{"id":34210,"date":"2020-01-19T00:14:01","date_gmt":"2020-01-19T05:14:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=34210"},"modified":"2022-03-28T08:27:06","modified_gmt":"2022-03-28T13:27:06","slug":"filosofie-dellindia-i-darshana-nyaya-e-vaisheshika","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-i-darshana-nyaya-e-vaisheshika\/","title":{"rendered":"Filosofie dell&#8217;India &#8211; I darshana: Nyaya e Vaisheshika"},"content":{"rendered":"<p>I darshana: Nyaya e Vaisheshika<\/p>\n<p>1) introduzione generale<\/p>\n<p>Originalmente il Nyaya e il Vaisheshika sono due sistemi diversi. In seguito, quando i metodi e le convinzioni filosofiche vengono<br \/>\na coincidere in maniera quasi totale, le due scuole di pensiero si fondono in quello che oggi viene conosciuto come il Nyaya-vaisheshika.<\/p>\n<p>Crediamo per\u00f2 che per comprendere bene l\u2019argomento sia utile studiarli dapprima separatamente, nei momenti della loro nascita e del loro sviluppo. Questo perch\u00e9, all\u2019origine, ognuno di loro dava maggiore enfasi ad alcune questioni piuttosto che ad altre.<\/p>\n<p>La parola Nyaya significa \u201cregola, principio, direttiva\u201d; perci\u00f2, la teoria dei principi che reggono l\u2019argomentazione scientifica viene chiamata Nyaya. In altre parole, pu\u00f2 essere anche definito come un sistema che mira a definire le regole del corretto modo di pensare, di concludere e di discutere. I cultori di questa scienza dialettica vengono chiamati naiyayika.<\/p>\n<p>Il termine Vaisheshika deriva invece dal sanscrito vishesha, che vuol dire \u201cdifferenza\u201d e ha lo scopo di stabilire le differenze specifiche che esistono fra tutti gli oggetti che incontriamo nella realt\u00e0, sia in quella esterna che in quella interna. Particolare attenzione viene data all\u2019analisi delle particelle che compongono la natura materiale, cio\u00e8 all\u2019atomo. Utilizzando questo metodo, il Vaisheshika mira a raggiungere una soluzione ai problemi dell\u2019esistenza umana. Non vengono trascurate le numerose questioni metafisiche.<\/p>\n<p>Sia l\u2019uno che l\u2019altro sono considerati sistemi ortodossi, in quanto riconoscono i Veda come autorit\u00e0 assoluta, ma allo stesso tempo non vogliono essere un commento o un ramo dei Veda, poich\u00e9 partono da presupposti diversi. Oggi tra gli assertori autentici del Vedanta<\/p>\n<p>75<\/p>\n<p>e i Nyaya-vaisheshika si \u00e8 accesa una viva polemica, causata da conclusioni filosofiche che, col tempo, sono andate divergendosi sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Come per tutti gli altri sistemi, abbiamo ragione di credere che lo scopo di Gautama e di Kanada (rispettivamente il fondatore del Nyaya e del Vaisheshika) avevano l\u2019unica intenzione di fondare un altro Darshana, un punto di vista, approfondire insomma determinati aspetti della scienza vedica e, con tutta probabilit\u00e0, non intendevano allontanarsi dalle giuste conclusioni filosofiche. E\u2019 quanto mai realistico credere che le eresie Nyaya-Vaisheshika siano state enunciate da commentatori successivi.<\/p>\n<p>Insomma, pi\u00f9 o meno la stessa cosa che \u00e8 avvenuta col Sankhya, con lo Yoga e con tutti gli altri Darshana vedici.<\/p>\n<p>2) il Vaisheshika<\/p>\n<p>Sulla sua origine apprendiamo diverse teorie. Qualcuna di queste lo vogliono ispirato alle teorie jaina, altre provenienti dalle dottrine materialistiche dei Lokayata shivaiti, altri ancora sostengono che sia una disciplina di origine Mimamsa. Ma \u00e8 certo che nessuna di queste tre pu\u00f2 dirsi corretta.<\/p>\n<p>Il Vaisheshika \u00e8 pi\u00f9 semplicemente una scienza di origine vedica ingegnata dal brahmana Kanada, grande devoto di Shiva. Si dice che il \u201cGrande Deva\u201d (Mahadeva) gliela comunic\u00f2 assumendo le sembianze di un gufo e che per questa ragione il Vaisheshika viene anche chiamato Aulukya-darshana (la Filosofia del Gufo). Il maestro stesso viene conosciuto col nome di Uluka.