{"id":34223,"date":"2020-01-19T00:20:28","date_gmt":"2020-01-19T05:20:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=34223"},"modified":"2022-01-19T00:21:21","modified_gmt":"2022-01-19T05:21:21","slug":"filosofie-dellindia-lo-shivaismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-lo-shivaismo\/","title":{"rendered":"Filosofie dell&#8217;India &#8211; Lo Shivaismo"},"content":{"rendered":"<p>Lo Shivaismo<\/p>\n<p>1) introduzione<\/p>\n<p>Non mancano studiosi moderni che considerano i millenari movimenti spirituali come lo shivaismo (pi\u00f9 propriamente detto shaiva) o il vaishnavismo delle sette, scaturite da interpretazioni faziose dei testi Vedici. Questi, affermano costoro, vogliono stabilire le loro divinit\u00e0 preferite come supreme mediante arditi giochi di manipolazioni linguistiche.<\/p>\n<p>Niente di pi\u00f9 sbagliato. In realt\u00e0 nei quattro Veda originali, cos\u00ec come nei Purana e nelle Upanishad, si parla di Vishnu e di Shiva, cos\u00ec come della pratiche devozionali che Li riguardano. Un Dio unico esiste di certo: tutte le scritture lo affermano. Il problema sta nello stabilire chi Egli sia.<\/p>\n<p>I devoti di Shiva sostengono che quell\u2019Essere Supremo sia la loro divinit\u00e0 e che nessun altro possa essere superiore a Lui. Questo \u00e8 vero, e nello stesso tempo non lo \u00e8. Nei canoni della scienza spirituale vedica \u00e8 spiegato come sia Vishnu che Shiva sono personaggi divini e che ognuno di Loro ha funzioni particolari nel creato. In questo capitolo ci occuperemo brevemente delle varie correnti di pensiero shivaite.<\/p>\n<p>Una particolarit\u00e0 che le caratterizza \u00e8 che questi, a differenza dei Vaishnava e degli appartenenti ad altri grandi movimenti spirituali, non hanno mai amato particolarmente fare grande uso del Vedanta-sutra, preferendo sviluppare una propria tradizione letteraria. Ma ci sono state delle eccezioni, come ad esempio gli Shaiva-siddhanta.<\/p>\n<p>Le scritture shivaite pi\u00f9 importanti sono i ventotto Agama, che si occupano principalmente di spiegare il rapporto che intercorre tra Shiva e le anime. Alcune di queste shastra sono di tipo monistico, altre di tipo pluralistico. Ma, come spesso accade quando si tratta del pensiero indiano, la contraddizione \u00e8 solo apparente.<\/p>\n<p>Infatti questi scritti furono originalmente rivelati dal saggio Durvasa ai suoi tre figli, ma ad ognuno di loro in modo differente.<\/p>\n<p>116<\/p>\n<p>Cos\u00ec enunci\u00f2 la stessa filosofia adattandola al diverso stato di coscienza dei suoi figli, che in quel momento si ponevano come rappresentanti dei vari esseri viventi. I figli del Muni erano Tryambaka, Amardaka e Shrinatha. Tryambaka avrebbe fondato una metafisica a carattere monistico assoluto (tutto \u00e8 Uno), Amardaka di tipo monistico qualificato (tutto \u00e8 uno, ma solo in qualit\u00e0), Shrinatha di tipo pluralistico (esistono diverse entit\u00e0). Questo spiega la ragione per cui fin dalle origini nello shivaismo siano esistite convinzioni filosofiche tanto diverse.<\/p>\n<p>Della figura di Shiva si parla in tutte le maggiori scritture vediche. E\u2019 un personaggio divino eccezionalmente interessante e che spesso presenta aspetti apparentemente ambigui.