

Dette queste parole, Rama corse nei suoi appartamenti e pianse.

 

Questa è una sezione del libro “Il Ramayana”, in lingua italiana.

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