{"id":34208,"date":"2020-01-19T00:12:22","date_gmt":"2020-01-19T05:12:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=34208"},"modified":"2022-01-19T00:13:43","modified_gmt":"2022-01-19T05:13:43","slug":"filosofie-dellindia-i-darshana-il-mimamsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-i-darshana-il-mimamsa\/","title":{"rendered":"Filosofie dell&#8217;India &#8211; I darshana: il Mimamsa"},"content":{"rendered":"<p>I darshana: il Mimamsa<\/p>\n<p>1) prime considerazioni<\/p>\n<p>Per millenni gli appartenenti alla classe brahmanica hanno studiato, insegnato e applicato le sacre leggi contenute nei Veda.<br \/>\nSappiamo che precedentemente alla nostra epoca, il Kali-yuga, questi testi (i quattro Veda originali, il Rig, il Sama, l\u2019Atharva e lo Yajur) vengono trasmessi oralmente e che solo in seguito sono stati messi per iscritto. Guidata dalla classe dei religiosi e degli intellettuali, la societ\u00e0, suddivisa in quattro varna (brahmana, kshatriya, vaishya e shudra) e quattro ashrama (brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasi), aderisce agli insegnamenti divini con ardore e fedelt\u00e0, ognuno secondo la propria posizione sociale e i momenti della propria evoluzione spirituale. Per questa ragione tutto procede in modo assai ordinato e proficuo sotto tutti i punti di vista.<\/p>\n<p>2) le origini del Mimamsa<\/p>\n<p>La versione maggiormente accreditata negli ambienti accademici<\/p>\n<p>\u00e8\tche al sorgere delle prime grandi contestazioni al sistema antico, provocato da gravi degenerazioni e malcostumi della classe sacerdotale, i brahmana sentono la necessit\u00e0 di organizzare quella vasta letteratura in un sistema preciso e organizzato, soprattutto per quanto concerne le regole delle esecuzioni dei sacrifici. Nasce cos\u00ec un sistema normativo che cerca di inquadrare scientificamente e di armonizzare fra di loro differenti tipi di cerimonie ritualistiche e concezioni filosofiche, spesso apparentemente contrastanti tra di loro. Si intende fornire regole generali che valessero per tutti.<\/p>\n<p>Dalla raccolta di queste regole nasce \u201cLa Guida della Spiegazione\u201d, cio\u00e8 il Mimamsa-sutra; autore ne \u00e8 Jaimini. Secondo gli studiosi occidentali questo famoso saggio potrebbe essere vissuto intorno al 200 o al massimo al 300 a.C., ma non ci sono dubbi che Jaimini fosse vissuto molto prima. Infatti \u00e8 un contemporaneo di<\/p>\n<p>70<\/p>\n<p>Vyasa: i Purana, infatti, lo menzionano diverse volte anche in sua compagnia. Nel Bhagavata Purana \u00e8 detto che studia il Sama-Veda direttamente dal suo ordinatore, Krishna Dvaipayana Vyasa.<\/p>\n<p>3) la dottrina<\/p>\n<p>Il Mimamsa \u00e8 dunque essenzialmente la scienza del rituale vedico. Secondo i mimamsaka (i sostenitori delle teorie Mimamsa) i Veda contengono cinque tipi di istruzioni, che possono essere classificate in questo modo:<\/p>\n<p>a)\tvidhi (prescrizioni), ci\u00f2 che deve essere fatto,<\/p>\n<p>b)\tnisheda (divieti), ci\u00f2 che non deve essere fatto,<\/p>\n<p>c)\tmantra (formule), necessarie allo svolgimento di qualsiasi cerimonia,<\/p>\n<p>d)\tnamadheya (nomi), di un particolare oggetto<\/p>\n<p>e)\tarthavada, spiegazione di tutti gli altri quattro.<\/p>\n<p>I mimamsaka dell\u2019epoca cercano di studiare i Veda in modo razionale, scientifico e architettano un modello che poi sarebbe stato utilizzato dai loro successori. La veridicit\u00e0 di ogni conclusione deve essere verificata passando attraverso un metodo dialetticamente molto preciso, diviso in cinque livelli:<\/p>\n<p>1.\tvishaya, tesi, o oggetto dell\u2019affermazione, momento nel quale viene dichiarato ci\u00f2 di cui si vuole trattare,<\/p>\n<p>2.