<\/p>\n<p>Il nome Kanada significa \u201cmangiatore di atomi\u201d, un nomignolo datogli dai suoi avversari probabilmente per ridicolizzarlo, facendo leva sul fatto che passa la maggior parte della sua giornata a ragionare sulle particelle ultime della natura materiale. Agli studiosi delle scritture vediche, il Rishi \u00e8 forse pi\u00f9 noto come il saggio Pippalada. Sovente menzionato nel Padma Purana, dove<\/p>\n<p>si racconta delle sue severissime austerit\u00e0, Kanada acquista una profondissima sapienza, da cui per\u00f2 nasce anche una insopportabile arroganza, difetto che poi viene corretto da Brahma stesso. E\u2019 anche<\/p>\n<p>76<\/p>\n<p>il protagonista della Prashna Upanishad, dove egli illumina quattro saggi venuti da lui per cercare conoscenza spirituale.<\/p>\n<p>Il testo canonico si chiama Vaisheshika-sutra, ed \u00e8 diviso in 10 parti, ciascuna delle quali \u00e8 suddivisa in due sezioni. Ognuna di queste contengono da 7 a 37 sutra (che notoriamente sono dichiarazioni concise). Sembra che non esistano commentari molto antichi al Vaisheshika, ma a partire dagli inizi dell\u2019era cristiana ne sono stati redatti numerosi.<\/p>\n<p>Il testo comincia con una definizione di dharma, che \u00e8 ci\u00f2 che ci fa conseguire la felicit\u00e0 e il bene supremo. La parola dharma ha numerosi significati, ma in questo contesto \u00e8 l\u2019insieme delle norme che regolano la vita religiosa della persona. Chi intende liberarsi deve saper distinguere ci\u00f2 che \u00e8 vero da ci\u00f2 che non lo \u00e8, e questa analisi deve consistere di una conoscenza analitica che passi attraverso le varie differenziazioni del reale. Ci\u00f2 che esiste pu\u00f2 essere diviso in sei categorie, che sono:<\/p>\n<p>1. sostanza,<\/p>\n<p>2. qualit\u00e0,<\/p>\n<p>3. attivit\u00e0,<\/p>\n<p>4. generalit\u00e0,<\/p>\n<p>5. particolarit\u00e0<\/p>\n<p>6. inerenza.<\/p>\n<p>La maggior parte dell\u2019opera si occupa della spiegazione di queste categorie che, a parere dell\u2019autore, abbracciano tutto il reale.<\/p>\n<p>Ma non manca di affrontare anche le pi\u00f9 svariate questioni filosofiche.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il problema dell\u2019esistenza o meno di un Dio, o che Egli sia una persona o no, Kanada, come nel caso di altri Darshana, non lo affronta direttamente ed esplicitamente. Ma certo \u00e8 che i riferimenti a un Essere Supremo, Autore e Reggitore dei Veda, sono presenti e anzi frequenti. Che egli fosse un teista appare certo, essendo un fervente shivaita. Il punto \u00e8 che Kanada non incentra<\/p>\n<p>il suo lavoro sul problema della divinit\u00e0 o della descrizione della natura spirituale, quanto sull\u2019analisi scientifica della realt\u00e0 materiale. Non fa neanche mistero di credere nell\u2019esistenza di un\u2019anima spirituale individuale.<\/p>\n<p>77<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la materia, il mondo in cui viviamo, egli sostiene che \u00e8 formata da atomi e che tutto esiste per la forza creatrice di queste particelle ultime. Tutti i fenomeni e le situazioni del mondo avvengono per la potenza insita nel karma (o adrishta).<\/p>\n<p>3) il Nyaya<\/p>\n<p>Non si sa molto degli albori della scienza della logica. Al solito, le teorie sono tante, ma fintanto che non si scopriranno nuove testimonianza queste non possono che rimanere tali. Anche sulla datazione della nascita del sistema ci sono serie incertezze. Se si d\u00e0 fiducia ai Veda e ai Purana (e in questo campo non abbiamo scelta), vediamo che si sente parlare del Rishi Gautama (o Gotama), vissuto in epoche antichissime, che \u00e8 ritenuto l\u2019artefice del Nyaya-sutra.