{"id":34198,"date":"2020-01-19T00:06:51","date_gmt":"2020-01-19T05:06:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=34198"},"modified":"2022-01-19T00:07:30","modified_gmt":"2022-01-19T05:07:30","slug":"filosofie-dellindia-i-darshana-il-vedanta-part-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-i-darshana-il-vedanta-part-2\/","title":{"rendered":"Filosofie dell&#8217;India &#8211; I Darshana: Il Vedanta, part 2"},"content":{"rendered":"<p>3) la Bhagavad-gita (o Gitopanishad)<\/p>\n<p>Questo celebre testo filosofico (700 versi divisi in 18 capitoli), probabilmente il pi\u00f9 conosciuto in India, si ambienta in un campo di battaglia, dove i cugini Pandava e Kurava si fronteggiano. L\u00ec, nel luogo sacro di Kurukshetra, \u00e8 presente anche Krishna, ritenuto una degli avatara pi\u00f9 importanti. I Vaishnava affermano che egli era Dio in persona sceso su questa terra per assolvere a una missione. Il terzogenito di Pandu, Arjuna, rifiuta di combattere, al che Krishna Bhagavan inizia il sacro dialogo.<\/p>\n<p>\u201cIl saggio non si lamenta n\u00e9 per i vivi n\u00e9 per i morti, in quanto sa che l\u2019anima \u00e8 eterna, che non nasce n\u00e9 muore mai. Cos\u00ec come in questa stessa vita l\u2019anima spirituale passa dal corpo di un fanciullo fino a quello di un anziano, in modo analogo al momento della morte passa in un altro corpo: una persona sobria non deve lasciarsi disturbare da questo fenomeno naturale.<\/p>\n<p>\u201cIn questo mondo la sofferenza e il dolore appaiono e scompaiono periodicamente proprio come le stagioni; tali variazioni provengono dalla percezione dei sensi e non hanno realt\u00e0 assoluta. Devi dunque imparare a tollerare senza esserne disturbato. Solo colui che raggiunge questo stadio di imperturbabilit\u00e0 \u00e8 degno della liberazione. Considera, o discendente di Bharata, che ci\u00f2 che pervade il corpo \u00e8 eterno e indistruttibile e che solo il rapporto che lo lega ad esso \u00e8 temporaneo. Combatti, dunque, con animo sereno.<\/p>\n<p>\u201cMa se anche tu credi che l\u2019anima sia parte integrante di questo meccanismo di morti e rinascite, non hai ragione di lamentarti, in quanto la morte non sarebbe altro che un momento come un altro<\/p>\n<p>18<\/p>\n<p>della storia dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>\u201cCombattere \u00e8 un tuo dovere naturale, che hai acquisito al momento della nascita e quindi devi farlo. In caso contrario la gente non creder\u00e0 che tu l\u2019abbia fatto per compassione, ma per paura,<\/p>\n<p>e il tuo nome sar\u00e0 deriso per sempre. Dunque abbandona questa debolezza, alzati e combatti.<\/p>\n<p>\u201cTuttavia, poich\u00e9 credi che le tue azioni sarebbero macchiate dal peccato, ti spiegher\u00f2 come potrai agire pur restando libero dalle conseguenze.<\/p>\n<p>\u201cCi sono uomini che sono attratti dal linguaggio fiorito dei Veda, che raccomandano attivit\u00e0 interessate allo scopo di raggiungere i pianeti celesti o nascite migliori per una vita di gioie e opulenze. Essi sostengono che niente \u00e8 superiore a ci\u00f2. Nelle menti di costoro non pu\u00f2 attecchire la determinazione per il servizio devozionale al Signore Supremo. Ma tu devi ergerti oltre le influenze della natura materiale, trascendere questo mondo, e per ottenere ci\u00f2 devi agire secondo i tuoi doveri prescritti, ma senza pretendere di gioire dei frutti delle tue azioni. La tua perfezione consiste dunque nell\u2019atto stesso e non nell\u2019esito che potr\u00e0 rivelarsi piacevole o meno. Non devi mai essere attaccato al successo o provare repulsione davanti al fallimento, ma fa tutto come servizio disinteressato alla Suprema Personalit\u00e0 di Dio. Avari sono coloro che vogliono godere dei risultati delle loro azioni.<\/p>\n<p>\u201cSe dunque ti comporterai secondo tale coscienza spirituale, in questa stessa vita trascenderai ogni condizionamento, sarai libero dal ciclo delle morti e delle rinascite e raggiungerai lo stadio che \u00e8 al di l\u00e0 di tutte le miserie.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cO Krishna, da quali sintomi si pu\u00f2 riconoscere colui che ha raggiunto la trascendenza?\u201d<\/p>\n<p>Shri Bhagavan rispose: \u201cColui che ha abbandonato ogni desiderio per la gratificazione dei propri sensi, che nascono dalla speculazione della mente, e quando questa, cos\u00ec purificata, trova soddisfazione solo nel s\u00e9, puoi essere certo che \u00e8 situato in pura coscienza trascendentale. E colui che non \u00e8 pi\u00f9 disturbato dalle miserie della vita materialistica, che non gioisce o si lamenta nelle situazioni di felicit\u00e0 o di sofferenza, che \u00e8 libero da attaccamento,<\/p>\n<p>19<\/p>\n<p>paura e rabbia, \u00e8 un saggio dalla mente ferma.<\/p>\n<p>\u201cArjuna, l\u2019attaccamento per le cose di questo mondo si pu\u00f2 vincere solo provando un gusto superiore, altrimenti i sensi, che sono pi\u00f9 impetuosi e inarrestabili del vento, trascineranno nuovamente l\u2019anima condizionata nel pozzo dell\u2019esistenza materiale. E\u2019 attraverso la contemplazione degli oggetti dei sensi che un uomo sviluppa attaccamento per essi, e per tale ragione perde la propria intelligenza. Ma se controlla i sensi servendosi dei principi regolatori della libert\u00e0, pu\u00f2 ottenere la misericordia del Signore, riacquistare la propria intelligenza e raggiungere la vera pace. E al momento della morte pu\u00f2 entrare nel regno di Dio.<\/p>\n<p>\u201cO Arjuna senza peccato, a questo punto ti spiegher\u00f2 meglio perch\u00e9 ti sto esortando a combattere. Non puoi ottenere la perfezione astenendoti dall\u2019espletamento dei tuoi doveri, poich\u00e9 tutti sono forzati ad agire secondo le caratteristiche che la natura materiale<\/p>\n<p>ha imposto loro. In funzione di ci\u00f2 se anche ritirassi i tuoi sensi dall\u2019azione, la mente rimarr\u00e0 comunque sugli oggetti dei sensi, e prima o poi ritorneresti su di loro. Dunque ti dico di agire, ma in spirito di devozione; agisci offrendo le tue azioni a Vishnu, per la sua soddisfazione, e queste non ti legheranno al mondo fenomenico n\u00e9 sarai nel peccato. Persino se tu fossi al di l\u00e0 di questo mondo e fossi gi\u00e0 liberato, dovresti assolvere i tuoi doveri, poich\u00e9 gli altri seguirebbero il tuo esempio e saresti causa di rovina per la societ\u00e0 intera. Devi dunque armonizzare queste due cose, imparando a conoscere bene la differenza tra azione in spirito di devozione e azione motivata da interessi materialistici. Se tu Mi offri tutto ci\u00f2 che fai senza volere nulla in cambio e senza credere che qualcosa ti appartenga, sarai libero da ogni peccato. Dunque, o Arjuna, combatti.