{"id":34204,"date":"2020-01-19T00:10:41","date_gmt":"2020-01-19T05:10:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=34204"},"modified":"2022-01-19T00:12:02","modified_gmt":"2022-01-19T05:12:02","slug":"filosofie-dellindia-i-darshana-il-sankhya","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-i-darshana-il-sankhya\/","title":{"rendered":"Filosofie dell&#8217;India &#8211; I darshana: il Sankhya"},"content":{"rendered":"<p>1) introduzione<\/p>\n<p>La parola Sankhya significa letteralmente \u201cnumero\u201d: dunque sta ad indicare una dottrina basata sull\u2019enumerazione e sull\u2019analisi. Pi\u00f9 ampiamente, il sistema Sankhya potrebbe essere definito come quel sistema che intende accostarsi alla Realt\u00e0 Ultima mediante un\u2019enumerazione esatta e onnicomprensiva dei suoi principi costitutivi (tattva). Perci\u00f2 \u00e8 una descrizione completa della creazione e dei suoi meccanismi.<\/p>\n<p>La tradizione scritta e orale vuole che i rappresentanti autentici della dottrina filosofico-scientifica Sankhya siano i tre saggi figli di Brahma (Sanaka, Sanandana e Sanatana Kumara) e il saggio Kapila (il figlio di Kardama e Devahuti), il quale la insegn\u00f2 ad Asuri, il quale a sua volta lo trasmise a Pancashikha. La settima autorit\u00e0 Sankhya sarebbe il saggio Vodhu, del quale non si sa praticamente nulla.<\/p>\n<p>Tra questi, il pi\u00f9 celebre \u00e8 senz\u2019altro Kapila. La tradizione insegna che una filosofia fondata sull\u2019analisi sistematica fu impartita molti milioni di anni fa dal Rishi Kapila a sua madre Devahuti. A chi sostiene che il saggio e il suo insegnamento non possono essere tanto antichi, diciamo che l\u2019unica fonte di informazioni a riguardo di ci\u00f2 sono le Scritture stesse, senza le quali non avremmo neanche saputo dell\u2019esistenza di questi personaggi e delle loro filosofie. Sono le stesse Scritture che ci danno un\u2019idea del periodo della loro nascita. Cos\u00ec i Purana affermano che Kapila apparve addirittura durante lo Svayambhuva Manvantara.<\/p>\n<p>Del Sankhya inteso come un sistema filosofico preciso si trovano chiari riferimenti anche nei Veda pi\u00f9 vetusti, come il Rig Veda. Dunque non possiamo certo far risalire gli albori del Sankhya a un\u2019epoca seguente la nascita del Cristo.<\/p>\n<p>Molti Purana (come il Brahmanda Purana, il Vayu Purana e il Bhagavata Purana) e grandi autorit\u00e0 in materia parlano di Kapila<\/p>\n<p>54<\/p>\n<p>come di un Vishnu avatara, un\u2019incarnazione divina. Non solo, ma troviamo l\u2019intera storia della sua nascita, della sua vita e dei suoi insegnamenti nel Terzo Canto dello Shrimad-Bhagavatam, anch\u2019esso posto per iscritto ben cinquemila anni orsono. Nello stesso Purana troviamo anche altre storie che riguardano Kapila. Inoltre, la figura del saggio appare sovente anche nel Maha-bharata.<\/p>\n<p>Sembra che il Rishi abbia scritto due libri, il Sankhya-pravacana e il Tattvasamasa, ma di essi non c\u2019\u00e8 menzione nelle Scritture antiche; tutto ci\u00f2 viene affermato solo nelle tradizioni che dicono di appartenere alla sua dinastia spirituale.<\/p>\n<p>Nipote di Brahma e figlio di Kardama Muni e di Devahuti, Kapila parla per la prima volta la filosofia immortale del Sankhya a sua madre; un sistema, come gi\u00e0 detto, che si basa sull\u2019analisi metodica della natura materiale, in secondo luogo dell\u2019energia spirituale e di un susseguente confronto delle qualit\u00e0 opposte delle due realt\u00e0.<\/p>\n<p>La confusione sul Sankhya nacque molto tempo dopo, quando venne progettato un sistema di \u201ctipo analitico\u201d simile al precedente e che fu chiamato allo stesso modo, Sankhya per l\u2019appunto. Gli autori furono Ishvarakrishna e Kapila (ovviamente un omonimo dell\u2019antico saggio).<\/p>\n<p>La differenze fra le due filosofie \u00e8 nettissima: la prima \u00e8 di natura teistica, accettata da tutti gli studiosi Vaishnava, mentre l\u2019altra \u00e8, come vedremo, fondamentalmente ateistica e materialistica.<\/p>\n<p>Storicamente la contrapposizione dei due sistemi ha sempre caratterizzato le vicende di questo sistema. I punti di convergenza e di divergenza diventeranno chiari nel corso della nostra esposizione.<\/p>\n<p>2) il Sankhya dell\u2019avatara Kapila<\/p>\n<p>2a) Cenni storici e introduzione<\/p>\n<p>Noi conosciamo il Sankhya principalmente grazie alla Bhagavata Purana (Terzo Canto), dove si narra, con dovizia di particolari, il sacro dialogo svoltosi fra Kapila Muni e la madre Devahuti. Quando la virtuosa donna viene abbandonata dal marito Kardama che aveva<\/p>\n<p>55<\/p>\n<p>scelto la strada della rinuncia ed era andato nella foresta per svolgere discipline ascetiche lei, addolorata per il fatto di essere rimasta sola, si rivolge al figlio per una consolazione che potesse darle sollievo dalle sue pene.