Santanu ascoltava.

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Santanu ascoltava. Naturalmente non ricordava nulla della sua vita precedente, in quanto gli uomini dimenticano tutto al momento della nascita; tuttavia qualcosa lo spingeva a credere a quella storia.

“Ma cosa c’entra tutto ciò con l’uccisione dei nostri figli?” le chiese.

Ganga riprese.

“Nella vita precedente questi bambini erano gli otto Vasu e si sono ritrovati a nascere come nostri figli per effetto di una condanna simile alla nostra. Ascolta; ti racconterò in breve cosa accadde.

“Un giorno essi stavano passeggiando con le mogli in una foresta del loro pianeta celeste, quando videro una stupenda mucca che apparteneva al saggio Vasishtha. Una delle donne ne fu così incantata che pregò il marito di prenderla per portarla nei loro giardini. Incapace di rifiutarsi, egli portò via con sé il pacifico animale.

“Quando il saggio tornò all’eremo, non trovò più la sua mucca, necessaria allo svolgimento dei sacrifici. Per un pò la cercò, poi in meditazione tornò indietro nel tempo, al momento in cui si era svolto il furto e, resosi conto dell’accaduto, lanciò una potente maledizione contro i Vasu. 

‘Coloro che hanno rubato la mia mucca cadranno nel pianeta dei mortali, dove la vita è breve e colma di angosce.’ 

“In seguito, grazie all’intercessione di Brahma, Vasishtha modificò la maledizione in modo che solo colui che aveva preso la mucca sarebbe rimasto a lungo in questo mondo, mentre gli altri sarebbero nati e subito dopo ritornati nel loro pianeta d’origine.

“Quando gli otto Deva furono a conoscenza del loro destino, vennero da me e mi dissero: 

‘Noi sappiamo che anche tu hai ricevuto una maledizione che ti impone di scendere nel sistema planetario mediano; dunque ti chiediamo di diventare nostra madre e di annegarci nelle acque del Gange subito dopo la nostra nascita, così da renderci possibile un immediato ritorno al nostro pianeta.’ 

“Promisi loro di farlo.

“I sette figli che ho ucciso sono coloro che non avevano partecipato direttamente al furto della mucca, mentre quest’ultimo, che io chiamerò Devavrata, è il vero colpevole. Egli vivrà a lungo su questa terra, e sarà un uomo glorioso e rispettato.

“Capisci ora,” concluse Ganga, “perché mi sono comportata in quella maniera? Avevo promesso ai Vasu di restituirli al loro mondo celeste.”

Ora tutto era chiaro; tuttavia, giacché l’appagamento della curiosità è in circostanze simili un magro palliativo, Santanu, placata la sete di sapere, si sentì ad un tratto infelice. Lei ora sarebbe dovuta andare via.

“Ti ho amato molto e vorrei restare con te, ma non posso. Ci rivedremo,” disse lei.

E scomparve.

 

Questa è una sezione del libro “Maha-Bharata Vol. 1”, in lingua italiana.

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