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto che l\u2019autore del testo base \u00e8 Gautama, soprannominato Akshapada perch\u00e9 aveva l\u2019abitudine di tenere gli occhi rivolti al suolo mentre era immerso nelle sue riflessioni. Tanta era la profondit\u00e0 dei suoi pensieri che non vedeva dove metteva i piedi, per cui una volta gli accadde persino di cadere in un pozzo. Per questo il Signore gli confer\u00ec la capacit\u00e0 di vedere attraverso i piedi. Da l\u00ec il nomignolo Akshapada.<\/p>\n<p>Qualcuno afferma che questo Akshapada non \u00e8 lo stesso Gautama che compare frequentemente nella letteratura vedica, come nel Ramayana e nel Maha-bharata, e sostiene che invece deve trattarsi di due persone diverse. Noi crediamo che si tratti della stessa persona, anche perch\u00e9 non si hanno elementi per pensare altrimenti.<\/p>\n<p>Il suo Nyaya-sutra \u00e8 diviso in 5 capitoli, ognuno dei quali \u00e8 suddiviso in 2 paragrafi, per un totale di 528 sutra.<\/p>\n<p>Il saggio esordisce affermando che il raggiungimento del bene supremo \u00e8 ottenuto grazie alla comprensione scientifica della realt\u00e0, altrimenti chiamata natura. Questo sapere \u00e8 conoscibile passando attraverso un esame dello stesso. Gli strumenti sono racchiusi in sedici categorie. Che sono:<\/p>\n<p>1) i mezzi di conoscenza; 2) l\u2019oggetto della conoscenza; 3) il dubbio; 4) lo scopo (cio\u00e8 il motivo); 5) l\u2019esempio; 6) la tesi (o la massima); 7) i termini (del ragionamento deduttivo); 8) la<\/p>\n<p>78<\/p>\n<p>confutazione (o la riduzione all\u2019assurdo di una tesi contraria); 9) l\u2019accertamento; 10) la discussione; 11) la disputa; 12) il cavillo; 13) la ragione fallace (o sofisma); 14) le false interpretazioni (o frodi intellettuali); 15) le obiezioni futili; 16) i punti di sconfitta (o come perdere una disputa).<\/p>\n<p>La liberazione dalla prigionia della materia (quest\u2019ultima causata dall\u2019ignoranza e dall\u2019angoscia) si ottiene mediante la distruzione della sofferenza, della nascita, dell\u2019attivit\u00e0 condizionata, dei difetti, dell\u2019errore e della falsa conoscenza.<\/p>\n<p>Questi che abbiamo appena menzionato sono i primi due aforismi del Nyaya-sutra, dai quali risulta chiaro che nel sistema Nyaya si d\u00e0 primaria importanza al percorrimento del sentiero conoscitivo (jnana-marga).<\/p>\n<p>Ora andiamo a vedere brevemente le sedici categorie necessarie all\u2019ottenimento della conoscenza.<\/p>\n<p>I mezzi o gli strumenti per acquisire conoscenza sono quattro: la percezione, l\u2019inferenza, l\u2019analogia e la testimonianza degna di fede.<br \/>\nPer percezione s\u2019intende quella conoscenza prodotta dal contatto dei sensi con i loro rispettivi oggetti. La mano si avvicina al fuoco, sentiamo il calore, dunque impariamo che il fuoco \u00e8 caldo.<\/p>\n<p>L\u2019inferenza \u00e8 la deduzione logica, che pu\u00f2 essere di diverso tipo. Vediamo che l\u2019acqua, a contatto con il fuoco, bolle, quindi capiamo che dal fuoco sprigiona calore.<\/p>\n<p>Per comparazione s\u2019intende quella conoscenza ottenuta mediante analogia. Non vediamo il fuoco sotto la pentola colma d\u2019acqua che bolle, per\u00f2 abbiamo visto altre volte che tutti i liquidi si riscaldano solo se vengono a contatto con un fuoco, per cui deduciamo che sotto l\u2019acqua ci deve essere un fuoco e che questo \u00e8 indubbiamente caldo.<\/p>\n<p>Per testimonianze verbali intendiamo quella conoscenza acquisita grazie a fonti degne di fede, quali sono le scritture autentiche e le persone che hanno dimostrato di possedere conoscenza realizzata.<\/p>\n<p>In accordo al Nyaya, questi sono i mezzi di conoscenza. Ma Gautama mette in guardia i suoi studenti dall\u2019uso sconsiderato di questi. Ogni strumento deve essere usato in modo corretto.