<\/p>\n<p>Il Bhagavata Purana racconta che all\u2019origine dei tempi Vishnu gener\u00f2 dapprima gli universi e poi Brahma, il primo essere creato. Quando quest\u2019ultimo volle riempire di esseri viventi l\u2019enorme \u201cuovo cosmico\u201d (andam), incaric\u00f2 di ci\u00f2 i suoi primi quattro figli, i Kumara. Ma essi rifiutarono, dicendo che preferivano la vita ascetica. Per questo grave rifiuto, Brahma si adir\u00f2 al punto che dalla sua fronte scatur\u00ec Shiva, il quale subito emise delle furiose grida; per questo suo primo possente strillo venne poi chiamato anche Rudra.<\/p>\n<p>Secondo i Purana, Egli non \u00e8 una normale entit\u00e0 vivente come tutte le altre che in seguito avrebbero popolato l\u2019universo, bens\u00ec una particolare incarnazione di Narayana con specifici compiti da assolvere. Questi sono: a) facilitare l\u2019ingresso delle jiva condizionate in questo universo attraverso il contatto con madre Durga, b) distruggere i mondi quando il tempo sarebbe stato maturo, e c) prendersi cura delle anime pi\u00f9 degradate.<\/p>\n<p>Ovviamente non si pu\u00f2 dire quali di questi compiti siano pi\u00f9 importanti di altri, per\u00f2 \u00e8 il terzo a balzare maggiormente all\u2019attenzione. Questa \u00e8 la ragione per cui Egli, sebbene sia una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 evolute dell\u2019universo, \u00e8 sempre dipinto e descritto come in compagnia di esseri immondi come folletti, fantasmi e demoni di vario genere. Indossa una ghirlanda di teschi umani, \u00e8 sempre ricoperto di cenere e porta dei serpenti al collo. Ancora oggi i suoi devoti fumano anche droghe, si puliscono poco e spesso si dedicano a pratiche considerate ributtanti dalle persone comuni. Ci\u00f2<\/p>\n<p>117<\/p>\n<p>perch\u00e9 la sua funzione \u00e8 di permettere la liberazione, o comunque un qualche avanzamento, alle persone dal basso livello di coscienza.<\/p>\n<p>2) Il Lakulisha-pashupata<\/p>\n<p>I testi principali di questa corrente shivaita sono il Pashupata-sutra (del quale non si conosce l\u2019autore) e le Gana-karika di Bhasarvajna. Il fondatore di questa setta potrebbe essere un maestro lakulin (portatore di clava), del quale non si conosce nulla. Per poter capire bene i loro punti, crediamo che la cosa migliore sia andare a una veloce lettura dei 162 sutra che costituiscono il Pashupata-sutra.<\/p>\n<p>Il testo comincia descrivendo le austerit\u00e0 che deve compiere chi intende avanzare nella realizzazione di Shiva, quali immergersi tre volte al giorno nella cenere, dove deve giacere a lungo, indossare le ghirlande offerte al Dio in sacrificio, esibire le prove della sua devozione (come appunto la cenere cosparsa in tutto il corpo<\/p>\n<p>e le ghirlande), risiedere in luoghi sacri e osservare con spirito sottomesso le regole del riso, del canto, della danza e della preghiera. Tutto deve essere fatto in onore di Mahadeva (Shiva).<\/p>\n<p>Vestito di una sola veste o in certi casi anche nudo, non deve guardare l\u2019urina o lo sterco umano e gli \u00e8 proibito parlare con donne o con persone degradate. Se ci\u00f2 per qualsiasi ragione dovesse accadere, gli \u00e8 d\u2019obbligo purificarsi immediatamente spalmandosi di cenere, eseguire esercizi per controllare il respiro e mormorare<\/p>\n<p>i mantra in preghiera a Rudra (che \u00e8 fondamentalmente il gayatri shivaita).