Il secondo giorno

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Con l’immagine di Bhishma ancora davanti agli occhi, i Pandava schierarono le loro truppe nella forma chiamata krauncha, ritenendola più efficace a contrastare la sua azione. Vedendo ciò, Duryodhana si allarmò e andò da Drona e Kripa, i quali lo incoraggiarono con parole sagge.

 E i due eserciti si ritrovarono ancora l’uno al cospetto dell’altro.

 

 Lo scenario di morte non fu meno terribile del giorno precedente: in pochi minuti il massacro si ripetè in maniera cruenta: il sangue cominciò a scorrere a ruscelli, i corpi umani ad ammucchiarsi l’uno sopra l’altro, insieme a quelli dei cavalli e degli elefanti e sopra il campo, in attesa di iniziare il loro pasto, volavano i falchi, gli avvoltoi e i corvi.

 Quando videro avvicinarsi Bhishma, un grande numero di eroi Pandava, fra cui Abhimanyu, Bhima e Satyaki conversero in quella direzione, tentando inutilmente di fermarlo e di ricacciarlo indietro; ma l’anziano sembrava più un essere sovrannaturale che un uomo, e non c’era maniera di arrestarlo. Era come un tornado che al suo passaggio lascia solo distruzione.

 Il figlio di Indra, avendo sentito il frastuono assordante di quella devastazione, si rivolse a Krishna e disse:

 “Ascolta questi tremendi boati: sono prodotti dalle armi celestiali di Bhishma. E le grida appartengono ai nostri soldati che fuggono. E ascolta questi sibili: sono le sue frecce che cercano vite da spegnere. O Krishna, portami immediatamente dal grande figlio di Ganga, o egli incenerirà il nostro esercito in pochi secondi.”

 Quando furono sul posto, Arjuna non potè fare a meno di fermarsi un momento ad ammirarlo. Se non fosse stato per il fatto che stava perdendo tanti bravi soldati, non si sarebbe mai stancato di vederlo lottare. Ma poi decise di agire e gli si lanciò contro.

 Vedendo avvicinarsi Arjuna, Bhishma lasciò perdere il crudele massacro di tutti quei soldati che nonostante il loro grande valore militare erano veramente indifesi davanti a lui, e si preparò a ricevere colui che solo egli stesso, Drona e Karna potevano fronteggiare.

 E il fantastico duello cominciò.

 

 Le frecce che scaturivano dai loro archi erano così numerose che il sole ne fu oscurato, perchè quelle, scagliate con maestria sovrannaturale, si scontravano in cielo sprizzando scintille. Talvolta Arjuna deviava con una freccia cento di quelle di Bhishma, e altre volte l’anziano riuscì con una sola a spezzarne cento di quelle dell’avversario: ne risultò uno spettacolo meraviglioso. Molti guerrieri sospesero persino i duelli in atto per guardare i due sciorinare i loro repertori marziali umani e divini.

 Ad un certo momento Bhishma cominciò ad avere la peggio. Accortosi che il comandante delle sue truppe veniva pressato con violenza, Duryodhana, seguito da Drona, Vikarna e Jayadratha accorse in suo aiuto. Eppure il Pandava, il cui arco sembrava un cerchio di fuoco emanante armi micidiali, li tenne tutti lontani. Immediatamente anche Satyaki ed altri valorosi corsero in aiuto del maestro e si potrà concepire con gran facilità cosa potè causare un accentramento di forze di tale portata. Arjuna e Krishna sembravano presenti in più punti contemporaneamente, e ovunque venivano visti il risultato era sempre lo stesso: morte e distruzione.

 Le prodezze di Bhishma del giorno precedente furono ripetute dal Pandava in quella sola mattinata; dinanzi a un Duryodhana sempre più allibito e incapace di reagire, il terzo figlio di Kunti distrusse una grossa porzione dell’esercito Kurava.

 Terrorizzato, Duryodhana corse da Bhishma.

 “Da come si stanno mettendo le cose, sembra che questa combinazione di Krishna e Arjuna causerà la nostra totale dissoluzione, e ciò sta accadendo perchè tu e gli altri non volete combattere al massimo delle vostre possibilità. Se tu solo lo volessi, potresti ucciderlo in un momento, ma lo ami troppo per farlo. Ah, se avessi Karna qui con me. Per favore, unisciti a Drona e agli altri e fermali.”