<\/p>\n<p>Nasce cos\u00ec un sistema di origini divine che ha lo scopo di diffondere la conoscenza trascendentale nella societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>2b) la filosofia<\/p>\n<p>Rispondendo alle domande di Devahuti, Kapila esordisce dicendo che il pi\u00f9 alto sistema di Yoga \u00e8 quello che insegna la verit\u00e0 a riguardo del Signore (Paramatma) e dell\u2019anima individuale (jivatma), e che d\u00e0 beneficio vero e conclusivo a tutti quegli esseri viventi che soffrono vittime dell\u2019illusione. Una qualit\u00e0 aggiuntiva deve essere quella di provocare il distacco sia dalle pene che dalle felicit\u00e0 del mondo materiale. Egli dice a sua madre di ascoltare con attenzione quell\u2019antichissima saggezza, un sistema Yoga che non ha inizi nel tempo e che in precedenza aveva gi\u00e0 enunciato a grandi saggi, dei quali non specifica l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Inizia dando una definizione della vita condizionata. Quella situazione in cui la coscienza dell\u2019entit\u00e0 vivente \u00e8 attratta ai \u201ctre modi\u201d della natura materiale \u00e8 chiamata, per l\u2019appunto, vita condizionata. E la liberazione da questa falsit\u00e0 consiste nell\u2019attaccamento alla Suprema Personalit\u00e0 di Dio e si ottiene nel momento in cui si diventa completamente privi di ogni impurit\u00e0 causate della lussuria e dalle avidit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi sentimenti negativi vengono prodotti dalla falsa identificazione col corpo. Quando si eliminano le concezioni errate per cui \u201cl\u2019io\u201d \u00e8 il corpo e tutto ci\u00f2 che lo riguarda \u00e8 \u201cil mio\u201d, la mente si purifica. In quella condizione si trascende lo stadio delle cosiddette felicit\u00e0 e sofferenza materiali.<\/p>\n<p>A quel tempo l\u2019anima si vede nella giusta prospettiva, cio\u00e8 nelle vesti di un\u2019entit\u00e0 trascendentale, mai frammentata e, sebbene molto minuta in grandezza, in nessun momento \u00e8 soggetta alle tenebre dell\u2019ignoranza. In quella posizione di realizzazione del s\u00e9, grazie alla pratica del servizio devozionale (che prevede la rinuncia al<\/p>\n<p>56<\/p>\n<p>godimento dei sensi) lo yogi diventa indifferente a ogni illusione e l\u2019influenza della materia agisce su di lui con incisivit\u00e0 sempre decrescente.<\/p>\n<p>Kapila adesso ribadisce forse con maggiore forza di altri il modo di ottenere la perfezione, quando afferma che nessuno, per quanto potente possa essere, \u00e8 in grado di realizzarsi pienamente a meno che si impegni nella pratica del servizio devozionale alla Suprema Personalit\u00e0 di Dio. Dunque Sri Kapila pone enfasi sulla bhakti in modo molto vigoroso.<\/p>\n<p>Ogni uomo istruito sa bene che l\u2019attaccamento per le cose materiali \u00e8 la pi\u00f9 grande prigionia dell\u2019anima spirituale, ma dovrebbe anche sapere che ci\u00f2 che deve essere cambiato non \u00e8 l\u2019attaccamento in s\u00e9, ma l\u2019oggetto a cui si rivolge l\u2019attenzione. Infatti quello stesso attaccamento applicato a un soggetto di natura trascendentale apre le porte del mondo spirituale.<\/p>\n<p>Per esempio, si dovrebbe sviluppare amore per quegli esseri che hanno gi\u00e0 ottenuto la liberazione. Chi sono queste persone? I sintomi grazie ai quali possiamo riconoscere questi sadhu (persone sante) sono numerosi, ma i principali sono il distacco dalle cose terrene e l\u2019intenso amore per Dio, che li porta a essere sempre impegnati a servirLo. E per questo servizio il bhakta rinuncia a ogni altra relazione, quale quella che lo lega alle famiglia o agli amici. In compagnia di tali puri devoti, le discussioni dei passatempi e<\/p>\n<p>di tutte le altre attivit\u00e0 della Suprema Personalit\u00e0 di Dio risultano estremamente piacevoli per l\u2019orecchio e per il cuore. E la conoscenza spirituale penetra all\u2019interno del fortunato cuore, che gradualmente avanza lungo il sentiero della liberazione.<\/p>\n<p>Eventualmente il praticante si libera dai desideri degli oggetti materiali, anzi comincia a sentirne disgusto e la sua attenzione nei confronti di Dio diviene totale. Solo allora comincia la vera devozione e il servizio devozionale che ne consegue.<\/p>\n<p>Questo Sankhya-yoga (o Coscienza di Krishna) \u00e8 il processo pi\u00f9 semplice ed efficace che esista. Se rifiutiamo di coinvolgerci nelle logiche depravate dei modi della natura materiale e vediamo crescere in noi la conoscenza e il piacere della rinuncia, e se ci aiutiamo con la pratica dello Yoga, che facilita la concentrazione, noi, i praticanti,<\/p>\n<p>57<\/p>\n<p>in questa stessa vita possiamo ottenere la visione perfetta.<\/p>\n<p>A questo punto Devahuti chiede ragguagli sulla pratica del<\/p>\n<p>Bhakti-yoga, che \u00e8 un altro nome che designa il Sankhya-yoga.<\/p>\n<p>Come deve praticarlo? E come deve integrarlo con le discipline dello<\/p>\n<p>Yoga mistico?