{"id":75734,"date":"2025-08-23T01:25:03","date_gmt":"2025-08-22T19:55:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=75734"},"modified":"2025-08-23T00:51:27","modified_gmt":"2025-08-22T19:21:27","slug":"ladvaita-vada-di-shankara-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/ladvaita-vada-di-shankara-2\/","title":{"rendered":"L&#8217;Advaita-vada di Shankara"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-75735 size-medium\" src=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg-1024x717.jpg 1024w, https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg-768x538.jpg 768w, https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Brahman-Symbolism-in-Art-and-Iconography-A-Complete-Guide.jpeg.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">6c) l\u2019Advaita-vada di Shankara<\/span><\/i><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Vediamo quali sono i capisaldi della teoria di Shankara.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Per lui esiste soltanto un\u2019unica entit\u00e0 spirituale che si manifesta come plurale per effetto di Maya, un\u2019energia che confonde e d\u00e0 illusione profonda. Questa \u00e8 la conclusione giusta a cui deve giungere chi studia seriamente le Upanisad, la Gita e il Vedanta-sutra. In special modo nel commento a quest\u2019ultimo testo, l\u2019Acarya mette in luce tutti quei passi delle scritture vediche che possano essere intesi in quel senso, attraverso giochi di prestigio interpretativi spesso davvero azzardati. Per quanto riguarda l\u2019analisi delle scritture, in certi casi non ha vita difficile perch\u00e9, tanto per fare un esempio, alcune Upanishad lasciano campo aperto a molte possibilit\u00e0 dal punto di vista decifrativo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Ma una cosa \u00e8 certa: che in tutti i testi antichi l\u2019esistenza reale di una pluralit\u00e0 non \u00e8 lasciata ad intendere, ma affermata in modo chiaro e ripetuto. Shankara era un brahmana ortodosso e quindi non avrebbe mai potuto negare una verit\u00e0 tanto chiaramente affermata nei Veda, che considerava scritti portatori della Verit\u00e0 Assoluta. Quindi, come continuare a sostenere la tesi della non-pluralit\u00e0 del creato? Utilizza una dottrina gi\u00e0 usata in precedenza dai buddhisti mahayana e da Gaudapada, secondo la quale esiste una verit\u00e0 inferiore che procede fianco a fianco con quella assoluta, e che la prima ha valore solo in quanto conduce alla seconda.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Per Shankara dunque i Veda contengono e promuovono l\u2019idea di due punti di vista paralleli e complementari: il primo che ammette<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">34<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">l\u2019esistenza di pi\u00f9 enti (il Brahman, le jiva, il cosmo, il tempo e via dicendo), mentre il secondo, che \u00e8 il Supremo (paramartha), non accetta nessun divenire n\u00e9 alcuna pluralit\u00e0, ma soltanto l\u2019unico immutabile, indivisibile Brahman. Il concetto di questa doppia verit\u00e0 pu\u00f2 essere trovata nella Mundaka Upanishad.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Shankara non dubita dell\u2019esistenza di un s\u00e9, senza il quale ogni forma di ricerca conoscitiva perderebbe di senso, ma questo s\u00e9 \u00e8 il Brahma, composto per propria natura interna di pura conoscenza. Brahma \u00e8 il sakshin (il testimone), cio\u00e8 il soggetto di tutto il conoscere. Ma proprio perch\u00e9 il s\u00e9 \u00e8 reale, non pu\u00f2 essere un oggetto esterno a noi, per cui l\u2019unica possibilit\u00e0 che abbiamo di comprenderlo \u00e8 la meditazione interiore; alla fine di questa pratica noi diventiamo coscienti della nostra identit\u00e0 con l\u2019uno-tutto che sta al di sopra di ogni pluralit\u00e0 e di ogni sofferenza. La meta del Vedanta, dunque, non pu\u00f2 essere null\u2019altro che rendere cosciente e duratura questa identificazione dell\u2019io individuale con l\u2019Ente Supremo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">I mezzi a disposizione sono lo studio, che \u00e8 il presupposto teorico (ma allo stesso tempo pratico, in quanto la riflessione disciplina e purifica la mente), e la pratica di esercizi spirituali che facciano coincidere su un punto solo tutta l\u2019attenzione. Quattro sono le condizioni fondamentali necessarie affinch\u00e9 la ricerca giunga<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">a buon fine. Bisogna: 1) saper distinguere un soggetto di natura eterna da ci\u00f2 che non lo \u00e8, 2) non ambire a nessuna ricompensa per le austerit\u00e0 che si compiono, 3) praticare con costanza e determinazione la rinuncia e la meditazione, 4) desiderare solo la liberazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Abbiamo gi\u00e0 detto che per Shankara il Vedanta non \u00e8 una dottrina solo teorica, ma anche pratica, e che d\u00e0 i mezzi per accedere alla salvezza. Ma questa pu\u00f2 essere raggiunta solo per gradi, ed ecco spiegata la ragione dell\u2019esistenza del ciclo di morti e rinascite (samsara). In altre parole, ci si reincarna proprio per ottenere una purificazione graduale.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La base imprescindibile della salvezza sono i Veda, le scritture che insegnano la conoscenza divina. Nelle loro pagine troviamo tutte le indicazioni necessarie al conseguimento della perfezione ultima.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">35<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Per Shankara questi fanno parte del mondo della molteplicit\u00e0, perch\u00e9 parlano agli uomini con il loro linguaggio e sgombrano dalle loro menti tutti i dubbi e le perplessit\u00e0. Questa \u00e8 la ragione per cui i testi e i saggi realizzati insegnano che la realt\u00e0 sussiste di molteplicit\u00e0: per condurli passo dopo passo a una comprensione superiore.