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cCos\u2019\u00e8 quell\u2019energia che spinge un uomo a peccare, come se fosse costretto da una forza superiore?\u201d<\/p>\n<p>La Suprema Personalit\u00e0 di Dio rispose: \u201cE\u2019 la lussuria, Arjuna, il nemico che tutto divora. Essa nasce dal contatto con l\u2019influenza della passione e poi si trasforma in collera. Questa lussuria non pu\u00f2 mai essere saziata, brucia come il fuoco ed \u00e8 l\u2019eterno nemico della pura coscienza dell\u2019entit\u00e0 vivente. O Arjuna, impara a controllarla<\/p>\n<p>20<\/p>\n<p>fin dall\u2019inizio, regola i sensi ed elimina questo assassino della conoscenza e della realizzazione spirituale.<\/p>\n<p>\u201cQuesta scienza suprema che ti sto offrendo \u00e8 la stessa che in tempi antichi impartii a Vivasvan. Io ti sto introducendo nei suoi meandri perch\u00e9 sei mio amico e devoto.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cCome puoi aver trasmesso questa conoscenza a Vivasvan, che \u00e8 molto pi\u00f9 anziano di te?\u201d<\/p>\n<p>Shri Bhagavan disse: \u201cNoi abbiamo vissuto molte esistenze, ma mentre Io posso ricordarle tutte, tu non ne sei in grado. Sebbene Io sia il non-nato, di millennio in millennio discendo in questo mondo nella Mia forma trascendentale personale, ogni qualvolta si verifichi un declino nelle pratiche religiose. E chi viene a conoscenza della natura spirituale della Mia apparizione e delle Mie attivit\u00e0 non prender\u00e0 pi\u00f9 nascita in questo mondo materiale.<\/p>\n<p>\u201cOra ricorda le differenze che esistono tra azione e inazione: colui che agisce libero dal desiderio di gratificazione dei sensi \u00e8 un saggio i cui peccati sono stati bruciati dal fuoco della conoscenza perfetta. Egli, sebbene si impegni in numerose attivit\u00e0, in realt\u00e0 non agisce affatto e non si macchia di alcun peccato. Cos\u00ec, pur agendo in svariate maniere, si dirige verso la Meta Suprema. Tutto ci\u00f2 devi impararlo da un maestro spirituale autentico, ponendogli domande e servendolo, e allora, se anche dovessi venire considerato dagli altri il peggiore dei peccatori, in realt\u00e0 grazie a questa conoscenza trascendentale potrai attraversare l\u2019oceano delle miserie materiali.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cO Krishna, prima Tu hai parlato di rinuncia all\u2019azione, poi mi hai raccomandato l\u2019azione devozionale. Puoi dirmi quale delle due \u00e8 la migliore?\u201d<\/p>\n<p>E Shri Krishna disse: \u201cEntrambe conducono alla liberazione, ma di esse l\u2019azione devozionale \u00e8 la migliore, perch\u00e9 comprende anche l\u2019altra; infatti colui che non odia n\u00e9 desidera i frutti del suo lavoro \u00e8 gi\u00e0 rinunciato e sciolto dalle catene della dualit\u00e0. E\u2019 gi\u00e0 completamente liberato. Lo studio analitico del mondo materiale (sankhya-yoga) e il servizio devozionale (karma-yoga) non differiscono affatto tra di loro e conducono allo stesso fine. Rinunciare ad agire senza impegnarti nel servizio devozionale non ti render\u00e0 felice, ed \u00e8 anche pericoloso. Un saggio, sebbene sembri<\/p>\n<p>21<\/p>\n<p>impegnato in normali attivit\u00e0 mondane, in realt\u00e0 le ha gi\u00e0 trascese e vive felicemente persino in questo mondo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDunque il vero rinunciato \u00e8 colui che lavora come se vi fosse obbligato, con la mente distaccata dai frutti della propria azione. Questo \u00e8 vero yoga. Nessuno pu\u00f2 diventare uno yogi a meno che non rinunci al desiderio per la gratificazione dei sensi. Ma devi imparare a controllare la tua mente, o Arjuna, la quale pu\u00f2 essere la tua migliore amica o la tua pi\u00f9 aspra rivale. Controllala, e liberati dai desideri e dal senso di possesso. Meditando su di Me, potrai raggiungere la Mia eterna dimora.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna disse: \u201cO Madhusudana, il metodo di realizzazione che mi hai appena riassunto mi sembra difficile, in quanto la mente \u00e8 troppo instabile e irrequieta, e credo che sia difficile da controllare ancor pi\u00f9 del vento.\u201d<\/p>\n<p>Krishna rispose: \u201cTale impresa \u00e8 sicuramente difficile, o figlio di Kunti, ma diventa possibile se segui una giusta disciplina. In tal caso il successo \u00e8 assicurato.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cCosa succede a colui che inizia il cammino della liberazione e per qualche ragione non raggiunge la meta? viene forse privato di ogni successo e perisce come una nuvola solitaria?\u201d<\/p>\n<p>La Suprema Personalit\u00e0 di Dio rispose: \u201cColui che tenta la via della realizzazione e non conclude il cammino, dopo tanti anni di gioie nei pianeti dove vivono coloro che sono pii rinasce in una famiglia di gente virtuosa, avanzata nella saggezza. E grazie a tale nascita, la sua coscienza divina si risveglia e riprende il cammino interrotto fino ad ottenere successo completo.<\/p>\n<p>\u201cQuesta natura materiale \u00e8 composta di otto elementi, e oltre ad essa esiste un\u2019altra energia, costituita dalle entit\u00e0 viventi che cercano di sfruttare a proprio vantaggio le risorse della materia. E sappi anche che oltre a queste esisto Io, che ne sono l\u2019origine e la dissoluzione, che non vi \u00e8 verit\u00e0 superiore a Me, e che tutto in Me sussiste proprio come le perle di una collana sono tenute insieme dal filo. Io sono l\u2019origine di tutto, o Arjuna, e solo chi si sottomette a Me potr\u00e0 attraversare il vasto e difficile oceano dell\u2019ignoranza.<\/p>\n<p>\u201cMio caro Arjuna, poich\u00e9 tu non sei invidioso di Me, ti impartir\u00f2 la conoscenza pi\u00f9 confidenziale. Questo intero universo \u00e8 pervaso<\/p>\n<p>22<\/p>\n<p>dalla Mia forma non manifestata e tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro. Io sono il Creatore e il Mantenitore di tutto ci\u00f2 che esiste. Alla fine del millennio tutto torna in Me e per Mio volere tutto automaticamente si manifesta ancora per poi essere nuovamente distrutto. Io controllo tutti i fenomeni dell\u2019universo.