<\/p>\n<p>Kapila risponde dando delucidazioni sul sistema Sankhya, nel quale si sottolinea l\u2019importanza dell\u2019uso di ogni parte di s\u00e9 stessi. E\u2019 una combinazione di discipline yogiche, di esercizi intellettuali, di servizio devozionale. Poi il saggio precisa che tale saggezza \u00e8 stata gi\u00e0 tramandata in questo mondo attraverso il sistema parampara (tradizione nella quale la conoscenza discende da maestro a discepolo).<\/p>\n<p>L\u2019inclinazione naturale dei sensi \u00e8 di agire secondo le direzioni delle ingiunzioni vediche, e quella della mente \u00e8 di servire gli interessi dell\u2019anima, cio\u00e8 del proprio s\u00e9. Quando queste funzioni naturali sono impiegate nel servizio di devozione (del tipo puro, cio\u00e8 privo di motivazioni personali), questo stadio \u00e8 persino migliore della Salvezza, meglio cio\u00e8 di abbandonare il mondo materiale per raggiungere Vaikuntha. Di per s\u00e9, per propria potenza intrinseca, la bhakti pu\u00f2 dissolvere il corpo sottile dell\u2019entit\u00e0 vivente il quale, con le sue chimere di felicit\u00e0, la tiene prigioniera. Questo risultato pu\u00f2 essere conseguito anche senza sforzi separati, senza nessun\u2019altra pratica aggiuntiva.<\/p>\n<p>Ma si deve stare attenti a non cadere nelle trappole micidiali di Maya: mai si deve desiderare di diventare un tutt\u2019uno con Dio; bisogna sempre essere coscienti della Sua natura suprema.<\/p>\n<p>Assorti in questa coscienza spirituale, i bhakta perdono completamente ogni connessione con l\u2019esterno. Non si devono desiderare le gioie dei pianeti celestiali, n\u00e9 i poteri mistici che si ottengono con la pratica dell\u2019ashtanga-yoga e neanche voler andare a godere delle gioie del regno di Narayana. Abbandonata ogni altra aspirazione, il devoto si trasferisce nella dimensione che \u00e8 al di l\u00e0 della nascita e della morte. Solo allora si \u00e8 protetti da ogni pericolo.<\/p>\n<p>Poi Kapila Muni sottolinea ancora una volta che il servizio devozionale \u00e8 il solo mezzo che consenta di ottenere la perfezione finale della vita.<\/p>\n<p>58<\/p>\n<p>Ora Kapila procede a descrivere le differenti categorie della Verit\u00e0 Assoluta, premettendo che solo conoscendole \u00e8 possibile liberarsi dalle influenze diaboliche della natura materiale. La conoscenza perfetta \u00e8 in s\u00e9 la Perfezione Ultima, in quanto ha il potere di tagliare i nodi dell\u2019attaccamento alle cose del mondo materiale.<\/p>\n<p>Inizia col descrivere le caratteristiche della Suprema Personalit\u00e0 di Dio, definendolo come una Persona Suprema e dotato di ogni qualit\u00e0 trascendentale.<\/p>\n<p>Per una esibizione di esuberanza interiore, questa Persona Suprema manifesta l\u2019energia materiale sottile, nella quale ci sono le tre influenze della natura materiale. Questi guna sono divisi in tre sezioni ed \u00e8 grazie alla loro potenza che la natura materiale \u00e8 in grado di creare la diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Le anime spirituali che scendono in questa dimensione sono confuse dalla energia illusoria, la quale ha proprio questa funzione, cio\u00e8 quella di velare il vero stato delle cose; in altre parole, promuove la falso e copre il vero. Confusa e dimentica, colei che originalmente era un\u2019entit\u00e0 trascendentale, giunge ad accettare<\/p>\n<p>la natura (materiale) come il campo delle proprie attivit\u00e0 e di conseguenza si considera l\u2019autrice delle proprie azioni.<\/p>\n<p>La causa prima delle vita condizionata \u00e8 la coscienza materiale, cio\u00e8 la convinzione di essere parte dell\u2019energia esterna; non appena si sente accettata, questa impone alle jiva i suoi condizionamenti.<\/p>\n<p>E le malcapitate iniziano a diventare coinvolte in una situazione di incubo.<\/p>\n<p>Dunque il campo d\u2019azione (il mondo) e il veicolo adatto ad agire al suo interno (il corpo) vengono provveduti dalla natura materiale (prakriti), mentre tutti quegli atti che richiedono una presenza soggettiva (come le sensazioni di felicit\u00e0 e sofferenza) non possono che provenire dall\u2019anima spirituale stessa.<\/p>\n<p>A questo punto Devahuti chiede al figlio di chiarirle come \u00e8 composta la natura materiale. E Kapila riprende a spiegare.<\/p>\n<p>Inizialmente esiste un\u2019agglomerato energetico \u201cimmanifesto\u201d<\/p>\n<p>59<\/p>\n<p>e indiviso, il quale \u00e8 eterno di natura. Questo viene chiamato pradhana ed \u00e8 la culla degli elementi materiali. Quando si manifesta all\u2019esterno e diventa visibile, \u00e8 chiamato prakriti.<\/p>\n<p>Questa prakriti \u00e8 composta di 24 elementi, che sono cos\u00ec suddivisi: cinque elementi grossolani, cinque elementi sottili, quattro sensi interni, cinque sensi per ottenere conoscenza e cinque organi interni di azione. Questi esistono in forma latente anche nel pradhana.