<\/p>\n<p>79<\/p>\n<p>Ora che abbiamo stabilito quali siano gli strumenti per sapere, dobbiamo conoscere gli oggetti della conoscenza. In altre parole, cosa \u00e8 giusto che si impari? Secondo Gautama sono dodici: il<\/p>\n<p>s\u00e9 (o l\u2019anima), il corpo, gli organi di senso, gli oggetti dei sensi, l\u2019intelletto, la mente, l\u2019attivit\u00e0, i difetti (o le passioni), la rinascita, il frutto delle opere, il dolore e la liberazione. Questi dodici argomenti devono costituire oggetto di ricerca e di studio da parte di chi voglia raggiungere il bene supremo.<\/p>\n<p>Finora abbiamo visto le prime due categorie, che sono certamente le pi\u00f9 importanti del sistema. Le altre quattordici hanno valore dialettico e logico, e servono per accertare che la ricerca sia condotta nella maniera corretta e che ci si stia dirigendo nella direzione giusta.<\/p>\n<p>La prossima categoria \u00e8 il dubbio, cio\u00e8 l\u2019analisi delle proprie incertezze, che devono essere vagliate. Segue lo scopo, cio\u00e8 il fine che la discussione persegue. Poi l\u2019esempio, vale a dire la prova che si adduce a sostegno di una data opinione.<\/p>\n<p>Ora procediamo a definire la tesi, o principio ammesso, che possiamo definire anche come dottrina comprovata. E\u2019 la base del ragionamento, in quanto stabilisce l\u2019oggetto che poi deve essere dimostrato con tutti i mezzi di ragionamento a nostra disposizione. Segue la settima categoria, chiamata in sanscrito avayava,<\/p>\n<p>composta dai termini del ragionamento deduttivo. In pratica si tratta del celebre sillogismo, divenuto tanto famoso nella storia della filosofia. Viene diviso in cinque parti: tesi, ragione, esempio, applicazione e conclusione. Per chiarirci le idee facciamo un esempio di come pu\u00f2 essere usato un sillogismo.<\/p>\n<p>Tesi: sulla montagna c\u2019\u00e8 il fuoco. Ma perch\u00e9 diciamo che c\u2019\u00e8 fuoco? Ragione: perch\u00e9 c\u2019\u00e8 il fumo. E perch\u00e9 se c\u2019\u00e8 il fumo ci deve essere il fuoco? Esempio: perch\u00e9 dove c\u2019\u00e8 il fumo c\u2019\u00e8 il fuoco, come vediamo in una cucina. Dunque se (applicazione:) c\u2019\u00e8 fumo sulla montagna, possiamo dire (conclusione) che c\u2019\u00e8 fuoco sulla montagna.<\/p>\n<p>E\u2019 un metodo per educare la nostra mente a trarre conclusioni sensate.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la confutazione (o riduzione all\u2019assurdo per giungere<\/p>\n<p>80<\/p>\n<p>a una conclusione corretta). Facciamo un esempio. Se dobbiamo stabilire se l\u2019anima sia eterna o meno, cominciamo col supporre che non lo sia. Se non \u00e8 eterna, ci\u00f2 vuole dire che si spegne al momento della morte e dunque per lei sarebbe impossibile godere dei frutti delle sue azioni, passare di corpo in corpo e alla fine conseguire la liberazione. Questa ipotesi \u00e8 assurda in quanto queste ultime (gioire dei frutti delle azioni e via dicendo) sono qualit\u00e0 che notoriamente appartengono all\u2019anima. Perci\u00f2 dobbiamo accettare che l\u2019anima \u00e8 eterna. Secondo i naiyayika ci sono undici tipi di confutazione.<\/p>\n<p>Segue l\u2019accertamento della reale natura dell\u2019oggetto, stimolata da qualche dubbio iniziale e che poi viene accertata con argomentazioni in favore o in sfavore.<\/p>\n<p>Andiamo ora a vedere le regole dell\u2019argomentazione. Siamo alla discussione, che \u00e8 la decima categoria naiyayika. I due opponenti cercano onestamente di provare ognuno i propri punti di vista, osservando in modo rigoroso le norme della logica. Si tratta di un procedimento dialettico pacato, che avviene tra persone sagge e miti, che hanno come loro unico obiettivo il riconoscimento della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi la disputa, che \u00e8 quella forma di dibattito mirante a una esclusiva vittoria sull\u2019avversario, anche quando questa va a scapito della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Segue il cavillo, che \u00e8 del tutto simile alla disputa, con la differenza, per\u00f2, che in questo si cerca di demolire le tesi avversarie senza cercare di stabilire la correttezza delle proprie.