<\/p>\n<p>\u201cDunque, per liberarti dai legami dell\u2019azione, fai tutto offrendolo in sacrificio a Me. Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, offriMi omaggi; cos\u00ec assorto nella Mia persona sicuramente verrai a Me.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna disse: \u201cTu sei la Suprema Personalit\u00e0 di Dio, il rifugio ultimo, il pi\u00f9 puro, la verit\u00e0 assoluta. Tu sei l\u2019eterna e trascendentale persona suprema, il non-nato, il pi\u00f9 grande. Tutti i saggi pi\u00f9 puri come Narada, Asita, Devala e Vyasa confermano questa verit\u00e0 e ora Tu stesso me l\u2019hai dichiarata. O Krishna, io accetto come verit\u00e0 qualsiasi cosa Tu mi abbia detto. Tu sei il Signore di tutto ci\u00f2 che esiste. Ora, dunque, parlami delle Tue varie forme su cui posso meditare. Descrivimi le Tue potenze infinite.\u201d<\/p>\n<p>E il Signore, per accontentare il Suo intimo amico, le descrisse, poi gli mostr\u00f2 la forma universale. Confuso e sbigottito nel vedere quell\u2019aspetto del Signore, Arjuna lo preg\u00f2 di ritornare alla sua originale forma.<\/p>\n<p>Poi torn\u00f2 a chiedergli: \u201cChi deve essere considerato pi\u00f9 elevato: colui che \u00e8 impegnato correttamente nel Tuo servizio devozionale o colui che adora il Brahman impersonale?\u201d<\/p>\n<p>Shri Bhagavan disse: \u201cColui che fissa la mente sulla Mia forma personale ed \u00e8 sempre impegnato nell\u2019adorarmi con grande fede trascendentale, \u00e8 senz\u2019altro il pi\u00f9 avanzato. Anche chi medita e desidera raggiungere il non manifestato Brahman arriva a Me, ma arduo \u00e8 il suo cammino. Al contrario, libero velocemente dall\u2019oceano di nascite e morti i miei devoti.<\/p>\n<p>\u201cCaro Arjuna, se desideri fissare la tua mente in Me senza mai deviare, allora segui i principi regolatori del bhakti-yoga; in questo modo svilupperai il desiderio di raggiungerMi. Ma se non riesci a fare neanche questo, allora cerca di agire per Me. Se anche questo ti riesce difficile, allora rinuncia ai risultati delle tue attivit\u00e0. E se anche ci\u00f2 ti sembra impraticabile, coltiva la conoscenza trascendentale.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna chiese: \u201cO Hrishikesha, spiegami cosa sono la rinuncia<\/p>\n<p>23<\/p>\n<p>(tyaga) e l\u2019ordine di rinuncia (sannyasa).\u201d<\/p>\n<p>La Suprema Personalit\u00e0 di Dio disse: \u201cLa cessazione di quelle attivit\u00e0 che hanno il solo fine di soddisfare i propri desideri materiali<br \/>\n\u00e8\tci\u00f2 che gli eruditi chiamano ordine di rinuncia. E l\u2019abbandono dei risultati che provengono da esse \u00e8 ci\u00f2 che i saggi chiamano rinuncia (tyaga).<\/p>\n<p>\u201cOgni cosa dovrebbe essere compiuta come se fosse un obbligo, senza attaccamento e senza aspettarsi alcun risultato. Mai devi astenerti dal compiere i tuoi doveri prescritti, poich\u00e9 tale rinuncia<br \/>\n\u00e8\tcondizionata dall\u2019influenza dell\u2019ignoranza. Se agisci in tale coscienza non sei toccato dalle reazioni del peccato.<\/p>\n<p>\u201cSolo attraverso il servizio devozionale puoi realizzarMi cos\u00ec come sono in realt\u00e0, e cio\u00e8 la Suprema Personalit\u00e0 di Dio. E quando sarai in piena coscienza di Me, grazie a tale devozione, entrerai nel Mio regno trascendentale.<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec ti ho parlato degli aspetti pi\u00f9 confidenziali della conoscenza, la quale non dovrebbe essere spiegata a coloro che non siano austeri, o devoti, o che siano vittime dell\u2019invidia. Rifletti su tutto ci\u00f2 che ti ho detto e poi agisci come meglio credi. Abbandona ogni dharma e sottomettiti a Me. Io ti liberer\u00f2 da ogni reazione peccaminosa. Non temere.<\/p>\n<p>\u201cColui che studia questa nostra sacra conversazione Mi venera con la sua intelligenza, e se ascolta con fede e senza invidia si liberer\u00e0 dalle reazioni peccaminose e perverr\u00e0 ai pianeti pi\u00f9 alti.\u201d<\/p>\n<p>Arjuna disse: \u201cO Acyuta, la mia confusione \u00e8 svanita. Grazie alla Tua misericordia, ho riguadagnato la pace e ora sono libero dai dubbi e pronto ad agire secondo le Tue istruzioni.\u201d<\/p>\n<p>3a) temi dominanti della Bhagavad-gita<\/p>\n<p>Come sar\u00e0 apparso lampante, la Bhagavad-gita \u00e8 un vero tesoro di insegnamenti spirituali. Viene ribadita l\u2019idea di un Dio personale, ben specificata la differenza che passa tra la materia e lo spirito, e che l\u2019\u201dio\u201d individuale non \u00e8 parte dell\u2019energia inferiore materiale.<\/p>\n<p>E\u2019 poi approfondita la teoria del karma-yoga, ovverosia delle azioni spirituali. In altre parole, ci sono azioni di diverso tipo; il<\/p>\n<p>24<\/p>\n<p>saggio si impegna in atti spirituali e aborre quelli materiali. Ma anche l\u2019idea della bhakti vera e propria \u00e8 affrontata, e<br \/>\nKrishna insegna come dovrebbe comportarsi un devoto che desideri raggiungere la liberazione.<\/p>\n<p>4) Il Brahma-sutra (o Vedanta-sutra)<\/p>\n<p>Nel corso dei secoli le Upanishad e la Bhagavad-gita hanno subito numerosissime interpretazioni, per la maggior parte infelici, ma crediamo che nessuna scrittura vedica ne abbia avute tante quante il Brahma-sutra, pi\u00f9 comunemente conosciuto come Vedanta-sutra.<\/p>\n<p>Scritto da Badarayana (Vyasa), \u00e8 composto di 558 aforismi divisi in quattro libri, ognuno dei quali suddivisi in altrettante parti. Questi sutra, estremamente ermetici e concisi, sembrano redatti apposta per poter essere ricordati facilmente, ma allo stesso tempo risultano totalmente incomprensibili senza l\u2019aiuto di un maestro e di un valido commento. Anche perch\u00e9 affascinati da tale ermeticit\u00e0, non c\u2019\u00e8 stato un importante maestro indiano che non si sia cimentato nel commentarli; non solo, ma nessuna scuola filosofica veniva considerata seria senza un commento sui Sutra Vedanta.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la teoria del rapporto Brahman-jiva (Dio e anima individuale), negli stessi sutra si afferma che esistono tre teorie diverse rappresentate da altrettanti saggi. Secondo Kashakritsna, essi sono sempre identici; secondo Audulomi, sono differenti fino al raggiungimento della salvezza da parte dell\u2019anima; secondo Ashmaratya, sono diversi in individualit\u00e0 ma identici in qualit\u00e0. Senza dubbio Badarayana concorda con quest\u2019ultimo. Da questi versi possiamo capire che la filosofia Advaita, come altre importanti dottrine, esisteva fin dall\u2019epoca di Vyasa.