<\/p>\n<p>I cinque elementi grossolani (maha-bhuta) sono: terra, acqua, fuoco, aria ed etere. I cinque elementi sottili (tanmatra) sono: l\u2019olfatto, il gusto, il colore, il tatto e il suono. I sensi per ottenere conoscenza (jnana-indriya) sono: il senso dell\u2019ascolto, il senso del tatto, il senso della vista, il senso del gusto e il senso dell\u2019olfatto. Gli organi dell\u2019azione (karma-indriya) sono cinque, e sono: l\u2019organo della parola, le mani, i piedi, gli organi generativi e gli organi di escrezione.<\/p>\n<p>Deve essere aggiunto che lo strato materiale sottile \u00e8 composto da quattro elementi, che sono: la mente, l\u2019intelligenza, l\u2019ego e la coscienza contaminata. In realt\u00e0 non si tratta proprio di quattro elementi distinti, cio\u00e8 non si tratta di entit\u00e0 separate, ma di uno stesso elemento che compie differenti funzioni e che possiede caratteristiche varianti.<\/p>\n<p>Tutti questi sono considerati Brahman con qualit\u00e0 (saguna-brahman); in altre parole, l\u2019aspetto materiale del Signore Supremo.<br \/>\nPoi Kapila aggiunge una venticinquesima entit\u00e0, che \u00e8 l\u2019elemento mescolatore, cio\u00e8 il Tempo (Kala). Questo \u00e8 considerato una componente fondamentale, in quanto \u00e8 detto che la presenza del Purusha si nota proprio dal fattore Tempo, la cui funzione, tra le altre, consiste nel generare la paura della morte in chi sia vittima del falso ego (ahankara). E\u2019 lui, Kala, che agita la natura neutrale non manifesta e fa s\u00ec che la creazione possa cominciare.<\/p>\n<p>Il Signore, il Dio Supremo, \u00e8 presente nel creato in un duplice modo: all\u2019interno del cuore delle entit\u00e0 vivente e degli atomi della materia \u00e8 Paramatma, mentre all\u2019esterno \u00e8 il Tempo distruttore. Con questi Egli aggiusta tutti i differenti aspetti del creato.<\/p>\n<p>Nel momento in cui la Suprema Personalit\u00e0 di Dio, grazie<\/p>\n<p>60<\/p>\n<p>alla Sua potenza interna, impregna la prakriti, ecco che la natura materiale fa sbocciare la somma totale dell\u2019\u201dintelligenza cosmica\u201d, conosciuta come Hiranmaya (mahat-tattva, cio\u00e8 la differenziazione degli elementi materiali). In altre parole, a quel punto gli elementi si differenziano e sono quindi pronti per l\u2019uso creativo. Questo meccanismo scatta quando la natura \u00e8 agitata dall\u2019arrivo delle anime condizionate. Dopo essersi variegato, lo sfolgorante mahat-tattva, che in s\u00e9 contiene tutti gli universi, si manifesta.<\/p>\n<p>Il \u201cmodo\u201d della pura virt\u00f9 (vasudeva), \u00e8 il primo a manifestarsi, proprio perch\u00e9 \u00e8 la qualit\u00e0 divina necessaria a ogni forma di vita. Al contrario di quella contaminata, la pura coscienza \u00e8 chiara, dolce e limpida.<\/p>\n<p>La creazione \u00e8 stata concepita per le anime condizionate, le quali devono perci\u00f2 necessariamente essere dotate di ego materiale, che scaturisce dall\u2019azione di maya, l\u2019energia illusoria. Questo \u201cego falsato\u201d (ahankara) \u00e8 dotato di un potere attivo che pu\u00f2 essere di tre generi: virtuoso (sattva), passionevole (rajas) e ignorante (tamas). Tutta la variet\u00e0 della quale siamo testimoni si evolve da questi tre tipi di \u201cmodi di essere\u201d delle persone e degli oggetti. Il falso ego e i tre guna dunque caratterizzano l\u2019intera creazione materiale.<\/p>\n<p>Dal falso ego caratterizzato della virt\u00f9 si evolve la mente; infatti il desiderio nasce dai pensieri e dalle riflessioni. Dal falso ego della passione nasce l\u2019intelligenza. La funzione di quest\u2019ultima consiste nell\u2019oculato accertamento della natura degli oggetti nel momento in cui questi vengono analizzati e di aiutare i sensi nel loro lavoro. Dal falso ego in ignoranza, quando agitato dall\u2019energia sessuale che proviene dalla Suprema Personalit\u00e0 di Dio, il suono \u00e8 manifestato, e dal suono viene il cielo (cio\u00e8 l\u2019etere) e di conseguenza il senso dell\u2019ascolto.<\/p>\n<p>Non appena gli elementi si sono separati e l\u2019Uovo Cosmico (l\u2019universo \u00e8 a forma ovoidale), la Suprema Personalit\u00e0 di Dio, in una delle sue forme (Garbhodakashayi Vishnu) vi entra dentro e lo divide in sette sistemi planetari. A quel punto appare anche la divinit\u00e0 che presiede alla coscienza (Paramatma). Ora tutto \u00e8 veramente pronto. La creazione pu\u00f2 avere inizio.<\/p>\n<p>Gli yogi meditano su quel Paramatma, che \u00e8 presente nel cuore<\/p>\n<p>61<\/p>\n<p>di ogni entit\u00e0 vivente: infatti questo aspetto divino concede il distacco e l\u2019avanzamento nella conoscenza spirituale.<\/p>\n<p>Chi vuole liberarsi deve trascendere le influenze dei tre guna; non deve sentirsi esuberante di fronte alle cose belle e piacevoli (sattva), n\u00e9 acceso dal fuoco del potere e del senso di poter disporre di cose e persone (rajas), n\u00e9 ammorbato dalla languidezza del buio intellettuale. Non deve subirle, ma trascenderle.