<\/p>\n<p>Siamo arrivati ora alla tredicesima categoria, che \u00e8 definita come ragione fallace, o sofisma. Nella scienza della dialettica, infatti, si possono usare mezzi discorsivi dei quali si pu\u00f2 anche non essere convinti affatto ma che possono farci guadagnare la vittoria nel dibattito. Gautama menziona cinque tipi di ragione apparente.<\/p>\n<p>La prossima \u00e8 un\u2019altra categoria assai usata nell\u2019arte dialettica, che \u00e8 chiamata frode, o falsa interpretazione. E\u2019 un travisamento intenzionale di una data espressione, cio\u00e8 attribuire un significato a una termine ambiguo usato dall\u2019avversario al fine di invalidare la sua tesi e ogni possibile successiva argomentazione. Ci possono essere tre tipi di inganni.<\/p>\n<p>Viene poi la categoria successiva, chiamata jati, o obiezioni<\/p>\n<p>81<\/p>\n<p>futili. Il relatore adduce come prova argomentazioni di scarso valore, ma che possono causare confusione nella mente dell\u2019avversario.<br \/>\nE per concludere, ci sono i punti di sconfitta, o come far perdere una disputa, mettendo in confusione l\u2019avversario che cos\u00ec rimane sconfitto. Ci possono essere ventiquattro tipi di risposte futili e ventidue tipi di punti di sconfitta.<\/p>\n<p>Fin qui il primo libro del Nyaya-sutra di Gautama Akshapada, che \u00e8 il pi\u00f9 importante dei cinque. Gli altri non sono che un approfondimento di quanto \u00e8 gi\u00e0 stato enunciato nei primi 61 aforismi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece le idee di carattere puramente filosofico, Gautama accetta i Veda come autorit\u00e0 infallibile, l\u2019idea della spiritualit\u00e0 dell\u2019anima, la teoria del karma, e critica in modo vigoroso l\u2019idea mimamsa per cui la legge del karma sarebbe suprema. Nei sutra seguenti si trover\u00e0, infatti, ad affermare che il meccanismo delle azioni e delle reazioni non potrebbe avere nessun effetto senza la presenza e l\u2019intervento, pi\u00f9 o meno diretto, di un Dio. Certamente nella parte iniziale del Nyaya-sutra il problema dell\u2019Essere Supremo non viene affrontato affatto, ma ci\u00f2 non deve confondere il teista in quanto, nel disegno unitario vedico, il ruolo del Nyaya \u00e8 di provvedere le regole della scienza del dibattito e del ragionamento.<\/p>\n<p>Il Nyaya-sutra \u00e8 un testo che ha avuto numerosissimi commenti ed \u00e8 stato largamente usato da chi intendeva promuovere le tesi pi\u00f9 disparate, utilizzando appunto i mezzi logici forniti da Akshapada. I bhashya pi\u00f9 importanti sono quelli redatti da Vatsyayana,<\/p>\n<p>da Uddyotakara, da Jayanta Bhatta, da Vacaspati Mishra, da Bhasarvajna e da Udayana, il quale, in aperta polemica coi buddhisti, stabilisce l\u2019individualit\u00e0 dell\u2019anima e l\u2019esistenza di un Dio personale.<\/p>\n<p>Ricordiamo anche che alla fine del XII secolo nel Bengala, a Navadvipa, nasce una scuola di Nyaya che avrebbe avuto una vastissima eco, tanto che da allora il Nyaya viene diviso in Pracina-nyaya (Nyaya Antico) e Nava-nyaya (Nyaya Nuovo), che \u00e8 appunto quello fiorito in Bengala. Quest\u2019ultimo si occupa con mirabile acutezza dei singoli problemi di logica, mostrando un vero culto della sottigliezza, andando persino al di l\u00e0 del contenuto. Per la<\/p>\n<p>82<\/p>\n<p>scuola Nava-nyaya, l\u2019interesse per i sutra e per la filosofia passa decisamente in seconda linea.<\/p>\n<p>4) l\u2019unione Nyaya-vaisheshika<\/p>\n<p>Come \u00e8 gi\u00e0 stato rilevato, Nyaya e Vaisheshika si sono sempre tenuti in stretto contatto, fino a che a partire dal XVI secolo i due sistemi hanno concordato una teoria unificata.<\/p>\n<p>Gli studiosi e gli osservanti di questa dottrina sono da una parte estremamente realisti, dall\u2019altra si avvicinano maggiormente alle teorie spiritualistiche proprie dei Veda e delle Upanishad.