<\/p>\n<p>Passiamo ora a un riassunto del primo adhyaya (libro), che riguarda la definizione di Brahman.<\/p>\n<p>Lo scopo finale di tutti i testi vedici \u00e8 dare conoscenza dell\u2019Essere Supremo, Brahman. Per questa ragione non c\u2019\u00e8 un conflitto reale tra il Vedanta-sutra e le altre scritture. Come risulter\u00e0<\/p>\n<p>25<\/p>\n<p>chiaro da uno studio attento, ogni contrasto \u00e8 solo apparente, oppure creato da persone che non hanno capito gli insegnamenti dell\u2019autore. Vengono poi descritte le qualit\u00e0 che deve avere chi tenta un\u2019analisi seria dei sutra Vedanta.<\/p>\n<p>Prima di tutto viene definito Brahman e ci\u00f2 che lo distingue dalla jiva (l\u2019anima individuale). Poi la sorgente di conoscenza, dono che non pu\u00f2 essere ottenuto dalla ragione o dallo sforzo intellettivo, bens\u00ec grazie a scritture autorevoli quale il Vedanta-sutra, che \u00e8 un testo di conoscenza teorica.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 uno, e nessuno, anche quando si libera, pu\u00f2 prendere il suo posto o immergersi in Lui. Il mezzo pi\u00f9 semplice e sicuro per ottenere lo stato di liberazione \u00e8 la bhakti.<\/p>\n<p>Ora il secondo adhyaya, dove si vede come il Vedanta-sutra non sia contrario alle dottrine di vera ispirazione vedica, ma alle inutili speculazioni umane.<\/p>\n<p>A riguardo delle teorie che rifiutano l\u2019esistenza o la supremazia di Dio, la teoria sankhya non \u00e8 completamente da rigettare, ma certamente prakriti (la natura materiale) crea sotto il comando di Dio e mai indipendentemente, come invece sostengono certuni. Le scritture sono chiare a riguardo. Ma l\u2019errore non \u00e8 stato commesso da Kapila l\u2019avatara, e cio\u00e8 il figlio di Devahuti, ma da un altro Kapila. Le teorie di quest\u2019ultimo devono essere rifiutate.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come non deve essere accettato lo yoga che si contrappone ai Veda. Secondo i deviati, la jiva \u00e8 onnipervadente, ma questa qualit\u00e0 appartiene solo all\u2019Essere Supremo. Dove mai abbiamo testimoniato tale qualit\u00e0 nell\u2019anima individuale? E la sola perfetta discriminazione tra purusha (lo spirito) e prakriti (la materia) non pu\u00f2 conferire a nessuno la liberazione. I Veda, che sono eterni e infallibili, affermano che Dio \u00e8 la causa del mondo materiale. A chi dice che Dio \u00e8 un Non-Essere, si risponde che \u00e8 illogico credere che un essere tanto composto (il mondo) possa scaturire da un Non-Essere. In qualit\u00e0, anche questo mondo materiale \u00e8 energia divina, ma Egli sceglie di non mischiarsi mai ad esso perch\u00e9 \u00e8 composto di qualit\u00e0 inferiore.<\/p>\n<p>Anche le teorie di Kanada e Gautama vengono discusse e<\/p>\n<p>26<\/p>\n<p>rigettate, in quanto ambedue sostengono che il mondo \u00e8 creato dagli atomi.<\/p>\n<p>Contrariamente a quanto affermano i Mayavadi, l\u2019universo non<\/p>\n<p>\u00e8\tillusorio. La causa \u00e8 reale, e quindi anche i suoi effetti devono esserlo. E tutto questo \u00e8 opera di Dio, in quanto nessuna jiva possiede sufficienti capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche chi afferma che le due entit\u00e0 siano la stessa cosa. Badarayana lo contesta: no, Dio \u00e8 differente dalle jiva, i due sono uguali solo in qualit\u00e0. Ed \u00e8 Lui, il Supremo Brahman, ad aver creato il mondo, come risulta chiaro da una analisi dei fenomeni naturali. Tutto \u00e8 opera Sua, e anche i pi\u00f9 potenti esseri celesti, i Deva, provengono da Lui.<\/p>\n<p>Anche se crea tutti questi universi, Egli non si trasforma negli elementi, ma rimane sempre Lui, cos\u00ec come \u00e8 sempre stato. Egli possiede infiniti poteri, cos\u00ec come possiede infinite shakti (energie). E non \u00e8 privo di corpo, ma possiede dei sensi, bench\u00e9 non siano materiali.<\/p>\n<p>Ora ci si pu\u00f2 chiedere: perch\u00e9 crea questo mondo? La ragione della creazione \u00e8 il divertimento trascendentale del Signore (lila).<br \/>\nPoi Vyasa passa ad analizzare con maggiore profondit\u00e0 la teoria sankhya ateistica (sankhya-nirishvara). L\u2019idea che pradhana (l\u2019insieme primordiale degli elementi materiali) sia la causa operativa e materiale del mondo \u00e8 sbagliata. Pradhana \u00e8 solo materia inerte, ed essendo priva di intelligenza sarebbe in grado di creare solo sotto la direzione di qualche intelligenza. L\u2019esempio del latte che si trasforma in yogurt (addotta come prova logica dai Sankhya) non \u00e8 accettabile. Anche la teoria che Pradhana abbia cominciato ad agire per propria iniziativa deve essere rifiutata, e certamente anche quella per cui essa crei sotto la direzione di qualche jiva. I pensatori sankhya dicono che \u00e8 un cambiamento nell\u2019equilibrio dei tre guna che fa s\u00ec che la materia si evolva, senza spiegare, per\u00f2, cosa conduca a tali variazioni. Le teorie sankhya sono colme di contraddizioni interne.<\/p>\n<p>Vengono poi discusse le teoria dei vaisheshika, quelle buddhiste (in particolar modo le scuole yogacara e madhyamika), la dottrina jaina, il sistema pashupata e le filosofie shakta. Tutte vengono<\/p>\n<p>27<\/p>\n<p>analizzate e confutate dai Vedanta-sutra di Badarayana.<\/p>\n<p>Si procede ad analizzare altri aspetti del rapporto che sussiste fra Brahman, le jiva e gli elementi materiali, tra cui il prana, l\u2019energia vitale che circola nell\u2019universo.<\/p>\n<p>Ora riassumiamo il terzo adhyaya, che tratta principalmente del sadhana, o dei mezzi grazie ai quali \u00e8 possibile raggiungere Brahman.<\/p>\n<p>Quando l\u2019anima abbandona il corpo materiale, viene accompagnata dal suo corpo sottile, e raggiunge i pianeti o le forme di vita che ha meritato. Dopo aver goduto delle ricompense che si ottengono grazie alle attivit\u00e0 pie, \u00e8 costretta a tornare sulla Terra.<\/p>\n<p>Il karma non si esaurisce completamente nei pianeti superiori: una parte resta, e da l\u00ec si ricomincia una nuova serie di vite nelle specie umane.<\/p>\n<p>Ma non tutti vanno sui pianeti celesti. Chi ha agito in modo contrario alle ingiunzioni religiose, si ritrova nel regno di Yamaraja, il Dio della morte, dove riceve una sorta di punizione.