<\/p>\n<p>Quando la jiva \u00e8 sotto l\u2019incantesimo della natura materiale e del falso ego, credendo che il corpo sia il proprio s\u00e9, diviene assorta in attivit\u00e0 materiali e si illude di essere la proprietaria di tutto. Per questa ragione trasmigra nelle differenti specie di vita e diventa un uomo, una donna, un Deva, un animale, una pianta, o entra in una qualsiasi delle 8.400.000 diverse forme di vita disponibili in questo universo.<\/p>\n<p>L\u2019anima \u00e8 fatta di energia di natura trascendentale ma, a causa della sua mentalit\u00e0 di voler spadroneggiare su tutto, non riesce<br \/>\na risollevarsi dallo stato di profonda illusione e come risultato sperimenta la sensazione della sofferenza. Questa emozione le \u00e8 del tutto nuova, in quanto la jiva \u00e8 fatta di felicit\u00e0 (ananda).<\/p>\n<p>Grazie alla pratica costante di tutte le discipline che compongono il Sankhya-yoga (chiamato anche Bhakti-yoga), immergendosi completamente (samadhi) dentro i passatempi trascendentali del Signore e meditando sui vari punti del corpo trascendentale di Krishna, si raggiunge la perfezione dell\u2019esistenza: l\u2019eterno rapporto d\u2019amore con il Dio Supremo.<\/p>\n<p>3) il Sankhya ateo<\/p>\n<p>3a) cenni storici e introduzione<\/p>\n<p>I testi canonici di questa seconda tradizione Sankhya sono due: il Sankhya-karika di Ishvarakrishna e il Sankhya-sutra di Kapila.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 un\u2019opera abbastanza breve: \u00e8 costituita di poco pi\u00f9 di settanta versi. Nell\u2019introduzione, l\u2019autore afferma di rifarsi agli insegnamenti di Kapila e nei versi concludenti dice che quel saggio aveva avuto un discepolo di nome Asuri, il quale poi a sua volta<\/p>\n<p>62<\/p>\n<p>avrebbe trasmesso quella conoscenza a Pancashikha. A meno che non si tratti di un caso straordinario di omonimia plurima (l\u2019avatara Kapila aveva avuto discepoli dallo stesso nome), dobbiamo ritenere che Ishvarakrishna si riferisse proprio a lui oppure che la seconda discendenza sia stata costruita di proposito per assomigliare all\u2019altra.<\/p>\n<p>Ma allora verrebbe da chiedersi come mai Ishvarakrishna dichiari la sua appartenenza a una scuola con la quale si trova in un contrasto ideologico tanto netto e dalla quale sarebbe poi stato considerato un eretico.<\/p>\n<p>Ci sono due risposte possibile. La prima che Ishvarakrishna tenti di far risalire il sistema da lui ingegnato al Kapila antico con lo scopo di dargli dignit\u00e0 di sistema classico. Riguardo a questo, la mentalit\u00e0 indiana \u00e8 sempre stata diversa da quella occidentale: da noi l\u2019originalit\u00e0 \u00e8 sempre stata un vanto, mentre in India chi non fosse parte di una sampradaya rispettabile non godeva di grande considerazione. Era il prezzo per essere presi sul serio. La seconda che avesse assunto una missione particolare, cio\u00e8 di giocare la parte dell\u2019eretico per provvedere agli atei una teoria che sostenesse le loro convinzioni. Nella storia della filosofia indiana non sarebbe la prima volta. Tra i nomi pi\u00f9 eclatanti troviamo persino quelli di Buddha e di Shankara.<\/p>\n<p>Sembra comunque certo che Ishvarakrishna non sia l\u2019ideatore di quel sistema Sankhya ateo. Probabilmente \u00e8 stato un ordinatore dalla dubbia fedelt\u00e0 intellettuale di una tradizione orale preesistente.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece Kapila, si ritiene che fosse vissuto nel quindicesimo secolo e che avesse scritto il Sankhya-sutra. C\u2019\u00e8 chi nutre persino dubbi che questo personaggio sia mai esistito. Costoro affermano che qualcuno ha assunto il nome di Kapila e ha codificato gli insegnamenti del Sankhya in forma di sutra per la necessit\u00e0<\/p>\n<p>di conferire al sistema autorit\u00e0 e dignit\u00e0. A quel tempo la dottrina era continuamente attaccata dagli assertori del Sankhya teista, che proclamavano l\u2019estraneit\u00e0 degli avversari alla loro tradizione filosofica. Da l\u00ec il bisogno del Sankhya-sutra, oltre al gi\u00e0 esistente Karika di Ishvarakrishna.<\/p>\n<p>Una prima analisi del Sankhya-karika ci porta subito a notare che gli argomenti trattati possono essere classificati nelle seguenti<\/p>\n<p>63<\/p>\n<p>sezioni: i giusti mezzi per ottenere vera conoscenza, le cause del creato, i tre elementi che costituiscono la natura, l\u2019anima, l\u2019unione anima-natura materiale, l\u2019origine dei principi cosmici e il loro funzionamento, la triplice natura del mondo fenomenico e della definitiva liberazione dell\u2019anima grazie all\u2019opera della materia.<\/p>\n<p>Andiamo ora a vedere questi punti uno per uno.