La jiva puo’ cadere dal mondo spirituale? (in italiano)

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Domanda

Hari Gaura: Nella Bhagavad-gītā, capitolo quindicesimo, versetto sei, si legge quanto segue:

na tad bhāsayate sūryo

na śaśāṅko na pāvakaḥ

yad gatvā na nivartante

tad dhāma paramaṁ mama

“Quella Mia dimora suprema non è illuminata dal sole o dalla luna, né dal fuoco, né dall’elettricità. Coloro che la raggiungono non tornano mai più in questo mondo materiale.”

La mia domanda è questa:

perché Krishna dice in questo verso che non torneremo mai più nel mondo materiale se raggiungiamo la Sua dimora, ma le nostre attuali circostanze ci portano a trovarci nel mondo materiale? Significa forse che eravamo nella Sua dimora e siamo caduti nel mondo materiale? Non sarebbe una contraddizione?

 

 

Risposta ita

Caro Hari Gaura,

Mi poni due domande, fra loro interconnesse. Quindi rispondero’ a tutte e due insieme con una sola risposta.

 

E’ una questione che richiederebbe molto spazio. Rispondero’ in breve e in seguito ci torneremo per piu’ elaborazione.

 

Diverse autorita’, sia nello sastra che da parte di Acarya, hanno dato spiegazione apparentemente contraddittorie. Non essendoci pero’ contraddizioni nella nostra filosofia, rimane solo la difficolta’ a riconciliarle. La scienza della reconciliazione si chiama samanvaya.

 

Certamente veniamo dal mondo spirituale ma ciascuno di noi puo’ provenire da differente posti.

Ad esempio Sanatana Gosvami narra la storia di Gopa Kumara (il cui nome e’ Sarupa) e del suo viaggio di ritorno al mondo spirituale. Durante questa storia leggiamo che Krishna dice che la caduta di Sarupa era stata accidentale e che lui era uno dei Suoi amici.

Dunque, se prendiamo letteralmente la storia narrata da Sanatana Gosvami, cadere dal mondo spirituale, con una  nitya-svarupa gia’ sviluppata, sebbene altamente improbabile, e’ possibile.

 

Abbiamo anche l’esempio della caduta di Jaya e Vijaya. Ma la loro non fu una vera caduta perche’ lo scopo era di partecipare ai lila del Signore. In uno dei suoi commenti Srila Prabhupada e’ categorico. Dice chiararamente che nessuno cade dal mondo spirituale, intendendo coloro che sono gia’ stabiliti con una nitya svarupa gia’ completa.

“Bisogna quindi comprendere che quando Jaya e Vijaya discesero in questo mondo materiale, lo fecero perché c’era qualcosa da fare per la Suprema Personalità di Dio. Altrimenti è un fatto che nessuno cade da Vaikuṇṭha.”

Srimad-Bhagavatam 7.1.35, commento e spiegazione di Srila Prabhupada.

Qui SP afferma che non si cade dal mondo spirituale, giacche’ una discesa per servire Krishna non e’ una caduta.

 

Poi ci sono quelle jiva che non hanno ancora sviluppato il proprio siddha deha e che lo otterranno grazie alla misericodia di un Guru Maha-bhagavata. Yasya prasadad bhagavat-prasado yasyaprasadan na gatih kuto ‘pi. Non c’e’ nessuna possibilita’ di ottenere la misericordia di Krishna senza soddisfare il maestro spirituale.

 

Queste jiva (probabilmente la grande maggioranza di noi) provengono da cio’ che chiamiamo Brahma-jyoti, o Brahman, che e’ il luogo di provenianza di tutte le jiva. Questa e’ la non-divisa energia del Signore e non e’ differente dalle jiva stesse.

Qualcuno obietta che le jiva non provengono dal Brahmajyoti ma dalla Tatastha Sakti. Tuttavia Brahmajyoti e Tatastha sakti sono la stessa cosa.

Questo Brahman (o come si preferisce chiamarlo) si chiama antaranga sakti, ed e’ energia di Visnu. Quando la naturale capacita’ di azione si attiva, la jiva sceglie se andare direttamente nel mondo spirituale o tentare la fortuna nel mondo materiale di poter manifestare appieno le sue qualita’ divine.

Tuttavia l’avventura si rivela sempre una disavventura perche’ le jiva sono finite in qualita’ (antavat) e non infinite (ananta). Di consequenza non possono trovare la vita perfetta desiderata per la loro natura di Prakriti e non di Purusha.

 

In definitiva il dibattito se sia vero o no che la jiva cade dal mondo spirituale e’ futile, perche’ tutte e due le circostanze sono possibili.

 

Torneremo sul tema.

 

  • Manonatha Dasa (ACBSP)

 

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