<\/p>\n<p>Chi \u00e8 puro di mente e pratica le suddette regole, progredisce velocemente e in modo felice in direzione dell\u2019unione col Signore. Su questo sentiero sviluppa gli otto poteri mistici, che sono: essere in grado di vedere ogni cosa, poter udire tutti i suoni, poter comprendere tutto, conoscere tutte le scritture, essere al corrente di qualsiasi cosa che accada, divenire veloce come la mente, essere in grado di assumere qualsiasi forma si voglia e poter fare qualsiasi cosa sia nei propri desideri. E ci\u00f2 anche nei momenti in cui i sensi non sono operativi (come nel sonno o in altri stati di incoscienza).<\/p>\n<p>Shiva \u00e8 il Signore Supremo; nessuno \u00e8 al di l\u00e0 di Lui. Chi Lo<\/p>\n<p>118<\/p>\n<p>adora pu\u00f2 stare in Sua compagnia per sempre. I sutra che seguono esprimono preghiere a Rudra.<\/p>\n<p>Nulla Gli \u00e8 precluso e non deve dipendere da niente e da nessuno. Al contrario delle persone comuni, le Sue attivit\u00e0 non sono soggette al karma. Con Lui tutte le cose cattive divengono buone e tutto ci\u00f2 che \u00e8 di cattivo auspicio diventa immediatamente positivo. Tutti i deva provengono da Lui; dunque \u00e8 Shiva il titolare di tutti<\/p>\n<p>i sacrifici vedici. Chi si rifiuta di gioire dei risultati delle proprie azioni, ottiene lo stato del Grande Essere, cio\u00e8 la Trascendenza, nel quale non esistono disturbi di nessun genere. Queste pratiche sono di importanza primaria e la nostra adorazione deve essere rivolta a Shiva, solo a Lui e a nessun altro.<\/p>\n<p>Lo yogi deve fare in modo di essere disprezzato dalla societ\u00e0 e non deve fare sfoggio delle proprie conquiste (cio\u00e8 dei poteri acquisiti). L\u2019assenza di orgoglio \u00e8 considerata la migliore delle pratiche. Non deve rendere pubblico il proprio status spirituale e gli<\/p>\n<p>\u00e8\tpermesso di mangiare solo ci\u00f2 che gli viene offerto in elemosina. Questo \u00e8 l\u2019unico retto cammino. Chi si comporta secondo questi canoni raggiunge la perfezione. I sutra che seguono sono dedicati alla lode di Shiva.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il devoto diventa privo di attaccamenti e quando le impurit\u00e0 dei desideri e delle sensazioni sono oramai sconfitte, questi si congiunge a Lui e si dedica perennemente al suo servizio. Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 possibile solo se i sensi sono sotto completo controllo. Si deve abitare in capanne solitarie o in grotte e dedicarsi solo a Dio, domando i sensi. Cos\u00ec facendo, entro sei mesi iniziano ad apparire<\/p>\n<p>i primi poteri sovrannaturali. Allora non si \u00e8 pi\u00f9 condizionati dal karma.<\/p>\n<p>Recitando il gayatri e meditando sulla sillaba Om, si deve concentrare in essa tutto il proprio cuore ed \u00e8 sempre d\u2019obbligo glorificare Shiva. Pensando ininterrottamente a Lui, alla fine<br \/>\n\u00e8\tpossibile raggiungerlo. Gli ultimi sutra contengono ancora glorificazioni a Mahadeva.<\/p>\n<p>Nel corso della storia, da questa setta ne sono sorte innumerevoli altre, come la Kapalika, la Kalamukha e la Mahavratadhara, che mettevano in atto pratiche e discipline veramente ripugnanti. Col<\/p>\n<p>119<\/p>\n<p>passare del tempo, la dottrina si modific\u00f2 e slitt\u00f2 dalla sua forma originale, cio\u00e8 di una vera e propria bhakti (devozione al Dio) a quella dove fondamentalmente si mirava ad ottenere uno splendore e una perfezione del tutto simili a quelli di Shiva stesso. In altre parole, lo scopo era diventare Dio.<\/p>\n<p>3) la dottrina del \u201criconoscimento in Shiva\u201d.