{"id":33189,"date":"2020-01-15T07:19:08","date_gmt":"2020-01-15T12:19:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=33189"},"modified":"2022-01-15T07:20:12","modified_gmt":"2022-01-15T12:20:12","slug":"la-filosofia-del-bhakti-yoga-indice-jiva-sakti-lanima-spirituale-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/la-filosofia-del-bhakti-yoga-indice-jiva-sakti-lanima-spirituale-parte-1\/","title":{"rendered":"La Filosofia del Bhakti Yoga &#8211; Indice, Jiva-sakti (l&#8217;anima spirituale) &#8211; parte 1"},"content":{"rendered":"<p>*    3    *<br \/>\nJiva-sakti (l&#8217;anima spirituale)<\/p>\n<p>Introduzione al tema<br \/>\nScegliamo di iniziare partendo dal concetto della jiva perch\u00e9 ci sembra corretto stabilire, prima di tutto, l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;ascoltatore, la nostra insomma.<\/p>\n<p>Non siamo i primi a operare una scelta del genere, abbiamo precedenti illustri: nella Bhagavad-gita \u00e8 Krishna stesso a seguire questa logica. Infatti, dopo un primo capitolo introduttivo nel quale viene presentata la situazione storica, inizia subito a spiegare i concetti riguardanti l&#8217;identit\u00e0 individuale dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Anche Sukadeva Gosvami nel suo discorso a Vyasa esordisce alla stessa maniera.<\/p>\n<p>Questa essenza, la jiva, nei Veda viene chiamata con appellativi diversi, quali atma, jivatma, anima infinitesimale, anu-atma, anima spirituale, scintilla d&#8217;energia spirituale, entit\u00e0 che \u00e8 parte integrante di Dio.<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 sbagliata<br \/>\nD:  Allora cominciamo con la domanda pi\u00f9 elementare: chi siamo noi?<\/p>\n<p>R:  Questa \u00e8 la domanda pi\u00f9 corretta da porsi e da porre quando si inizia una inquisitoria diretta alla comprensione della verit\u00e0. Ed \u00e8 il primo argomento che dobbiamo affrontare, come condizione prima per comprendere bene tutto il resto.<\/p>\n<p>Infatti siamo noi che vogliamo sapere, noi che cerchiamo, noi che conduciamo l&#8217;indagine filosofica, per cui prima di tutto si deve capire bene chi \u00e8 questo &#8220;io&#8221; che si sta muovendo, che sta cercando di uscire dai legami dell&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p>D:  Potete specificare meglio perch\u00e9 \u00e8 tanto importante?<\/p>\n<p>R:  Facciamo un esempio. Osserviamo gli animali, un uccello: esso crede di essere ci\u00f2 che \u00e8, un uccello appunto, e si comporta come tale. Fin dai primi momenti della giornata si pone domande da uccello, si affaccender\u00e0 per risolvere le necessit\u00e0 proprie della sua specie: il mangiare, il dormire, la difesa per s\u00e9 e per la famiglia. Identificandosi in quella forma vivente, tenta di risolvere le problematiche e le questioni che le sono connesse. Ora mettiamo che uno di noi impazzisca e creda di essere un uccello. Credendo di poter volare, spalancher\u00e0 la finestra e tenter\u00e0 il volo; ma il risultato non pu\u00f2 che essere nefasto. La ragione? E&#8217; ovvia, non era un uccello e non poteva volare.<\/p>\n<p>Nella nostra vita, se non vogliamo correre il rischio di fare cose inutili o addirittura dannose, la prima cosa che dobbiamo fare \u00e8 chiederci: &#8220;chi sono io?&#8221;. Quanti di noi si sono mai posti questa domanda?<\/p>\n<p>Ma prima di capire chi siamo, \u00e8 meglio dare un&#8217;occhiata a cosa non siamo.<\/p>\n<p>Noi, membri fin troppo attivi della societ\u00e0 materialistica moderna, stiamo commettendo un gravissimo errore, che \u00e8 alla base di tutte le nostre disgrazie: ci stiamo identificando con qualcosa che non siamo, qualcosa a noi estraneo, ed \u00e8 questa la ragione per cui siamo sempre frustrati e insoddisfatti. Siamo dei pazzi che abbiamo creduto di essere uccelli.<\/p>\n<p>Al presente, cosa crediamo di essere? Un corpo, una mente, un&#8217;intelligenza. E&#8217; un errore comune. La storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 piena di esempi anche importanti. Riprendiamo alcuni dei versi che abbiamo gi\u00e0 menzionato nella prima parte del nostro lavoro.<\/p>\n<p>(Narada a Vyasa:) &#8220;Sei soddisfatto di aver creduto che il corpo (sarira) e la mente (manas) siano gli oggetti (finali) della tua ricerca di realizzazione?&#8221;<br \/>\nSrimad-Bhagavatam 1.5.2<\/p>\n<p>L&#8217;autore della letteratura vedica fino a quel momento aveva messo per iscritto solo quella parte dei Veda che trattava degli argomenti del Brahman impersonale e della natura materiale, indicando i modi per vivere e realizzare la dimensione desiderata. Infatti:<\/p>\n<p>&#8220;Hai pienamente delineato il soggetto del Brahman impersonale e la conoscenza che ne deriva&#8230;&#8221;<br \/>\nSrimad-Bhagavatam 1.5.4<\/p>\n<p>Naturalmente anche nei Veda originali Vyasa aveva descritto l&#8217;aspetto ultimo della Verit\u00e0 Suprema, ma a giudizio di Narada non in modo sufficientemente esplicito.