 Punto da quelle parole e disgustato dall’atteggiamento del nipote, Bhishma, maledicendo di essere nato Kshatriya, avanzò in direzione di Arjuna e il duello tra i due riprese, affascinante come quello di Indra contro i più grandi Asura.

 

 Intanto da un’altra parte del campo Drona e Drupada si erano ritrovati dopo tanto tempo di fronte e tutto il vecchio rancore era riesploso lì, a Kuruksetra. Aiutato da Dhristadyumna, Drupada stava già mettendo le forze dell’Acarya a dura prova quando Bhima, nel vedere il suo generale impegnato in quell’aspra battaglia, lasciando dietro di sè solo morte e devastazione, accorse e mise Drona in grave difficoltà.

 Ma Duryodhana si accorse che il guru stava cominciando a vacillare sotto i colpi del nemico e mandò in suo soccorso il monarca di Kalinga con le sue truppe. Subito Bhima lasciò Drona a Virata e Drupada e si preparò a ricevere i nuovi arrivati. Mentre calava da solo contro le truppe, il Pandava si leccava le labbra: ne riuscì una distruzione totale. Il Re di Kalinga, i suoi figli e le sue truppe furono tutti trucidati da Bhima mentre i sopravvissuti, terrorizzati al solo sentire quei terribili ruggiti, fuggivano il più lontano possibile, ovunque non ci fosse il pericolo di incontrare ancora quel dio della morte.

 

 Intanto Shikhandi, Dhristadyumna e Satyaki, vedendo Bhima circondato di nemici, erano accorsi nella zona dove questi ancora danzava come un leone impazzito, mai sazio di vittime: e i quattro, uniti, agitarono le falangi nemiche come un mare in tempesta. Alla vista di un tale sterminio, Bhishma intervenne nel tentativo di dividerli; un giavellotto distrusse il carro di Bhima e lo mise in una posizione svantaggiosa, ma Satyaki intervenne, uccise l’auriga di Bhishma e lo costrinse alla ritirata. I due si congratularono vicendevolmente per i successi che avevano riportato.

 Era mezzogiorno.

 In un’altra parte del campo Asvatthama stava causando serie difficoltà ai figli di Draupadi, ma Abhimanyu accorse e salvò i cugini dalla rabbia del Brahmana. Tanto si muoveva con grazia ed efficacia sul campo di battaglia che sembrava un secondo Arjuna.

 Per tutto il pomeriggio padre e figlio seminarono il terrore dovunque si trovassero.

 

 Fu verso sera che Bhishma e Drona si incontrarono, e ambedue esternarono serie preoccupazioni al riguardo delle gesta del Pandava.

 “Oggi Arjuna è talmente furioso che non si può contenere,” disse il primo. “Neanch’io riesco a fermarlo. Per nostra fortuna il sole sta tramontando. Ordiniamo subito la ritirata; domani vedre mo cosa fare.”

 Calò la sera, e tutti tornarono nelle proprie tende.

 

 Gli eroi Kurava erano visibilmente preoccupati, i soldati semplici terrorizzati. L’armata aveva cominciato a perdere i primi grandi: Kalinga, Sakradeva, Bhanuman e tanti altri erano caduti, e quasi l’intera armata Kalinga era stata distrutta da Bhima.

 Solo nella sua tenda, Duryodhana sconsolatissimo cominciava a realizzare che quella guerra non sarebbe finita tanto velocemente come aveva immaginato la sera precedente. Come in un incubo, non riusciva a cancellare l’immagine di Arjuna e Bhima che massacravano i suoi soldati con impeto inaudito. Quella sera per la prima volta cominciava a scorgere delle verità nelle parole di Bhishma, di Vidura e di tanti altri, i quali avevano sempre tentato di metterlo in guardia riguardo alla forza dei cugini. Ma fino a quel giorno non aveva mai realizzato quanto fossero forti in realtà.

 Nell’altro accampamento si respirava ben altra atmosfera. Tutti, in special modo gli eroi della giornata, e cioè Bhima, Arjuna e Abhimanyu erano in visibilio per come era andata quella giornata di combattimento.

 

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