<\/p>\n<p>Viene analizzato lo stato di sonno e il mondo dei sogni, che vengono creati da Maya. A riguardo di questi ultimi, non tutti sono privi di significato: certuni sono profetici.<\/p>\n<p>Poi si ritorna sull\u2019argomento delle qualit\u00e0 del Supremo Brahman, e si afferma che, essendo Egli assoluto, il Suo corpo non \u00e8 differente dal Signore stesso. Ma questo corpo non pu\u00f2 essere percepito dai sensi fisici, bens\u00ec da quelli spirituali dei devoti che hanno realizzato la verit\u00e0. E ancora torna la polemica con i Mayavadi, che affermano l\u2019identit\u00e0 del Soggetto Venerato (Dio) con colui che venera (l\u2019anima individuale). L\u2019anima non \u00e8 un riflesso del Supremo, ma una scintilla energetica personale.<\/p>\n<p>Vengono poi discussi gli Ekantin, i devoti che si concentrano sull\u2019adorazione di una forma particolare del Signore. Badarayana consiglia loro di non mescolare attributi che sono propri di forme diverse.<\/p>\n<p>Giungiamo ora all\u2019argomento principale del terzo libro del Brahma-sutra. Il metodo di realizzazione consigliato \u00e8 la meditazione su Brahman. Ma ci sono differenti tipi di pratiche<\/p>\n<p>28<\/p>\n<p>meditative, cos\u00ec come ci sono diversi soggetti su cui concentrare l\u2019attenzione. Uno dei pi\u00f9 efficaci \u00e8 la recitazione costante dei nomi di Hari (Krishna, Rama, Govinda ecc.). Tutte queste discipline vengono sviscerate nei sutra di questo capitolo. Vengono consigliate anche quelle meditazioni che vengono definite negative, come \u201csoham\u201d e altre, sempre che si comprenda che la jiva pu\u00f2 identificarsi nel Supremo solo in un momento di estasi e che mai diventa uguale a Lui.<\/p>\n<p>Quando grazie a queste devozioni il devoto vede il Signore, mukti (la liberazione) \u00e8 ottenuta. Non c\u2019\u00e8 altro mezzo. Le azioni corrette (karma), la conoscenza speculativa (jnana) e le pratiche ascetiche (yoga) non producono direttamente la liberazione.<\/p>\n<p>Un elemento particolarmente indicato per la purificazione \u00e8 il sat-sanga, o la compagnia costante dei trascendentalisti, i quali possono guidare l\u2019aspirante attraverso il difficile sentiero della bhakti (la devozione).<\/p>\n<p>Certamente la conoscenza spirituale (brahma-vidya) \u00e8 ben pi\u00f9 importante del karma (azioni pie), ma si devono sviluppare le qualificazioni necessarie. In questi sutra vengono specificate le qualit\u00e0. Ma la liberazione non segue in modo automatico la conoscenza; in altre parole, la vidya \u00e8 solo uno strumento valido, ma a meno che non si conquisti la misericordia del Signore non \u00e8 possibile trascendere l\u2019impenetrabile oceano dell\u2019ignoranza.<\/p>\n<p>Poi vengono discussi i diversi tipi di devozione e di devoti.<\/p>\n<p>Nel quarto adhyaya si affrontano gli argomenti riguardanti la liberazione (mukti) e i diversi tipi di persone che la conquistano.<br \/>\nSbaglia chi pensa che si debba cessare di adorare il Supremo Vishnu dopo aver ottenuto la liberazione. La bhakti \u00e8 eterna e fa parte del nostro stesso essere.<\/p>\n<p>Si descrivono i diversi modi di abbandonare il corpo, la strada su cui ci si deve incamminare per giungere alle rispettive destinazioni e i momenti pi\u00f9 adatti per affrontare il momento fatale della nostra vita, cio\u00e8 la morte; prima dal punto di vista del jnani, poi dello yogi. Ma Vyasa afferma che per il puro devoto ogni momento \u00e8 buono. E\u2019 il Signore stesso che viene a prelevare il suo fedele bhakta.<\/p>\n<p>29<\/p>\n<p>Ci sono diversi punti di vista a riguardo del tipo di corpo che si acquista dopo la morte, ma l\u2019autore dei Brahma-sutra afferma che il liberato non ottiene un corpo fatto di elementi materiali. Costui diviene onnisciente, ma non onnipotente come affermano certuni. Infatti la potenza di creare o di distruggere gli universi certamente non rientra nei loro poteri. Il liberato rimane sempre in Dio, che \u00e8 il suo supremo oggetto di devozione e conoscenza. E colui che si libera non deve mai tornare in questo mondo di sofferenza.<\/p>\n<p>4a) temi dominanti del Brahma-sutra<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che potremmo dire del Vedanta-sutra sarebbe una ripetizione di quanto detto per le Upanishad e per la Bhagavad- gita, a riprova che tutte fanno parte dello stesso sistema filosofico. Stiamo parlando di un libro di eccezionale importanza, come lo sono gli altri. Consigliamo, tuttavia, a chiunque voglia approfondire il Vedanta di studiare prima gli altri testi.<\/p>\n<p>5) altri scritti<\/p>\n<p>Se nel contesto vedantico le Upanishad, la Bhagavad-gita e il Vedanta-sutra sono probabilmente i libri principali, di sicuro non sono i soli. Devono essere menzionate anche altre scritture di eccezionale importanza, come i Purana, gli Agama, i Tantra, i Dharma-shastra di Manu e di Yajnavalkya (questi ultimi codici di diritto), nonch\u00e9 il Maha-bharata, il Ramayana e moltissime altre che compongono questa antichissima e mirabile tradizione filosofica.<\/p>\n<p>6) L\u2019Advaita-vedanta<\/p>\n<p>6a) la dottrina Mayavada<\/p>\n<p>Come abbiamo visto, il Vedanta antico aveva proclamato la manifestazione materiale come reale, una trasformazione (parinama) dell\u2019energia divina in cosmo. Quest\u2019ultima di importante inferiore rispetto alla daivi-prakriti, ma certamente reale.<\/p>\n<p>Ci sono sempre state delle dottrine che non concordano con<\/p>\n<p>30<\/p>\n<p>questo punto di vista: una \u00e8 la cosiddetta Mayavada, o teoria della illusoriet\u00e0 del creato. Ma vediamo prima cosa s\u2019intende quando si parla di Maya. In molte Upanishad \u00e8 descritto come, per rendere possibile la creazione del mondo, la Persona Originale modifichi la Sua energia spirituale. Il risultato di questa mutazione si chiama Maya ed \u00e8 una potenza di natura inferiore che genera, contrariamente all\u2019altra chiamata Yogamaya, illusione. Tutte le forme che conosciamo nel mondo in cui viviamo vengono ad essere grazie alla forza di questa shakti. Secondo la Mayavada, questa idea \u00e8 errata, e afferma che non soltanto le forme del mondo sono temporanee, ma che addirittura tutto sia un\u2019illusione (Maya), una parvenza di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il fondatore della teoria Mayavada viene indicato in Gaudapada, che espone le sue tesi nel commento alla Mandukya Upanishad.