<\/p>\n<p>Il maestro principale di questa setta shaiva che ebbe un\u2019eccezionale diffusione nel Kashmir verso il 200 d.C., \u00e8 Vasugupta, autore (per qualcuno solo lo scopritore) degli Shiva-sutra, composti di 78 versi.<\/p>\n<p>Secondo ci\u00f2 che si narra, questa dottrina sarebbe antichissima, di molto precedente al maestro ma, essendo caduta nell\u2019oblio, Shiva stesso gli sarebbe apparso in un sogno. Seguendo le istruzioni ricevute, il saggio and\u00f2 sul monte Mahadeva dove, scolpiti su una pietra, ritrov\u00f2 i sutra immortali recitati dalla divinit\u00e0 stessa. Questi sono alla base della dottrina.<\/p>\n<p>In seguito grandi maestri quali Kallata, Abhinavagupta e Kshemaraja la elaborarono, facendola diventare una delle filosofie shivaite pi\u00f9 influenti. Ma con l\u2019avvento dell\u2019islamismo (cio\u00e8 in un\u2019epoca che va dal 1315 in poi), questa cominci\u00f2 a perdere di importanza. La dottrina viene anche chiamata Kashmiri, in quanto si diffuse maggiormente proprio in questa regione settentrionale dell\u2019India, per poi propagarsi in tutta la nazione. Ma ancora oggi in Kashmir si possono trovare molti devoti di Shiva di questa particolare tendenza filosofica.<\/p>\n<p>Diamo ora un riassunto degli Shiva-sutra.<\/p>\n<p>Prima di tutto viene introdotto il concetto del s\u00e9, il quale viene definito come \u201cpura coscienza\u201d. Subito dopo si offrono delucidazioni sulla ragione della prigionia che l\u2019anima deve subire in questo mondo, che \u00e8 l\u2019identificazione con la falsit\u00e0, che causa il karma<\/p>\n<p>e dunque gli avvenimenti del mondo delle illusioni. Alla base dell\u2019ignoranza c\u2019\u00e8 l\u2019insieme dei fonemi che compongono l\u2019alfabeto, e cio\u00e8 l\u2019energia materiale.<\/p>\n<p>Poi i sutra specificano che in realt\u00e0 la falsit\u00e0 assoluta non esiste,<\/p>\n<p>120<\/p>\n<p>in quanto tutto \u00e8 energia dinamica di Shiva; come tale nulla viene mai distrutto, anche quando si \u00e8 prigionieri nel mondo di maya. In altre parole, la nostra prigionia non causa la distruzione dello spirito.<\/p>\n<p>La conoscenza pura \u00e8 causata da uno stato di veglia, mentre le rappresentazioni mentali sono generate da uno stato di sogno; la non discriminazione (o l\u2019ignoranza) proviene da un qualcosa del tutto simile a un sogno, maya, che ci tiene prigionieri. Lo yogi che ha ottenuto la perfezione ha il dominio su tutti e tre gli stati.<\/p>\n<p>Quando si medita con volont\u00e0 ferrea su come distruggere il male, si ottiene la potenza pi\u00f9 grande di tutte. In realt\u00e0 il corpo dello yogi diventa \u201cl\u2019esistente stesso\u201d. Grazie al raccoglimento della mente all\u2019interno del proprio cuore, lo yogi ottiene la perfetta visione di tutto e, grazie a tale meditazione, raggiunge la Rivelazione.<\/p>\n<p>In cosa consiste questa Rivelazione? Che in realt\u00e0 \u201cio sono Shiva\u201d. In questo stato di coscienza si pu\u00f2 ottenere un\u2019estasi interiore priva di difetto, che \u00e8 totale felicit\u00e0 e conoscenza. E quando si realizza che \u201cio sono Shiva\u201d tutti i poteri sbocciano e si mostrano appieno.<\/p>\n<p>I sutra poi iniziano a parlare dell\u2019importanza dei mantra, tema ricorrente in tutti i testi vedici. Grazie alla loro somma potenza, diviene possibile meditare sulla Coscienza Suprema, sperimentando in s\u00e9 stessi la loro efficacia. Il mantra \u00e8 spirituale e pu\u00f2 conferire ogni potere.