\tsamshaya, dubbio, nel quale si esprimono delle perplessit\u00e0 sulla dichiarazione in questione,<\/p>\n<p>3.\tpurvapaksha, opinione contraria, nella quale si espongono tutti gli argomenti contrari alla proposizione originale,<\/p>\n<p>4.\tsiddhanta, opinione definitiva, per la quale, dopo aver considerato e soppesato tutti i pro e i contro, si giunge alla definizione della tesi definita corretta,<\/p>\n<p>5.\tsangati, relazione con altri passi del testo, nel quale si verifica che il siddhanta non sia contrario a ci\u00f2 che \u00e8 stato concluso nello stesso libro o negli altri testi accettati come rivelazione perfetta.<br \/>\nFacciamo un esempio: Dio esiste (vishaya, affermazione). Ma perch\u00e9 esiste? Ci sono tante ragioni per la sua esistenza, come per la<\/p>\n<p>71<\/p>\n<p>sua non-esistenza (samshaya, dubbio). No, secondo noi non esiste perch\u00e9 non lo vediamo e per tante altre ragioni (purva-paksha, opinione contraria). In realt\u00e0 Dio esiste perch\u00e9 la creazione \u00e8 logica e perch\u00e9 senza un Dio personale nulla avrebbe dovuto avere senso (siddhanta, opinione definitiva). E ci\u00f2 \u00e8 sostenuto dalle scritture rivelate, dai saggi autentici e da numerose altre fonti di rivelazione degna di fede (sangati, relazione con altri testi).<\/p>\n<p>Ai mimamsa viene perci\u00f2 attribuito il merito di aver progettato un sistema di indagine filosofica e di insegnamento cos\u00ec valido da essere usato come base per i pi\u00f9 disparati tipi di ricerca scientifica. Ma, per essere esatti, tutto questo non pu\u00f2 essere attribuito al Mimamsa, inteso come movimento messo in moto da Jaimini, quanto ai Veda stessi, che gi\u00e0 da tempo prevedono un simile sistema di indagine.<\/p>\n<p>Lo scopo del Mimamsa-sutra non \u00e8 di promuovere alcun modello dottrinale. Nella logica dei vari Darshana ha una funzione precisa, che \u00e8 quella di determinare i doveri religiosi (dharma) delle varie classi sociali.<\/p>\n<p>Ma appena il Mimamsa si organizza come un vero e proprio movimento di pensiero, e soprattutto quando autori come Prabhakara e Kumarila mettono le mani sul Mimamsa-sutra e scrivono i loro commentari, inizia un processo di allontanamento dal vedanta (cio\u00e8 dalle corrette conclusioni dei Veda). E cominciano ad occuparsi anche di questioni filosofiche, religiose e linguistiche.<\/p>\n<p>Ma cosa dicono i mimamsa? I Veda sono eterni e la loro autorit\u00e0 nel campo del sapere \u00e8 massima e indiscutibile. Questa conoscenza non ha origini umane: infatti non esiste un autore che l\u2019abbia progettata. Vyasa non ha inventato i Veda, ma li ha organizzati e suddivisi in modo tale da renderli comprensibili a tutti. Ma la scienza vedica preesisteva; in realt\u00e0 ha organizzato una saggezza che non ha inizi nel tempo. L\u2019autore vero \u00e8 un imprecisato Essere Divino e quindi nessuno tanto quanto i Veda \u00e8 in grado di conferire un sapere privo di difetti o limitazioni di ogni genere.<\/p>\n<p>Gli altri strumenti di conoscenza sono la percezione sensoriale (difettosa per limiti umani), la deduzione (che subisce le stesse<\/p>\n<p>72<\/p>\n<p>limitazioni con la maggiorazione della convinzioni personali che si frappongono fra lo studente e la sorgente di conoscenza), l\u2019argomentazione analogica (cio\u00e8 il sistema di accertare una conclusione grazie alle analogie), le ipotesi assiomatiche (cio\u00e8 il voler giungere a qualcosa partendo da una convinzione di partenza) e le osservazioni negative (vale a dire giungere a un sapere positivo passando attraverso l\u2019analisi di ci\u00f2 che non \u00e8 reale). Tutti questi hanno valore solo se giungono alle stesse conclusioni insegnate nei Veda.