Temi dominanti del Brahma-sutra, dal libro in Italiano “Filosofie dell’India”

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6) L’Advaita-vedanta

 

6a) la dottrina Mayavada

 

Come abbiamo visto, il Vedanta antico aveva proclamato la manifestazione materiale come reale, una trasformazione (parinama) dell’energia divina in cosmo. Quest’ultima di importante inferiore rispetto alla daivi-prakriti, ma certamente reale.

 

Ci sono sempre state delle dottrine che non concordano con questo punto di vista: una è la cosiddetta Mayavada, o teoria della illusorietà del creato. Ma vediamo prima cosa s’intende quando si parla di Maya. In molte Upanishad è descritto come, per rendere possibile la creazione del mondo, la Persona Originale modifichi la Sua energia spirituale. Il risultato di questa mutazione si chiama Maya ed è una potenza di natura inferiore che genera, contrariamente all’altra chiamata Yogamaya, illusione. Tutte le forme che conosciamo nel mondo in cui viviamo vengono ad essere grazie alla forza di questa shakti. Secondo la Mayavada, questa idea è errata, e afferma che non soltanto le forme del mondo sono temporanee, ma che addirittura tutto sia un’illusione (Maya), una parvenza di realtà.

 

Il fondatore della teoria Mayavada viene indicato in Gaudapada, che espone le sue tesi nel commento alla Mandukya Upanishad.

 

In realtà le origini di questa teoria sono molte più antiche. Sri Vyasadeva già chiama Mayavadi il saggio Ashtavakra, vissuto in ere antichissime.

 

Per i Mayavadi non esiste un Dio personale, ma un Ente Supremo che coinvolge tutto ciò che esiste, un uno-tutto indifferenziato. Sia l’atma individuale (cioè le varie personalità), sia ogni altra pluralità soggettiva e oggettiva, non sono altro che una Maya, un’illusione, attraverso la quale il “lui” temporaneo immagina qualcosa.

 

In realtà non esiste che un infinito spazio che apparentemente si ripartisce in diversi segmenti, come dei vasi, all’interno dei quali si formano le individualità. Ma in questi non ci sono esseri individuali, bensì c’è un Atma (un Sé) unico che pervade lo stesso spazio esistente all’interno del vaso. E come lo spazio cosmico non subisce nessuna variazione qualitativa per via dei vari incidenti che possono accadere ai vasi (come della sporcizia o della rottura di questi recipienti), in modo analogo l’Atma non è per nulla soggetto alla sofferenza e alla instabilità dei cosiddetti individui. In questo infinito spirito, che è Uno ed Eterno, non subentra mai alcuna scissione fra soggetto e oggetto, non c’è passato e futuro, né successione di cause ed effetti, così come non c’è migrazione né liberazione dal samsara, ma un beato ed eterno presente.

 

Ovviamente non è sufficiente venire a conoscere la verità per averla realizzata. L’aspirante saggio deve concretizzarla dentro di sé in modo pratico e la disciplina che Gaudapada raccomanda è la pratica dello yoga. In questo modo egli potrà diventare conscio che tutta la pluralità è fondata su un errore di giudizio e che, fin dalle origini, il suo vero sé non è mai stato altro che la luce della conoscenza immota, imperturbabile ed eterna. A questo punto lo yogi torna a capire di essere sempre stato parte integrante di questo Assoluto, e che tutto il resto è Maya, illusione.

 

Per avvalorare le sue tesi fondate sulla dottrina della non-dualità, Gaudapada non risparmia citazioni e interpretazioni spesso azzardate delle Upanishad. Qualcuno crede anche di scorgere la presenza di numerose terminologie buddhiste, ma su questo non tutti si trovano d’accordo. In ogni caso, a un’analisi attenta, parrà chiaro che le due dottrine hanno molto in comune.

 

E’ evidente che questa teoria si discosta in modo drammatico da ciò che aveva insegnato Badarayana, che invece sosteneva che la trasformazione dell’energia spirituale in quella materiale era realmente avvenuta, e che quindi quest’ultima avesse esistenza oggettiva.

 

Nella storia della filosofia indiana la Mayavada è considerata il primo passo verso l’Advaita-vada diffusa da Shankaracarya.

 

 

Questa è una sezione del libro “Filosofie dell’India”, in lingua italiana.

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