<\/p>\n<p>Ma non bisogna assolutamente accontentarsi dei grandi poteri che scaturiscono da questa pratica poich\u00e9, adagiandosi sulla sensazione di potenza che si prova, si rischia di perdere i veri benefici, che sono ben altri. L\u2019essenza dei mantra sta nel loro essere costituiti di conoscenza perfetta, cio\u00e8 di energia spirituale. Per questa ragione si possono ottenere ambedue, cio\u00e8 i poteri mistici e il sapere trascendentale. Divenuti spirito grazie a tale contatto, si guadagna lo status spirituale che \u00e8 proprio di Shiva.<\/p>\n<p>Per avere tutto ci\u00f2 \u00e8 fondamentale l\u2019azione del maestro spirituale (il guru), il quale risveglia il discepolo. Quest\u2019ultimo deve dare tutto al proprio insegnante e stare bene attento a non ricadere nel circolo vizioso delle rappresentazioni discorsive. Deve badare a non ricadere vittima di maya.<\/p>\n<p>121<\/p>\n<p>Allo yogi viene consigliato di meditare sulla dissoluzione di tutti i principi che costituiscono il suo corpo materiale. Ci sono molti tipi di meditazioni capaci di condurre alla perfezione, ma questi non possono conferire meccanicamente la perfezione massima se lo yogi non ha il cuore puro. E quando riesce a sopraffare l\u2019offuscamento di maya, sente nascere in lui la conoscenza, che d\u00e0 sommo potere.<\/p>\n<p>Questo mondo \u00e8 prodotto dall\u2019energia di chi ha gi\u00e0 raggiunto la liberazione. Seduto in una posizione che risulti comoda, egli deve immergersi all\u2019interno della propria coscienza e cos\u00ec pu\u00f2 divenire creatore e dissolutore di ogni cosa. In altre parole, diventa Dio stesso. Di conseguenza non rinasce pi\u00f9. Tale yogi diviene del tutto simile a Shiva.<\/p>\n<p>Ogni cosa deve essere uno strumento per adorare e venerare Lui: il corpo, la lingua, la conoscenza stessa. Come una delle principali forme di servizio devozionale da offrire alla Divinit\u00e0, il devoto deve donare la propria conoscenza agli altri.<\/p>\n<p>Egli non vede pi\u00f9 differenziazioni: per lui tutto ci\u00f2 che esiste non<\/p>\n<p>\u00e8\taltro che un\u2019espressione delle sue stesse potenze. Questo ottiene lo yogi liberato.<\/p>\n<p>L\u2019anima cade nell\u2019illusione per colpa del desiderio, ma quando questo \u00e8 esaurito, la prigionia si dissolve. Tutti gli elementi materiali si distaccano da lui e diviene un\u2019anima liberata, piena e perfetta, uguale sotto ogni punto di vista al Signore. A quel punto avverr\u00e0 il reincontro con Shiva.<\/p>\n<p>Per gli shivaiti kashmiri la salvezza \u00e8 dunque possibile solo<\/p>\n<p>quando l\u2019anima si riconosce in Shiva, e cio\u00e8 quando realizza che io non sono un altro io, bens\u00ec Shiva stesso. Questo concetto \u00e8 dunque una condanna per il dualismo spiritualistico e vuole cos\u00ec affermare la completa uguaglianza fra l\u2019individuo e l\u2019Assoluto, per cui esisterebbe un solo Ente Supremo.<\/p>\n<p>Un altro testo fondamentale dello shivaismo kashmiri \u00e8 lo Spanda-karika (52 sutra), anche questo attribuito a Vasugupta, il quale elabora in modo forse pi\u00f9 ampio alcuni dei concetti gi\u00e0 espressi nello Shiva-sutra.<\/p>\n<p>Questa dottrina del \u201criconoscimento in Shiva\u201d \u00e8 anche denominata trika, in quanto si fonda sull\u2019ipotesi dell\u2019esistenza di<\/p>\n<p>122<\/p>\n<p>tre principi: Shiva (il principio supremo), shakti (le sue energie) e jiva (l\u2019anima individuale). Ma tutti e tre questi principi in realt\u00e0 non sono altro che Shiva stesso. Quindi per i Kashmiri il mondo \u00e8 l\u2019oggettivizzazione del pensiero divino e quindi non esiste l\u2019irreale, in quanto tutto ci\u00f2 che la Realt\u00e0 Suprema fa deve essere totalmente reale.