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 le origini di questa teoria sono molte pi\u00f9 antiche. Sri Vyasadeva gi\u00e0 chiama Mayavadi il saggio Ashtavakra, vissuto in ere antichissime.<\/p>\n<p>Chiunque ne sia stato l\u2019autore originale, secondo questa filosofia, tutte le cose sono irreali e non esiste differenza alcuna tra ci\u00f2 che accade nel sogno e ci\u00f2 che succede nello stato di veglia. Il mondo esterno e multiforme viene ad essere null\u2019altro che una ingannevole immaginazione di una persona che non si sia svegliata spiritualmente. Invece chi \u00e8 giunto a un gradino superiore di consapevolezza vede che ogni diversit\u00e0 percepibile fra oggetto e soggetto scompare come nebbia al sole. Tutta la molteplicit\u00e0<\/p>\n<p>\u00e8\tdunque vista come un vivarta, ovverosia una manifestazione apparente di un Essere perennemente immutabile.<br \/>\nPer i Mayavadi non esiste un Dio personale, ma un Ente Supremo che coinvolge tutto ci\u00f2 che esiste, un uno-tutto indifferenziato. Sia l\u2019atma individuale (cio\u00e8 le varie personalit\u00e0), sia ogni altra pluralit\u00e0 soggettiva e oggettiva, non sono altro che una Maya, un\u2019illusione, attraverso la quale il \u201clui\u201d temporaneo immagina qualcosa.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non esiste che un infinito spazio che apparentemente si ripartisce in diversi segmenti, come dei vasi, all\u2019interno dei quali si formano le individualit\u00e0. Ma in questi non ci sono esseri individuali, bens\u00ec c\u2019\u00e8 un Atma (un S\u00e9) unico che pervade lo stesso spazio<\/p>\n<p>31<\/p>\n<p>esistente all\u2019interno del vaso. E come lo spazio cosmico non subisce nessuna variazione qualitativa per via dei vari incidenti che possono accadere ai vasi (come della sporcizia o della rottura di questi recipienti), in modo analogo l\u2019Atma non \u00e8 per nulla soggetto alla sofferenza e alla instabilit\u00e0 dei cosiddetti individui. In questo infinito spirito, che \u00e8 Uno ed Eterno, non subentra mai alcuna scissione fra soggetto e oggetto, non c\u2019\u00e8 passato e futuro, n\u00e9 successione di cause ed effetti, cos\u00ec come non c\u2019\u00e8 migrazione n\u00e9 liberazione dal samsara, ma un beato ed eterno presente.<\/p>\n<p>Ovviamente non \u00e8 sufficiente venire a conoscere la verit\u00e0 per averla realizzata. L\u2019aspirante saggio deve concretizzarla dentro di s\u00e9 in modo pratico e la disciplina che Gaudapada raccomanda \u00e8 la pratica dello yoga. In questo modo egli potr\u00e0 diventare conscio che tutta la pluralit\u00e0 \u00e8 fondata su un errore di giudizio e che, fin dalle origini, il suo vero s\u00e9 non \u00e8 mai stato altro che la luce della conoscenza immota, imperturbabile ed eterna. A questo punto lo yogi torna a capire di essere sempre stato parte integrante di questo Assoluto, e che tutto il resto \u00e8 Maya, illusione.<\/p>\n<p>Per avvalorare le sue tesi fondate sulla dottrina della non-dualit\u00e0, Gaudapada non risparmia citazioni e interpretazioni spesso azzardate delle Upanishad. Qualcuno crede anche di scorgere la presenza di numerose terminologie buddhiste, ma su questo non tutti si trovano d\u2019accordo. In ogni caso, a un\u2019analisi attenta, parr\u00e0 chiaro che le due dottrine hanno molto in comune.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che questa teoria si discosta in modo drammatico da ci\u00f2 che aveva insegnato Badarayana, che invece sosteneva che la trasformazione dell\u2019energia spirituale in quella materiale era realmente avvenuta, e che quindi quest\u2019ultima avesse esistenza oggettiva.<\/p>\n<p>Nella storia della filosofia indiana la Mayavada \u00e8 considerata il primo passo verso l\u2019Advaita-vada diffusa da Shankaracarya.<\/p>\n<p>6b) la vita di Shankara<\/p>\n<p>Shankaracarya (il Maestro Shankara) \u00e8 uno dei filosofi pi\u00f9 celebri della storia indiana. Nasce verso la fine del primo secolo<\/p>\n<p>32<\/p>\n<p>dell\u2019era cristiana, in un paese del sud dell\u2019India chiamato Kaladi. Si sa che i suoi genitori non riuscivano ad avere figli, per cui avevano rivolto delle preghiere a Shiva affinch\u00e9 i loro sforzi sortissero effetti. Il deva rimane cos\u00ec tanto compiaciuto dalla qualit\u00e0 della loro adorazione che non solo accorda ai due una discendenza, ma accetta egli stesso di divenire loro figlio.<\/p>\n<p>Fin dai primissimi anni della sua vita il bambino mostra straordinarie doti intellettuali, tanto che gli viene accordata l\u2019iniziazione all\u2019et\u00e0 di cinque anni. Rimasto senza padre, all\u2019et\u00e0 di otto ha gi\u00e0 guadagnato completa erudizione su tutti i generi di scritture sacre. Pare ovvio che non si tratta di un giovane come gli altri; rifiuta, infatti, di perdere tempo con il gioco e l\u2019unica cosa che lo affascina \u00e8 lo studio delle lingue e della filosofia.<\/p>\n<p>A otto anni, Shankara va alla ricerca di un precettore che lo faccia entrare nell\u2019ordine di rinuncia (sannyasa), e lo trova nella persona di Govinda, un discepolo di Gaudapada. In quel periodo viaggia molto. Poi decide di stabilirsi a Badarika-ashrama, dove rimane fino all\u2019et\u00e0 di dodici anni. In quel luogo santo si sente ispirato a scrivere, e stila numerosi testi, quali un commento sui Vedanta-sutra, su dieci Upanishad e sulla Bhagavad-gita.<\/p>\n<p>Durante tutta la sua vita accetta molti discepoli. Fra questi i pi\u00f9 importanti sono quattro: Padmapada, Sureshvara, Hastamalaka e Trotaka, che diventano i capi dei quattro principali centri da dove vengono organizzate le attivit\u00e0 di predica del loro Movimento. Shankara continua a viaggiare e a predicare ovunque, convertendo la gente alla sua filosofia Advaita e sconfiggendo ripetutamente e su tutti i fronti, le teorie buddhiste. Muore alla giovane et\u00e0 di trentadue anni.<\/p>\n<p>Di questo santo e mistico si raccontano cose straordinarie: i suoi viaggi, i suoi poteri mistici, la sua erudizione sconfinata.<\/p>\n<p>Ma cosa si prefiggeva realmente Shankara? In accordo alle interpretazioni pi\u00f9 affidabili, il suo scopo era duplice: ristabilire l\u2019autorit\u00e0 dei Veda danneggiata dalle teorie buddhiste che, anche grazie all\u2019imperatore Ashoka, si erano diffuse in gran parte dell\u2019India, e di insegnare una filosofia che potesse essere usata dagli atei come strumento per rifiutare l\u2019esistenza di un Dio personale.