<\/p>\n<p>3b) la dottrina<\/p>\n<p>Ishvarakrishna premette che il desiderio di conoscere nasce dai tormenti causati dalle sofferenza dell\u2019esistenza materiale. Infatti<\/p>\n<p>\u00e8 grazie al sapere che si possono evitare gli errore che nascono dall\u2019ignoranza e accedere cos\u00ec alla Verit\u00e0. Ma subito gli studenti sono avvertiti: solamente questo sistema pu\u00f2 dare la liberazione, e non quelli che sono privi di carattere assoluto e che non risolvono in modo definitivo il problema dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Si comincia subito con la descrizione della prima due sostanze che, secondo il Sankhya-nirishvara (Sankhya-ateo), sono alla radice del creato: cio\u00e8 la natura materiale primordiale (prakriti).<\/p>\n<p>La prima delle sue caratteristiche \u00e8 che non \u00e8 mai prodotta. Dunque \u00e8 eterna. I sette principi che scaturiscono da essa (l\u2019intelligenza, il senso dell\u2019io e i cinque elementi sottili) sono invece prodotti e a loro volta producono degli elementi. I sedici (gruppo composto dai cinque organi di senso, dai cinque organi d\u2019azione, dalla mente e dai cinque organi pensanti) sono soltanto prodotti e non producono null\u2019altro.<\/p>\n<p>La seconda di queste sostanze originali \u00e8 l\u2019anima (purusha). Anch\u2019essa non \u00e8 mai prodotta (dunque \u00e8 eterna), ma a differenza della materia non sarebbe in grado di produrre nulla (in quanto inerte).<\/p>\n<p>Dunque sono due i principi primordiali e supremi: la materia e lo spirito. Questi sono dotati di caratteristiche tra loro diverse.<\/p>\n<p>Torniamo alla prima. Prakriti \u00e8 vista come un\u2019energia eterna e onnipervadente. Eterna perch\u00e9 ci\u00f2 che non ha fine non pu\u00f2 neanche avere un inizio; onnipervadente perch\u00e9 i suoi prodotti si possono osservare ovunque. Infatti nei sutra Sankhya si dice che<\/p>\n<p>64<\/p>\n<p>non \u00e8 possibile osservare prakriti se non deducendone l\u2019esistenza dai suoi prodotti, che sono presenti ovunque. E\u2019 la radice di tutto, la causa primordiale. Non esiste causa al di l\u00e0 di essa, proprio come nell\u2019esempio della radice e dell\u2019albero: la prima \u00e8 la causa dell\u2019albero e non c\u2019\u00e8 un\u2019altra radice che la genera. Tutto viene da lei, ma prakriti non proviene da niente e nessun altro. La sua funzione eterna \u00e8 di produrre tutto ci\u00f2 che noi vediamo nell\u2019universo. Ma questa natura materiale primordiale, priva di intelligenza perch\u00e9 composta di sola materia bruta, \u00e8 la causa del godimento perverso e, solo alla fine, della liberazione di innumerevoli esseri senzienti.<\/p>\n<p>Torniamo a porci la domanda: da cosa possiamo capire senza ombra di dubbi la sua reale esistenza? Solo dai suoi effetti, risponde l\u2019autore. La materia nella sua forma originale \u00e8 scomparsa nella creazione ed \u00e8 rimasta solo quest\u2019ultima. Sebbene la sua natura sia unica (nel senso di non diversificata), possiede molti attributi eterogenei e, attraverso i suoi poteri di modificazione, produce questo mondo fantastico e tutti i suoi fenomeni.<\/p>\n<p>Ora vediamo qual \u00e8 la sua composizione interna.<\/p>\n<p>Agli albori della creazione, prakriti esiste in uno stato di equilibrio interiore dei suoi attributi fondamentali, che vengono chiamati Guna. Questi sono tre: sattva (ritmo), rajas (attivit\u00e0) e tamas (inerzia). La loro natura consiste rispettivamente nel piacere, nel dolore e nell\u2019offuscamento; i Guna servono a illuminare, ad attivare e a limitare. Attraverso le loro interazioni qualitative, la variet\u00e0 \u00e8 creata. Ma ci sono numerose altre caratteristiche. Infatti il sattva \u00e8 leggero e luminoso, il rajas \u00e8 stimolante e mobile, il tamas \u00e8 pesante e opaco.<\/p>\n<p>La parola Guna pu\u00f2 avere accezioni diverse. I filosofi Sankhya attribuiscono al termine il significato di \u201cqualit\u00e0\u201d o \u201ccaratteristica\u201d. La prakriti \u00e8 composta di questi tre ingredienti fondamentali in modo totalmente inscindibile, come il calore \u00e8 la caratteristica fondamentale e inerente del fuoco e da esso non pu\u00f2 mai separarsi: infatti un fuoco che non fosse caldo non sarebbe tale. Prakriti e la mistura armonica dei tre Guna sono la stessa cosa. Ma \u00e8 un punto importante, per cui occorre definirlo con maggiore precisione.<\/p>\n<p>Sattva \u00e8 ritmo, o esistenza stabile, esistenza che si sostiene,<\/p>\n<p>65<\/p>\n<p>o anche la capacit\u00e0 intrinseca di mantenersi secondo un proprio \u201critmo\u201d o \u201cragione\u201d di esistenza. Provoca gioia. Rajas \u00e8 attivit\u00e0, capacit\u00e0 e ragione di muoversi, di trasformarsi, di procedere in direzione di altri stadi di esistenza. Provoca dolore. Tamas \u00e8 inerzia, o stato di non-movimento, prossimo dunque a distruggere le numerose forme che la materia stessa assume. Causa illusione e la confusione pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Ora passiamo a parlare dell\u2019anima. Se non ci fosse quest\u2019ultima, nulla avrebbe senso, in quanto ogni aggregazione esiste sempre<\/p>\n<p>in rapporto a qualcos\u2019altro. Nessun \u201ccomposto\u201d, specifica Ishvarakrishna, pu\u00f2 essere fine a se stesso. Infatti la natura, in quanto priva di vita e interessi, non avrebbe ragione di esistere. Il Purusha<\/p>\n<p>\u00e8 il diretto interessato degli avvenimenti. Egli \u00e8 il soggetto fruitore e tutte le attivit\u00e0 vertono in direzione della sua liberazione. In ogni corpo, dunque, c\u2019\u00e8 un\u2019anima ed essa \u00e8 testimone, libera, indifferente, spettatrice e inattiva.