<\/p>\n<p>Rudra crea tutto senza servirsi di nulla, semplicemente facendo agire le sue energie (shakti). Queste energie sono allo stesso tempo uguali e distinte dal Signore, e sono cinque. Con queste, Dio causa il divenire cosmico.<\/p>\n<p>Lo spirito universale diviene individuale per l\u2019energia di maya e viene limitato da corazze (kancuka), o strati di elementi materiali, divenendo cos\u00ec vittima dei tre guna e subendo cos\u00ec sentimenti che procurano gioia, dolore e apatia. All\u2019inizio questi tre guna sono in equilibrio, ma quando lo stato di perfetta quiete viene scosso da un urto (kshobha), l\u2019energia materiale (prakriti) si evolve nei vari tattva (i principi che compongono la creazione materiale).<\/p>\n<p>Quando l\u2019anima non ricorda pi\u00f9 di essere lui stesso Dio, erra per il samsara, provocando il karma.<\/p>\n<p>Ci sono tre impurit\u00e0 innate, detti anche vizi fondamentali, che condizionano l\u2019esistenza. E sono: l\u2019anava-mala, il male dell\u2019individuazione (cio\u00e8 pensare di essere qualcosa che non si \u00e8), il karma-mala (provocare e subire il karma), e il maya-mala (per il quale ci si sente un essere corporeo in un mondo che immagina esistente al di fuori di lui stesso).<\/p>\n<p>Incatenate dalle tre impurit\u00e0, le anime vengono munite di organi che la limitano.<\/p>\n<p>Il mezzo per conseguire la liberazione \u00e8 l\u2019annientamento dell\u2019ignoranza e dell\u2019individualit\u00e0, cio\u00e8 il samavesha (entrare o consumarsi in Dio), che si ottiene coltivando pazientemente la conoscenza perfetta.<\/p>\n<p>Di particolare importanza \u00e8 l\u2019accettazione di un guru autentico e la recitazione sapiente dei mantra. E quando l\u2019energia divina (shakti) entra nel devoto e s\u2019impossessa di lui, egli torna ad essere \u201cuguale a Shiva\u201d (Shiva-tulya).<\/p>\n<p>123<\/p>\n<p>4) lo Shaiva-siddhanta<\/p>\n<p>Contrariamente allo shivaismo kashmiri, questo sistema presuppone l\u2019esistenza eterna di sostanze diverse, anche se provenienti dalla stessa sorgente. Dunque, mentre da una parte si pu\u00f2 definire monista un sistema che fa risalire tutto a una sorgente unica, questa dottrina, vista da una certa prospettiva, \u00e8 definibile come pluralistica. Infatti spicca l\u2019idea che l\u2019Uno-tutto, nel suo divenire, si differenzi.<\/p>\n<p>Anche se non tutti sono d\u2019accordo, pare che il primo organizzatore dello shaiva-siddhanta sia stato Meykanda, che scrisse, in lingua tamil, lo Shiva-jnana-bodha (Risvegliarsi alla Conoscenza di Shiva). Ma i praticanti di questa dottrina amano rifarsi anche al filosofo Shrikantha, probabilmente contemporaneo di Ramanuja e quindi vissuto nel 1100 circa, il quale scrisse un poderoso commento ai Brahma-sutra. La sua posizione dottrinale si chiama Shiva-vishishtadvaita ed \u00e8 una forma di monismo secondo cui Shiva<\/p>\n<p>\u00e8\tBrahman e, grazie all\u2019azione delle Sue energie, Egli \u00e8 andato gradualmente distinguendosi.<\/p>\n<p>Ma il monismo dello shaiva-siddhanta sembra pi\u00f9 apparente che reale, in quanto poi viene da loro affermato che dopo la liberazione ognuno mantiene la propria individualit\u00e0. Vengono infatti riconosciute tre sostanze eterne: Dio, le anime e la materia. Con quest\u2019ultima energia il Signore (pati) lega (pasha) le anime (pashu). Per questa ragione Shiva viene anche chiamato Pashupati.