<\/p>\n<p>33<\/p>\n<p>Per avvalorare questa ultima tesi, vogliamo menzionare il Padma Purana, dove la discesa di Shankara era stata predetta. Rivolgendosi alla moglie Parvati, Shiva afferma che durante l\u2019era di Kali sarebbe disceso sulla Terra per diffondere la diabolica filosofia Mayavada. Sebbene Dio abbia una forma, dice Shiva, io convincer\u00f2 tutti che Egli ne \u00e8 privo, perch\u00e9 quella \u00e8 la necessit\u00e0 del momento storico. A un\u2019attenta analisi della storia della filosofia indiana, appare chiaro che questa teoria del \u201ctutto-illusione\u201d \u00e8 un compromesso con la filosofia buddhista.<\/p>\n<p>6c) l\u2019Advaita-vada di Shankara<\/p>\n<p>Vediamo quali sono i capisaldi della teoria di Shankara.<\/p>\n<p>Per lui esiste soltanto un\u2019unica entit\u00e0 spirituale che si manifesta come plurale per effetto di Maya, un\u2019energia che confonde e d\u00e0 illusione profonda. Questa \u00e8 la conclusione giusta a cui deve giungere chi studia seriamente le Upanisad, la Gita e il Vedanta-sutra. In special modo nel commento a quest\u2019ultimo testo, l\u2019Acarya mette in luce tutti quei passi delle scritture vediche che possano essere intesi in quel senso, attraverso giochi di prestigio interpretativi spesso davvero azzardati. Per quanto riguarda l\u2019analisi delle scritture, in certi casi non ha vita difficile perch\u00e9, tanto per fare un esempio, alcune Upanishad lasciano campo aperto a molte possibilit\u00e0 dal punto di vista decifrativo.<\/p>\n<p>Ma una cosa \u00e8 certa: che in tutti i testi antichi l\u2019esistenza reale di una pluralit\u00e0 non \u00e8 lasciata ad intendere, ma affermata in modo chiaro e ripetuto. Shankara era un brahmana ortodosso e quindi non avrebbe mai potuto negare una verit\u00e0 tanto chiaramente affermata nei Veda, che considerava scritti portatori della Verit\u00e0 Assoluta. Quindi, come continuare a sostenere la tesi della non-pluralit\u00e0 del creato? Utilizza una dottrina gi\u00e0 usata in precedenza dai buddhisti mahayana e da Gaudapada, secondo la quale esiste una verit\u00e0 inferiore che procede fianco a fianco con quella assoluta, e che la prima ha valore solo in quanto conduce alla seconda.<\/p>\n<p>Per Shankara dunque i Veda contengono e promuovono l\u2019idea di due punti di vista paralleli e complementari: il primo che ammette<\/p>\n<p>34<\/p>\n<p>l\u2019esistenza di pi\u00f9 enti (il Brahman, le jiva, il cosmo, il tempo e via dicendo), mentre il secondo, che \u00e8 il Supremo (paramartha), non accetta nessun divenire n\u00e9 alcuna pluralit\u00e0, ma soltanto l\u2019unico immutabile, indivisibile Brahman. Il concetto di questa doppia verit\u00e0 pu\u00f2 essere trovata nella Mundaka Upanishad.<\/p>\n<p>Shankara non dubita dell\u2019esistenza di un s\u00e9, senza il quale ogni forma di ricerca conoscitiva perderebbe di senso, ma questo s\u00e9 \u00e8 il Brahma, composto per propria natura interna di pura conoscenza. Brahma \u00e8 il sakshin (il testimone), cio\u00e8 il soggetto di tutto il conoscere. Ma proprio perch\u00e9 il s\u00e9 \u00e8 reale, non pu\u00f2 essere un oggetto esterno a noi, per cui l\u2019unica possibilit\u00e0 che abbiamo di comprenderlo \u00e8 la meditazione interiore; alla fine di questa pratica noi diventiamo coscienti della nostra identit\u00e0 con l\u2019uno-tutto che sta al di sopra di ogni pluralit\u00e0 e di ogni sofferenza. La meta del Vedanta, dunque, non pu\u00f2 essere null\u2019altro che rendere cosciente e duratura questa identificazione dell\u2019io individuale con l\u2019Ente Supremo.<\/p>\n<p>I mezzi a disposizione sono lo studio, che \u00e8 il presupposto teorico (ma allo stesso tempo pratico, in quanto la riflessione disciplina e purifica la mente), e la pratica di esercizi spirituali che facciano coincidere su un punto solo tutta l\u2019attenzione. Quattro sono le condizioni fondamentali necessarie affinch\u00e9 la ricerca giunga<\/p>\n<p>a buon fine. Bisogna: 1) saper distinguere un soggetto di natura eterna da ci\u00f2 che non lo \u00e8, 2) non ambire a nessuna ricompensa per le austerit\u00e0 che si compiono, 3) praticare con costanza e determinazione la rinuncia e la meditazione, 4) desiderare solo la liberazione.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto che per Shankara il Vedanta non \u00e8 una dottrina solo teorica, ma anche pratica, e che d\u00e0 i mezzi per accedere alla salvezza. Ma questa pu\u00f2 essere raggiunta solo per gradi, ed ecco spiegata la ragione dell\u2019esistenza del ciclo di morti e rinascite (samsara). In altre parole, ci si reincarna proprio per ottenere una purificazione graduale.<\/p>\n<p>La base imprescindibile della salvezza sono i Veda, le scritture che insegnano la conoscenza divina. Nelle loro pagine troviamo tutte le indicazioni necessarie al conseguimento della perfezione ultima.<\/p>\n<p>35<\/p>\n<p>Per Shankara questi fanno parte del mondo della molteplicit\u00e0, perch\u00e9 parlano agli uomini con il loro linguaggio e sgombrano dalle loro menti tutti i dubbi e le perplessit\u00e0. Questa \u00e8 la ragione per cui i testi e i saggi realizzati insegnano che la realt\u00e0 sussiste di molteplicit\u00e0: per condurli passo dopo passo a una comprensione superiore.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019Ishvara, Shankara non nega che l\u2019idea di un Dio personale (Shiva, Vishnu, o Krishna) che dovrebbe essere venerato e soddisfatto sia espressa nei Veda, dove viene insegnato che questo Dio \u00e8 un Essere diverso e superiore all\u2019uomo. Ma questo Dio che tutti immaginano diverso da s\u00e9, in realt\u00e0 \u00e8 identico a ciascuna anima individuale, dato che tutti e due sono manifestazioni dell\u2019Unico Spirito Assoluto. La differenza consiste nel fatto che mentre le jiva sono fornite di un apparato di elementi materiali (quali il corpo e via dicendo), l\u2019Ishvara non \u00e8 che eterna e illuminata onniscienza. La prigionia della cosiddetta anima individuale non \u00e8 che una magia (Maya), un\u2019illusione, come nel caso degli yogi che mostrano cose che in realt\u00e0 non esistono. Tutto questo mondo non \u00e8 altro che una grande illusione.