<\/p>\n<p>A causa dell\u2019unione dei due, ci\u00f2 che \u00e8 inconscio (la materia) appare essere cosciente; e ci\u00f2 che \u00e8 indifferente (l\u2019anima) appare essere attiva nelle azioni causate dalle interazioni dei tre elementi costitutivi (Guna). Lo scopo ultimo di questa unione \u00e8 di far capire all\u2019anima la verit\u00e0 della natura materiale e di guadagnare liberazione dalla schiavit\u00f9, che \u00e8 causa di grandi sofferenze.<\/p>\n<p>Il purusha \u00e8 il principio in grado di identificarsi, cio\u00e8 \u00e8 l\u2019unico ente capace di dire \u201cio sono questo\u201d. E\u2019 eterno e mai prodotto; ma egli non produce niente, perch\u00e9 \u00e8 statico e immodificabile. Sempre fermo, immobile nella sua essenza, non pu\u00f2 mai cambiare ci\u00f2 che \u00e8. Privo di attributi, mera coscienza onnipervadente, non si amalgama completamente nei corpi che assume, anche se ne \u00e8 a contatto per lungo tempo. La sua esistenza si deduce dal fatto che questa realt\u00e0 materiale sia stata capace di organizzarsi. Senza la presenza del Purusha, Prakriti non avrebbe mai potuto generare alcunch\u00e9 ed \u00e8 per il suo bene che Prakriti ha manifestato tutto ci\u00f2 che esiste. Infatti, come gi\u00e0 detto in precedenza, un\u2019entit\u00e0 composta (come \u00e8 la materia) pu\u00f2 creare qualcosa solo se c\u2019\u00e8 qualcuno che poi ne beneficia, e mai per s\u00e9 stessa. Egli (il purusha) \u00e8 sempre libero da ogni azione e modificazione e dunque non pu\u00f2 mai essere<\/p>\n<p>66<\/p>\n<p>stato prodotto: \u00e8 un principio eterno. Infatti l\u2019atto di essere creato comporterebbe una modificazione rispetto allo stato iniziale, ma l\u2019anima \u00e8 sempre ferma nel suo essere e non pu\u00f2 mai cambiare. E se il Purusha non pu\u00f2 subire modificazioni, non \u00e8 neanche in grado di passare da uno stato di non-esistenza a uno di esistenza, perch\u00e9 ci\u00f2 mostrerebbe, appunto, la capacit\u00e0 di modificarsi; dunque \u00e8 eterno. Secondo Ishvarakrishna, l\u2019anima non pu\u00f2 agire e non \u00e8 in grado di provare la gioia, in quanto tale qualit\u00e0 non \u00e8 parte della sua natura. Soffrire e godere, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di agire, appartiene a Prakriti e non a Purusha. Ma, dovuto all\u2019illusione che lo imprigiona, l\u2019uomo pensa erroneamente che sia Purusha colui che agisce e che ha il diritto di godere.<\/p>\n<p>Ora, come i Sankhya-nirishvara giudicano il processo conoscitivo? Come giungere a una conoscenza che sia priva di errori? I mezzi autentici e accettati sono solo tre: la percezione sensoriale (come la vista e l\u2019udito), l\u2019inferenza (che \u00e8 la deduzione intellettuale) e la testimonianza degna di fede (come le scritture rivelate e i saggi realizzati). La qualit\u00e0 della conoscenza che scaturisce dipende dall\u2019uso che si fa di questi strumenti. Infatti il saggio mette in guardia i suoi studenti dai problemi che possono generare dall\u2019uso dei mezzi di conoscenza. Infatti, per fare un esempio, afferma di non fidarsi completamente dei sensi e delle capacit\u00e0 intellettive, in quanto limitati e imperfetti.<\/p>\n<p>Passiamo ora ad enumerare i principi che costituiscono la natura nel suo stadio manifestato, cio\u00e8 al momento presente, in cui la natura materiale si \u00e8 totalmente espressa. Non approfondiremo la questione perch\u00e9 ci sono molte similarit\u00e0 col Sankhya teistico, per cui chi<\/p>\n<p>ha letto la prima parte pu\u00f2 trovare superfluo rileggere la completa descrizione dei principi costitutivi della creazione.<\/p>\n<p>Dalla natura (prakriti) viene l\u2019intelletto (buddhi), da cui proviene il senso dell\u2019io (ahankara); poi tutti gli altri elementi. La funzione dell\u2019intelletto \u00e8 quella di accertare come siano veramente le cose, ed<\/p>\n<p>\u00e8 costituito dalla virt\u00f9, dalla conoscenza, dal distacco e dal potere. Queste qualit\u00e0 costituiscono il suo aspetto luminoso (sattvika).<br \/>\nLa mente coordina il funzionamento degli organi di senso, ed \u00e8 essa stessa un organo sensoriale.<\/p>\n<p>67<\/p>\n<p>Segue poi la descrizione degli altri elementi.