<\/p>\n<p>5) il Vira-shaiva<\/p>\n<p>I vira-shaiva sono i devoti fedelissimi di Shiva e vengono anche chiamati lingayat, in quanto portano sempre con loro il Linga. Per loro non esiste nessun altro Dio all\u2019infuori di Shiva e lo venerano appunto con questo simbolo, il Linga appunto, che \u00e8 una divinit\u00e0<\/p>\n<p>a forma di fallo. La ragione per cui Mahadeva viene adorato con questa particolare murti va ricercata nella convinzione che Shiva sia il progenitore di tutti e dunque il padre di tutte le creature.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 Vira-shaiva venne organizzata nel dodicesimo<\/p>\n<p>124<\/p>\n<p>secolo circa da Basava, che era un importante ministro di un re kanarese, ma non ci sono dubbi che tali dottrine provengano dalle notti dei tempi. In origine dovette svilupparsi come movimento di protesta contro i soprusi e le prepotenze dei brahmana del tempo, ma in seguito proposero severe riforme e svilupparono una propria dottrina filosofica. Anche loro vantano un proprio commento ai Brahma-sutra, cio\u00e8 lo Shrikara-bhashya di Shripati, compilato indicativamente verso il 1400.<\/p>\n<p>La definizione tecnica della loro filosofia pu\u00f2 essere a ragione chiamata visheshadvaita, cio\u00e8 una forma di monismo differenziato. Shiva \u00e8 l\u2019Ente Supremo, il Dio oltre il quale non esiste nulla e nessuno; la pluralit\u00e0 presente nel mondo \u00e8 prodotta da Lui attraverso la shakti, la sua energia divina. Anche le anime individuali sono di natura divina: non potrebbe essere diversamente, in quanto tutto proviene dalla stessa sorgente, cio\u00e8 da Shiva. Originalmente la jiva \u00e8 un tutt\u2019uno con Lui, ma la forza della shakti provoca un movimento (kshobha) che destabilizza l\u2019equilibrio eterno, per cui l\u2019entit\u00e0 spirituale si divide in due: il lingasthala, cio\u00e8 il Dio che deve essere venerato, e l\u2019angasthala, l\u2019anima individuale che deve ubbidire e venerare Dio.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima cade vittima di maya, per cui si ritrova in situazioni dove la sua coscienza appare profondamente mutata. Perci\u00f2 deve adorare il Supremo in modi altrettanto variegati, a seconda della situazione in cui si trova. Se lo yogi vuole raggiungere la perfezione massima, deve praticare gli esercizi spirituali e abbandonarsi con fiducia nel grembo di Shiva.<\/p>\n<p>In cosa consistono queste pratiche? In una sorta di bhakti, cio\u00e8 di servizio devozionale a Shiva, il quale deve essere servito con tutto l\u2019amore e l\u2019adorazione di cui si \u00e8 capaci.<\/p>\n<p>Shiva ha due energie: shakti e bhakti. Con la prima crea il mondo, mentre con la seconda libera le anime da tutto ci\u00f2 che \u00e8 terreno e dunque illusorio. In un certo senso, non c\u2019\u00e8 una totale identificazione con Shiva, ma un eterno rapporto d\u2019amore con Lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Shivaismo 1) introduzione Non mancano studiosi moderni che considerano i millenari movimenti spirituali come lo shivaismo (pi\u00f9 propriamente detto shaiva) o il vaishnavismo delle sette, scaturite da interpretazioni faziose dei testi Vedici. 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