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Per quanto riguarda l\u2019Ishvara, Shankara non nega che l\u2019idea di un Dio personale (Shiva, Vishnu, o Krishna) che dovrebbe essere venerato e soddisfatto sia espressa nei Veda, dove viene insegnato che questo Dio \u00e8 un Essere diverso e superiore all\u2019uomo. Ma questo Dio che tutti immaginano diverso da s\u00e9, in realt\u00e0 \u00e8 identico a ciascuna anima individuale, dato che tutti e due sono manifestazioni dell\u2019Unico Spirito Assoluto. La differenza consiste nel fatto che mentre le jiva sono fornite di un apparato di elementi materiali (quali il corpo e via dicendo), l\u2019Ishvara non \u00e8 che eterna e illuminata onniscienza. La prigionia della cosiddetta anima individuale non \u00e8 che una magia (Maya), un\u2019illusione, come nel caso degli yogi che mostrano cose che in realt\u00e0 non esistono. Tutto questo mondo non \u00e8 altro che una grande illusione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Questa Maya, afferma l\u2019Acarya, \u00e8 composta di ignoranza (avidya), in quanto solo chi sia vittima dell\u2019ignoranza pu\u00f2 pensare di esserne parte, ed \u00e8 paragonabile a un grande sonno di cui, fino al momento del risveglio, sono prigioniere tutte le anime.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Ma quando si parla di un Ishvara e di anime individuali, afferma Shankara, bisogna badare a non commettere errori, in quanto questa terminologia \u00e8 solo convenzionale. In realt\u00e0 uno degli stadi fondamentali \u00e8 superare la concezione di una contrapposizione tra Dio e le anime. La verit\u00e0 \u00e8 che sono una cosa sola.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La concezione di un Essere supremo non \u00e8 per Shankara qualcosa da evitare come la peste: anzi afferma che pu\u00f2 essere utile, come gradino intermedio per giungere a conclusioni superiori. Si pu\u00f2 adorare Krishna, o Vishnu, o Shiva, chiunque si voglia, ma alla fine anche l\u2019idea di un Essere Superiore creatore deve essere superata. Non c\u2019\u00e8 nessuna creazione. Se ci\u00f2 fosse, significherebbe che questa sarebbe una Sua trasformazione e il Supremo Uno-tutto, secondo Shankara, non potrebbe trasformarsi, altrimenti verrebbe ad esistere una dualit\u00e0. E questa idea \u00e8 fortemente avversata. In<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"font-weight: 400;\">36<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">realt\u00e0 non esiste nessuna trasformazione. Il reale consiste solo di un infinito, indiviso e indivisibile spirito.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Come si spiega, allora, la presenza visiva di un corpo e di altre manifestazioni di natura cos\u00ec diversa da quella spirituale? Tutto ci\u00f2, risponde Shankaracarya, sono solo delle upadhi, o attribuzioni arbitrarie che vengono assegnate allo spirito unico con cui esse non hanno nulla a che fare. Un esempio per illustrare tale principio: se alziamo gli occhi al cielo vediamo un immenso colore azzurro, ma in realt\u00e0 il cielo non ha colore. Il colore blu \u00e8 un upadhi del cielo. Ancora: se al buio scambiamo un palo per un uomo, questo<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">un errore, e nasce dall\u2019aver sovrapposto il concetto di uomo alla percezione del palo. Questa sovrapposizione concettuale si chiama upadhi. Noi attribuiamo allo spirito caratteristiche che in realt\u00e0 non possiede, e questo stato di sogno \u00e8 Maya. Per liberarsi bisogna distinguere Brahman da ogni attributo percepito.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Dunque, abbiamo detto che la liberazione si raggiunge aggiungendo alla conoscenza teorica la meditazione, con cui si giunge alla realizzazione che io sono Brahman.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">La persona cos\u00ec libera rester\u00e0 ancora nel corpo per un po\u2019, finch\u00e9 il suo karma residuo non sar\u00e0 esaurito. Ma non deve temere nulla, perch\u00e9 a quel livello nulla pu\u00f2 pi\u00f9 toccarlo. E al momento della morte, quando niente pu\u00f2 provocarne la rinascita, raggiunge la videha-mukti (stadio di liberazione senza corpo), e allora il realizzato diventa quello che in verit\u00e0 \u00e8 sempre stato: il Brahma eterno e indiviso.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff; font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\">Questa \u00e8 una sezione del libro \u201cFilosofie dell&#8217;India\u201d, in lingua italiana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 16px;\"><span style=\"color: #0000ff;\">Per acquistare il libro completo,<\/span>\u00a0<span style=\"text-decoration: underline; color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\" href=\"https:\/\/www.kadachaeditions.com\/art\/la-filosofia-del-bhakti-yoga-italiano\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">clicca qui sopra<\/a><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6c) l\u2019Advaita-vada di Shankara &nbsp; Vediamo quali sono i capisaldi della teoria di Shankara. &nbsp; Per lui esiste soltanto un\u2019unica entit\u00e0 spirituale che si manifesta come plurale per effetto di Maya, un\u2019energia che confonde e d\u00e0 &hellip; <a class=\"kt-excerpt-readmore\" href=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/ladvaita-vada-di-shankara-2\/\" aria-label=\"L&#8217;Advaita-vada di Shankara\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":115,"featured_media":75735,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,190],"tags":[244],"class_list":["post-75734","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italiano","category-kadacha-ita","tag-filosofie-dellindia-ita"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-21 17:33:55","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75734","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/users\/115"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75734"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75734\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/media\/75735"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=75734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}