<\/p>\n<p>La teoria dell\u2019eternit\u00e0 dei Veda si fonda su tre principi:<\/p>\n<p>1.\tLa parola, anzi ogni suono, \u00e8 eterno; sempre latente, quando<\/p>\n<p>\u00e8\tpronunciata non viene creata dal nulla ma semplicemente trasferita da uno stato potenziale a uno di piena manifestazione.<\/p>\n<p>2.\tFra le parole e ci\u00f2 che esse indicano esiste un legame privo di origini, che non \u00e8 creato da nessun uomo.<\/p>\n<p>3.\tLe parole non designano nulla di particolare, ma vogliono riferirsi a una specie. E\u2019 dunque qualcosa di trascendentale che sta accanto alle cose e che si manifesta in esse.<\/p>\n<p>Per i mimamsaka questo mondo \u00e8 popolato da anime individuali, le quali agiscono in modo diversificato. Nel caso che non osservino i dettami vedici, queste si caricano di karma negativo, che consiste di un meccanismo automatico, senza che ci sia la necessit\u00e0 dell\u2019opera di un Dio personale. Per questa ragione, in fondo, non c\u2019\u00e8 bisogno di pregare o di adorare nessuno. Ci\u00f2 che risulta necessario \u00e8 agire nel giusto modo. Chi si perfeziona nei propri doveri (che variano secondo la propria posizione sociale e secondo il momento della propria vita religiosa) ottiene le gioie dei pianeti celestiali. Dunque il karma \u00e8 la legge eterna e suprema. Il mondo va avanti anche senza l\u2019intervento di un Dio.<\/p>\n<p>Si prende poi in esame il problema della completa liberazione dal samsara, cio\u00e8 del rifiuto totale dell\u2019esistenza materiale. Per ottenere questo stadio di perfezione si devono evitare le pratishiddha (azione vietata perch\u00e9 peccaminose) e le kamya-karma (le azioni tese al proprio esclusivo interesse personale). Certamente al giusto modo di agire insegnato nei Veda si dava ancora la massima importanza. Per il peso che davano agli atti virtuosi, i mimamsaka<\/p>\n<p>73<\/p>\n<p>vennero anche conosciuti come Karma-mimamsi.<\/p>\n<p>Ma in cosa consiste questa liberazione? La risposta \u00e8 ancora alquanto astratta e poco chiara. Viene intesa come uno stato di spiritualit\u00e0 in cui i fruitori sono privi di personalit\u00e0, immersi in una dimensione dove non esiste la dualit\u00e0 del piacere e del dolore.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile dire quanto di tutto questo possa essere attribuito a Jaimini, quanto ai propri diretti discepoli o quanto invece sia stata opera dei pensatori mimamsaka successivi, come appunto Kumarila e Prabhakara. E\u2019 certo comunque che un distinguo va fatto. Le comunit\u00e0 vedantiste ancora oggi considerano il Mimamsa originale come una scienza necessaria a regolare le ritualit\u00e0 e i doveri sociali, tutte cose importanti per la pace sociale e la purificazione della mente e dell\u2019anima. Coloro che non sono pronti a percorrere immediatamente il sentiero della spiritualit\u00e0 e dell\u2019amore divino (la bhakti) possono cos\u00ec purificarsi con gradualit\u00e0. Ma essi dicono anche che le Upanishad (Uttara-mimamsa) sono superiori al Mimamsa originale, in quanto affrontano direttamente il tema della liberazione ultima. Questi sostengono che \u00e8 necessario comprendere la differenza di valori assoluti che passa tra l\u2019Uttara- mimamsa e il Purva-mimamsa.<\/p>\n<p>Le conclusioni filosofiche del Karma-mimamsa pi\u00f9 moderno, invece, sono sempre state avversate e fatte oggetto di aspre critiche che si protraggono fino ai giorni nostri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I darshana: il Mimamsa 1) prime considerazioni Per millenni gli appartenenti alla classe brahmanica hanno studiato, insegnato e applicato le sacre leggi contenute nei Veda. 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