La vendetta di Drona

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Trascorsi anche i giorni dello spiacevole incidente del torneo, il corso di studi dei principi poteva considerarsi praticamente concluso. Drona si sentiva soddisfatto di tutti, e in particolare dei figli di Pandu che erano diventati veramente dei combattenti eccezionali. Ora il suo sogno sarebbe potuto diventare realtà.

Un giorno riunì a sé i discepoli.

“Tu ci hai insegnato tutto ciò che sappiamo,” gli disse Yudhisthira, “e hai fatto così tanto per noi che qualsiasi cosa sarà insufficiente per ripagarti. Ma la tradizione vuole che il discepolo, alla fine dei suoi studi, tenti di sdebitarsi col proprio guru offrendogli quello che egli desidera. Noi siamo in debito con te. Dicci: c’è qualcosa che possiamo fare?”

“Sì, c’è una cosa che dovete fare per me,” rispose Drona, “ma prima promettetemi che non esiterete a fare ciò che vi chiederò.”

A quelle parole tutti ebbero un momento di esitazione, nel timore che poi non sarebbero stati in grado di soddisfare le sue richieste. Solo Arjuna rispose senza indugi.

“Qualunque cosa tu chiederai io lo farò.”

Drona abbracciò e benedisse Arjuna. Poi disse:

“Voglio che mi portiate prigioniero qui ad Hastinapura il re Drupada.”

Drona raccontò poi la storia del dissenso con Drupada, e mentre raccontava l’entusiasmo guerriero dei giovani cresceva sempre di più. Non avevano immaginato che avrebbero potuto ritrovarsi così presto su un campo di battaglia.

Non volendo perdere tempo, tutti si prepararono per la spedizione con grande solerzia, e in pochi giorni il nutrito gruppo dei discepoli di Drona si ritrovò alle porte del regno nemico.

Ma le spie di Drupada erano sempre all’erta, per cui messo al corrente della spedizione, il re si era già preparato alla battaglia.

Appena Duryodhana vide in lontananza l’esercito nemico che veniva loro incontro, il suo spirito s’infiammò e decise di attaccare subito, certo delle propria superiorità militare. E senza prendere alcuna precauzione, guidato principalmente dal suo ardore, ordinò agli altri di seguirlo. Ma i Pandava, che avevano sentito parlare di Drupada e dei suoi guerrieri come di soldati dal valore impareggiabile, non condividevano quella strategia.

“Cugino, Drupada non è un soldato da sottovalutare,” disse Yudhistihira, “così come non lo sono i generali del suo esercito. Dobbiamo concertare qualche strategia prudente e non lanciarci in questo modo all’attacco.”

“Per sconfiggere questo nemico non abbiamo necessità di strategie. Dobbiamo solo attaccare e sconfiggerlo. Ma se avete paura potete aspettarci qui. Noi conquisteremo il guru-dakshina per soddisfare il nostro maestro.”

Offesi, i Pandava dichiararono che sarebbero scesi sul campo di battaglia solo dopo la sconfitta di Duryodhana. In poco tempo le previsioni dei figli di Pandu si avverarono: i giovani Kurava furono sgominati.

Nel vedere Duryodhana e gli altri tornare feriti e spaventati, i cinque fratelli concertarono un piano e poi andarono all’attacco. Dopo un aspro combattimento, sopraffecero e presero prigioniero il potente e valoroso re.

Il drappello ripartì per Hastinapura.

E i due si ritrovarono di nuovo l’uno di fronte all’altro. Era passato molto tempo dall’ultima volta che si erano incontrati, ma ora la situazione era cambiata: il re non era più sul trono e il brahmana non era più vestito poveramente né chiedeva l’elemosina. Le circostanze si erano invertite. Fu Drona a rompere il silenzio.

“Da ragazzi siamo stati grandi amici, abbiamo giocato insieme e ci siamo divisi tutto quello che avevamo; perché te ne sei dimenticato e mi hai trattato in quel modo? Guarda, sei mio prigioniero, potrei ucciderti e prendere tutto quello che possiedi, ma non lo farò. Per dimostrarti che io ricordo la nostra vecchia amicizia, prenderò solo quello che mi spetta: mi avevi promesso metà del tuo regno e quella prenderò. Il resto sarà ancora tuo.”

Drupada fu rimesso in libertà. Ma non riuscì mai a perdonare l’umiliazione subita e cercò sempre il modo di ottenere la propria vendetta.

 

Questa è una sezione del libro “Il Maha-bharata”, in lingua italiana.

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