<\/p>\n<p>Affermano che il reale \u00e8 solo ci\u00f2 che esiste in modo oggettivo, e che una conoscenza \u00e8 reale solo quando i mezzi conoscitivi sono stati impiegati in modo corretto e in quantit\u00e0 sufficiente. Il procedimento non si discosta eccessivamente dagli antichi sistemi Nyaya e Vaisheshika, in quanto si tratta di classificare il reale secondo categorie logiche che siano eccezionalmente precise e libere dall\u2019errore.<\/p>\n<p>Si giunge a una maggiore specificazione della teoria atomistica, per la quale gli elementi di terra, di acqua, di fuoco e di aria sono costituiti da atomi, i quali sono eterni e solo le forme che acquistano sono caduche, in quanto prodotti composti. Vi sono innumerevoli atomi di terra, acqua, fuoco ed aria, ma questi sono cos\u00ec minuscoli da non poter essere percepiti attraverso l\u2019esercizio sensoriale. Ognuna di queste particelle \u00e8 diversa dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece il problema del s\u00e9, l\u2019essere \u00e8 principalmente un\u2019anima di natura spirituale. Ve ne sono di due tipi: un\u2019anima onnisciente (che \u00e8 unica, ed \u00e8 Dio) e le anime individuali, che sono parte dell\u2019Essere Supremo. Quest\u2019ultime sarebbero libere se non fossero legate alle illusioni di questo mondo dall\u2019attivit\u00e0 frenetica della mente.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che accade in questo mondo avviene per un meccanismo automatico, che \u00e8 regolato dalla complessa legge del karma, la quale regge ogni cosa. In questa logica non \u00e8 necessario l\u2019intervento di un Dio. Nella tradizione Nyaya-vaisheshika c\u2019\u00e8 chi afferma che persino Lui deve subire le leggi del karma.<\/p>\n<p>83<\/p>\n<p>Dio \u00e8 un\u2019entit\u00e0 individuale separata dalle anime e vive in un mondo di natura spirituale. Non ha nulla a che fare con la dimensione in cui viviamo noi, se non di aver avviato il motore dell\u2019avvenire cosmico. Qualcuno conclude cos\u00ec che Dio non sia in grado di intervenire nelle vicende umane, per cui le regole religiose non sono utili per la societ\u00e0, ma solo quelle sociali. Attraverso l\u2019azione corretta (che consiste principalmente nella ricerca della conoscenza) \u00e8 possibile giungere alla liberazione. Da parte sua, Dio agisce solo per piacere del gioco (lila), l\u2019attivit\u00e0 fine a se stessa: questa \u00e8 la sua inclinazione naturale.<\/p>\n<p>Ma non dimentica le anime prigioniere; anzi prova per esse suprema compassione e per salvarle comunica con loro attraverso le rivelazioni vediche, giungendo cos\u00ec persino ad assumere una forma corporea composta di elementi materiali al fine di mostrarsi a tutti.<\/p>\n<p>Noi, l\u2019anima individuale, siamo dentro il corpo e lo pervadiamo con la nostra energia. Per liberarci dobbiamo interrompere il contatto con la mente (manas) e con l\u2019organo intellettivo (buddhi). In quel momento l\u2019anima diventer\u00e0 inattiva e inaccessibile a ogni ulteriore condizionamento. L\u2019esistenza materiale \u00e8 dolore unico e la nostra meta deve essere solo la liberazione che si ottiene, come gi\u00e0 detto, con le opere e con la conoscenza. In modo particolare quest\u2019ultima ha il potere di far dissolvere ogni desiderio e di cancellare ogni karma residuo. Da l\u00ec la cessazione delle rinascite.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 per il Nyaya-vaisheshika la liberazione? Uno stato di coscienza del tutto \u201csimile a quello di una pietra\u201d, uno stato di immobilit\u00e0 esistenziale dal quale non dovremo pi\u00f9 discostarci. A quel punto si ottiene per l\u2019eternit\u00e0 la beatitudine in Dio, identificato nella persona di Shiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I darshana: Nyaya e Vaisheshika 1) introduzione generale Originalmente il Nyaya e il Vaisheshika sono due sistemi diversi. 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