<\/p>\n<p>Questa Maya, afferma l\u2019Acarya, \u00e8 composta di ignoranza (avidya), in quanto solo chi sia vittima dell\u2019ignoranza pu\u00f2 pensare di esserne parte, ed \u00e8 paragonabile a un grande sonno di cui, fino al momento del risveglio, sono prigioniere tutte le anime.<\/p>\n<p>Ma quando si parla di un Ishvara e di anime individuali, afferma Shankara, bisogna badare a non commettere errori, in quanto questa terminologia \u00e8 solo convenzionale. In realt\u00e0 uno degli stadi fondamentali \u00e8 superare la concezione di una contrapposizione tra Dio e le anime. La verit\u00e0 \u00e8 che sono una cosa sola.<\/p>\n<p>La concezione di un Essere supremo non \u00e8 per Shankara qualcosa da evitare come la peste: anzi afferma che pu\u00f2 essere utile, come gradino intermedio per giungere a conclusioni superiori. Si pu\u00f2 adorare Krishna, o Vishnu, o Shiva, chiunque si voglia, ma alla fine anche l\u2019idea di un Essere Superiore creatore deve essere superata. Non c\u2019\u00e8 nessuna creazione. Se ci\u00f2 fosse, significherebbe che questa sarebbe una Sua trasformazione e il Supremo Uno-tutto, secondo Shankara, non potrebbe trasformarsi, altrimenti verrebbe ad esistere una dualit\u00e0. E questa idea \u00e8 fortemente avversata. In<\/p>\n<p>36<\/p>\n<p>realt\u00e0 non esiste nessuna trasformazione. Il reale consiste solo di un infinito, indiviso e indivisibile spirito.<\/p>\n<p>Come si spiega, allora, la presenza visiva di un corpo e di altre manifestazioni di natura cos\u00ec diversa da quella spirituale? Tutto ci\u00f2, risponde Shankaracarya, sono solo delle upadhi, o attribuzioni arbitrarie che vengono assegnate allo spirito unico con cui esse non hanno nulla a che fare. Un esempio per illustrare tale principio: se alziamo gli occhi al cielo vediamo un immenso colore azzurro, ma in realt\u00e0 il cielo non ha colore. Il colore blu \u00e8 un upadhi del cielo. Ancora: se al buio scambiamo un palo per un uomo, questo<\/p>\n<p>\u00e8\tun errore, e nasce dall\u2019aver sovrapposto il concetto di uomo alla percezione del palo. Questa sovrapposizione concettuale si chiama upadhi. Noi attribuiamo allo spirito caratteristiche che in realt\u00e0 non possiede, e questo stato di sogno \u00e8 Maya. Per liberarsi bisogna distinguere Brahman da ogni attributo percepito.<\/p>\n<p>Dunque, abbiamo detto che la liberazione si raggiunge aggiungendo alla conoscenza teorica la meditazione, con cui si giunge alla realizzazione che io sono Brahman.<\/p>\n<p>La persona cos\u00ec libera rester\u00e0 ancora nel corpo per un po\u2019, finch\u00e9 il suo karma residuo non sar\u00e0 esaurito. Ma non deve temere nulla, perch\u00e9 a quel livello nulla pu\u00f2 pi\u00f9 toccarlo. E al momento della morte, quando niente pu\u00f2 provocarne la rinascita, raggiunge la videha-mukti (stadio di liberazione senza corpo), e allora il realizzato diventa quello che in verit\u00e0 \u00e8 sempre stato: il Brahma eterno e indiviso.<\/p>\n<p>6d) alcune riflessioni sulle idee di Shankara<\/p>\n<p>Nessuna sorpresa se le idee di Shankara abbiano sollevato il pi\u00f9 vigoroso vespaio di polemiche della storia del pensiero dell\u2019India, tanto che il merito principale di un guru delle scuole vedantiche diventa quello di aver attaccato con maggiore ferocia possibile questo tipo di teoria.<\/p>\n<p>A pi\u00f9 riprese, a cominciare da Ramanuja per proseguire a Madhva, a Jayatirtha, fino a Shridhara, a Caitanya, ai Gosvami di Vrindavana, e poi nel nostro secolo, dove troviamo Bhaktivinode<\/p>\n<p>37<\/p>\n<p>Thakura, suo figlio Bhaktisiddhanta Sarasvati e il suo discepolo Bhaktivedanta Svami Prabhupada, tutti hanno contestato aspramente le idee Mayavadi. Queste vengono addirittura considerate la peggiore malattia spirituale che pu\u00f2 ammorbare il cuore di un individuo e la filosofia pi\u00f9 demoniaca che sia mai stata concepita in questo mondo.<\/p>\n<p>Infatti questa dottrina non afferma che Dio non esiste, n\u00e9 cerca di trascurarlo, provando a trovare formule per dimostrare che, in fin dei conti, la sua esistenza non \u00e8 poi cos\u00ec necessaria quando si vuole spiegare tutto ci\u00f2 che esiste. No. Si dice \u201cio sono Dio, e anche tu lo sei, solo che lo abbiamo dimenticato\u201d.<\/p>\n<p>A fronte di una idea cos\u00ec appetibile allo spirito degenerato e indipendentista dei residenti di questo pianeta, possiamo ben capire perch\u00e9 la maggioranza degli hindu consideri Shankara il pi\u00f9 grande filosofo indiano mai nato, e anche perch\u00e9 tale dottrina sia giunta anche in occidente con grande successo. Siamo convinti che adorare un Dio a piacere, con la convinzione intima che \u201cquello sono io\u201d, per un ateo deve essere il massimo. Dunque questa dottrina del kevaladvaita-mata (non-dualit\u00e0 assoluta), detta anche Maya-vada, ha esercitato un fascino enorme nei secoli che hanno seguito il maestro, tanto da generare un numero eccezionale di scritti e commentari<\/p>\n<p>di ogni genere. Ovviamente sono sorti anche molti problemi che hanno portato a lunghi dibattiti interni, ma sui punti fondamentali gli interpreti di Shankara si ritrovano d\u2019accordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3) la Bhagavad-gita (o Gitopanishad) Questo celebre testo filosofico (700 versi divisi in 18 capitoli), probabilmente il pi\u00f9 conosciuto in India, si ambienta in un campo di battaglia, dove i cugini Pandava e Kurava si fronteggiano. &hellip; <a class=\"kt-excerpt-readmore\" href=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/filosofie-dellindia-i-darshana-il-vedanta-part-2\/\" aria-label=\"Filosofie dell&#8217;India &#8211; I Darshana: Il Vedanta, part 2\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":81,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,138],"tags":[],"class_list":["post-34198","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-area9"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-28 22:58:36","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34198","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/users\/81"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34198"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34198\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34198"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34198"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34198"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}