Kunti va a trovare Karna

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 Nella casa di Vidura non si riusciva a parlare d’altro: da ore il mahatma discorreva con Kunti, esternandole l’immenso dolore che quella situazione gli procurava.

 “La notte non riesco più a dormire pensando a ciò che accadrà fra pochi giorni. Quel terribile massacro che avevo previsto alla nascita di Duryodhana sta per avverarsi, e anche le parole di Vyasa stanno diventando realtà. Fra brevissimo tempo nel mondo non ci sarà persona che non avrà morti da piangere,” diceva.

 Anche Kunti non faceva che pensare a quella tremenda situazione. Conosceva bene il potere dei suoi figli: quanto Arjuna fosse abile, come Bhima fosse forte e quanto valorosi fossero anche gli altri tre; sapeva anche che erano protetti personalmente da Krishna. Ma era anche consapevole della forza dell’armata Kurava, e del fatto che per Duryodhana combattevano eroi che non avevano mai subito sconfitte.

 Ma la causa principale delle sue preoccupazioni era Karna, il suo figlio segreto, che era forte come un Deva e odiava i fratelli. Così, non essendo a conoscenza del dialogo avvenuto fra Krishna e Karna, si fece forza e prese la difficile decisione di andare a parlargli, di dirgli tutto, di fargli sapere che era lei sua madre.

 Aveva saputo che sovente Karna andava a meditare su Vivasvan in un luogo sacro sulle rive del Gange, ove svolgeva severe austerità e recitava continue preghiere. Da lontano lo vide, immerso in trance sotto il sole cocente della mattina. 

Avvicinatasi senza farsi sentire, Kunti, con un lembo del sari lo protesse dai raggi per diverse ore.

 Quando ebbe finito le sue meditazioni e aprì gli occhi, Karna la vide davanti a sè, che piangeva per l’emozione.

 “Forse tu non mi conosci, ma io sì, e ho qualcosa da chiederti,” gli disse con voce gentile.

 “Nobile signora, io non ti ho mai vista, ma sento che sei una persona molto vicina a me. Dimmi, cosa posso fare per renderti felice?”

 Kunti non rispose. Karna la guardò meglio, poi i suoi occhi si illuminarono e le raccontò che aveva un sogno ricorrente, nel quale una donna, sua madre, lo veniva spesso a trovare e lo proteggeva dai raggi del sole; quella donna era lei, la riconosceva.

 “Sì, io sono tua madre,” confermò allora lei, “e sono anche la madre dei Pandava, coloro che tu ritieni i tuoi peggiori nemici.”

 A quel punto raccontò in tutti i dettagli le circostanze della sua nascita.

 Karna la lasciò parlare, e solo alla fine rispose che sapeva già tutto, che Krishna glielo aveva da poco rivelato.

 “Ma perchè sei venuta qui solo oggi? Cosa vuoi da me?” le chiese.

 “Dopo aver saputo che i miei figli sono i tuoi fratelli minori,” rispose, “come puoi fronteggiarli sul campo e tentare di ucciderli? Unisciti a loro, vinci questa guerra e sii il Re. Prendi il trono che ti spetta di diritto, perchè sei il maggiore tra loro. Ti prego, fa questo per me.”

 Karna sorrise.

 “E’ commovente come cerchi di proteggere i tuoi figli e assicurare loro un futuro felice. Ma se anch’io sono tuo figlio perchè non hai fatto lo stesso per me? Tu forse non sai, nè puoi renderti conto di quanto la mia vita sia stata condizionata dal fatto che tu non mi abbia mai riconosciuto. Per questa tua paura di ammettere la tua unione con Vivasvan prima delle nozze con Pandu, mi hai condannato a patire le pene dell’inferno. Non hai mai pensato al mio benessere. E ora vieni qui addirittura a offrirmi il trono dei Bharata. Ora vuoi riconoscermi come tuo primogenito. Tu non lo stai facendo per amore materno, ma solo per salvare la vita degli altri tuoi figli. Ciò non è giusto, madre. Duryodhana è stato colui che mi ha dato le sole felicità della mia esistenza e gli devo riconoscenza; senza ombra di dubbio io combatterò per lui e cercherò di farlo vincere. Ma tu sei venuta per chiedermi qualcosa e non posso mandarti via senza averti concesso niente. Prima di questa guerra tu avevi cinque figli, e alla fine te ne resteranno altrettanti. Sappi che cercherò di uccidere solo Arjuna e che non causerò la morte degli altri quattro. In questa guerra moriremo o io o lui: in ogni caso avrai sempre cinque figli.”

 Dopo averlo abbracciato con amore, Kunti fece ritorno alla sua casa.

 

Questa è una sezione del libro “Maha-Bharata Vol. 1”, in lingua italiana.

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