<\/p>\n<p>Il punto fondamentale del Sankhya ateo, comunque, rimane il fatto che l\u2019unico scopo logico dell\u2019azione \u00e8 l\u2019interesse dell\u2019anima, cio\u00e8 quello di volerla beneficiare. Un qualsiasi organo non pu\u00f2 essere mosso ad agire da null\u2019altro. Tutto \u00e8 incentrato sull\u2019aiutare l\u2019anima a liberarsi dalle catene dell\u2019ignoranza. Grazie all\u2019opera dell\u2019intelligenza diventa possibile determinare la sottile differenza fra natura e anima, tra materia e spirito, e grazie a questa sapienza siamo in grado di liberarci.<\/p>\n<p>L\u2019anima \u00e8 prigioniera dell\u2019idea errata di essere parte della materia, per cui soffre. Tutte le esperienze che subisce si accumulano nel corpo sottile (linga) e causa delle modificazioni, o modi di essere (bhava), che sono quelli che causano una nuova nascita. E lui, il purusha, \u00e8 trascinato nel vortice dell\u2019esistere. Ed \u00e8 sempre per il bene ultimo dell\u2019anima che il corpo sottile, in collaborazione con la natura, assume forme diverse.<\/p>\n<p>In quali corpi \u00e8 possibile andare a vivere? Ishvarakrishna specifica che ci sono tre tipi di corpi: quello degli esseri celesti, che vivono nei pianeti superiori, quello degli uomini, che popolano i pianeti mediani, e quello degli animali. In uno qualsiasi di queste forme viventi, l\u2019anima sperimenta, in diversi gradi e forme, sempre la stessa cosa: la sofferenza. E tutto ci\u00f2 va avanti fino all\u2019estinzione del corpo sottile.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato gi\u00e0 spiegato in precedenza, anche se vediamo gli organi di azione del corpo materiale agire, essi non lo stanno facendo per il proprio vantaggio, ma solo per quello del purusha, dell\u2019anima. Questi \u00e8 il beneficiario di tutto. Ishvarakrishna fa l\u2019esempio del latte, che esiste in modo disinteressato per il benessere del vitello, il quale nulla d\u00e0 al latte stesso, ma cos\u00ec tanto prende.<\/p>\n<p>Cosa succede alla prakriti dopo la liberazione dell\u2019anima? Il filosofo usa l\u2019esempio della danzatrice e del pubblico; alla fine dello spettacolo, lei si ritira e il contatto cessa. Dunque la natura materiale, dopo aver salvato l\u2019anima, smette ogni attivit\u00e0.<\/p>\n<p>In cosa consiste la liberazione? Null\u2019altro che nella presa di coscienza da parte del purusha di essere sempre stato libero, che la prigionia era in realt\u00e0 illusione. E quando egli sar\u00e0 finalmente<\/p>\n<p>68<\/p>\n<p>arrivato ad aver realizzato questa verit\u00e0, avr\u00e0 capito che la conoscenza \u00e8 un \u201cio non sono\u201d, che \u201cnulla \u00e8 mio\u201d e che in realt\u00e0 \u201cnon c\u2019\u00e8 un io\u201d. Questa \u00e8 liberazione perfetta, in quanto definitiva.<\/p>\n<p>E quando anche gli ultimi effetti del karma cessano di agire, al momento della morte ogni attivit\u00e0 si spegne e l\u2019anima perviene all\u2019isolamento liberatore che \u00e8 la Perfezione Ultima e Suprema.<\/p>\n<p>4) un confronto ideologico<\/p>\n<p>In questa sezione non vogliamo sviscerare tutte le ragioni filosofiche che sono alla base della discordia fra i due sistemi, anche perch\u00e9 i punti da discutere sono cos\u00ec tanti da richiedere troppo spazio. Ma crediamo che questi saranno parsi ovvi a tutti i lettori. Ne daremo solo qualche accenno.<\/p>\n<p>Prima di tutto il Sankhya teistico pone un Purusha Supremo e personale all\u2019inizio di tutto; nulla \u00e8 pi\u00f9 importante di stabilire questo punto fondamentale. Di questo il Sankhya-karika non parla affatto, anzi giustifica l\u2019idea per cui la presenza di un Essere Supremo non \u00e8 necessaria. Come se non fosse importante discutere dell\u2019esistenza o meno di un Dio. In secondo luogo l\u2019esistenza e l\u2019azione della prakriti. Nella filosofia Vedanta (ma anche nello stesso sistema Sankhya ateistico) appare chiaro che questa energia sia costituzionalmente priva di vita e di intelligenza. I Sankhya affermano che essa crea in modo indipendente, autonomo. Ma come avrebbe potuto farlo, essendo priva di vita e intelligenza? E visto che nulla che non abbia una vita pu\u00f2 esistere all\u2019infinito, come prakriti si<\/p>\n<p>\u00e8 venuta a creare? E la creazione stessa: come potrebbe un elemento delle qualit\u00e0 di prakriti essere l\u2019unica autrice della manifestazione cosmica? Non da ultima, l\u2019idea di un\u2019anima descritta come inerte e incapace di produrre alcunch\u00e9 deve essere stata un vero orrore per i vedantisti, che vedono nell\u2019energia spirituale l\u2019unico motore di azione del creato. In altre parole, il Sankhya-nirishvara \u00e8 considerato dagli studiosi del Sankhya dell\u2019avatara Kapila come un\u2019aberrazione, un prodotto del materialismo a cui nessuna persona desiderosa di liberazione dalle sofferenze dell\u2019esistenza materiale vorr\u00e0 rivolgersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1) introduzione La parola Sankhya significa letteralmente \u201cnumero\u201d: dunque sta ad indicare una dottrina basata sull\u2019enumerazione e sull\u2019analisi. 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