<\/p>\n<p>&#8220;&#8230;egli (Vyasa) aveva certamente descritto le glorie del Signore, ma non quanto aveva fatto con la religiosit\u00e0 (dharma), lo sviluppo economico (artha), la gratificazione dei sensi (kama) e la salvezza (moksa). Questi quattro erano argomenti molto meno importanti dell&#8217;impegno nel servizio devozionale al Signore&#8230;&#8221;<br \/>\nSrimad-Bhagavatam 1.5.9, commento<\/p>\n<p>Quel capitolo della Srimad-Bhagavatam ci conduce al frangente in cui Vyasa, sebbene avesse dato ai suoi futuri lettori una gran mole di conoscenza, si sentiva insoddisfatto. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>(Narada disse:) &#8220;Tu non hai realmente diffuso le glorie sublimi e senza macchia della Personalit\u00e0 di Dio. Quella filosofia che non soddisfa i sensi trascendentali del Signore \u00e8 considerata indegna.&#8221;<br \/>\nSrimad-Bhagavatam 1.5.8<\/p>\n<p>&#8220;Sebbene, grande saggio, tu abbia ampiamente descritto i quattro principi, il primo dei quali \u00e8 la religiosit\u00e0, non hai parlato (a sufficienza) delle glorie della Suprema Personalit\u00e0, Vasudeva.&#8221;<br \/>\nSrimad-Bhagavatam 1.5.9<\/p>\n<p>In questi versi Narada sembra quasi volerlo rimproverare. Come puoi essere soddisfatto, gli dice, se cerchi di realizzare l&#8217;io pensando che sia il corpo o la mente?<\/p>\n<p>Lo sfondo storico in cui si ambienta la Bhagavad-gita, antica di 5000 anni ma sempre attualissima, \u00e8 altrettanto istruttivo. Arjuna era amico e discepolo di Sri Krishna, una delle incarnazioni principali di Dio. Arjuna era un guerriero e si era trovato nel tragico frangente di dover combattere contro un esercito composto dai suoi pi\u00f9 cari amici e parenti. Nel momento in cui li vede, armati e pronti a uccidere o a essere uccisi, egli dice:<\/p>\n<p>&#8220;Caro Krishna, vedendo amici e parenti davanti a me in tale spirito guerriero, mi sento in preda all&#8217;agitazione, tanto che la bocca mi si \u00e8 completamente disidratata. Il mio corpo trema e i capelli si rizzano; l&#8217;arco Gandiva mi sfugge dalle mani e la mia pelle brucia. Non resisto a restare in questo posto neanche un momento di pi\u00f9. Sto persino dimenticando chi sono, e la mente vacilla. Prevedo solo disgrazie, o Krishna, uccisore del demone Kesi.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 1.28, 29 e 30<\/p>\n<p>In seguito a un lungo discorso, Arjuna conclude dicendo:<\/p>\n<p>&#8220;Govinda, io non combatter\u00f2.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.10<\/p>\n<p>Arjuna \u00e8 terrorizzato all&#8217;idea di dover uccidere parenti e amici. Questo \u00e8 sicuramente un sentimento encomiabile, specialmente dopo tutto ci\u00f2 che il Pandava aveva dovuto patire a causa dei suoi avversari,<br \/>\nPer sapere tutto sulla questione della inimicizia tra i Pandava e i Kaurava si legga il Maha-bharata.<br \/>\nma quando dice &#8220;i miei parenti&#8221; si riferisce certamente al loro corpo. Un padre \u00e8 legato al figlio da una relazione fisica, che finisce quando il corpo avr\u00e0 cessato di vivere. Per questa ragione Sri Krishna ribatte:<\/p>\n<p>&#8220;Caro Arjuna, come mai sei caduto vittima di queste impurit\u00e0? Non si confanno a un uomo che conosca i valori della vita. Queste (le impurit\u00e0) non conducono ai pianeti pi\u00f9 alti, ma all&#8217;infamia.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.2<\/p>\n<p>Sri Krishna le chiama addirittura impurit\u00e0, in sanscrito kasmalam, sporcizie, elementi indesiderabili, e si rivolge ad Arjuna usando l&#8217;epiteto di anarya, o persona che ignori i valori veri della vita. Poi aggiunge:<\/p>\n<p>&#8220;&#8230;non cedere a questa degradante impotenza; non \u00e8 da te. Abbandona questa debolezza di cuore e risorgi&#8230;&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.3<\/p>\n<p>Non \u00e8 da te, aggiunge Krishna, e sprona l&#8217;amico a risorgere dal fango della debolezza e a combattere. Qualcuno potrebbe rimanere sorpreso: Arjuna non vuole uccidere parenti ed amici ed \u00e8 chiamato anarya? Si deve andare avanti fino al verso 11 del secondo capitolo per capirne le ragioni:<\/p>\n<p>&#8220;Mentre (sembra che) parli come un erudito, (in realt\u00e0) ti stai lamentando per qualcosa di indegno. Coloro che sono saggi non si lamentano n\u00e9 per i vivi n\u00e9 per i morti.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.11<\/p>\n<p>&#8220;Mai ci fu un tempo in cui io non esistetti, n\u00e9 tu, n\u00e9 tutti questi re; n\u00e9 in futuro qualcuno tra noi cesser\u00e0 di esistere.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.12<\/p>\n<p>&#8220;Come l&#8217;anima (che \u00e8) in un corpo passa dall&#8217;infanzia alla giovent\u00f9 alla vecchiaia, in modo analogo l&#8217;anima si trasferisce in un altro corpo al momento della morte. Una persona sobria non \u00e8 confusa da tali cambiamenti.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.13<\/p>\n<p>Krishna vuole dire che solo apparentemente le parole di Arjuna sono giuste e ammirevoli, mentre in realt\u00e0 non lo sono, perch\u00e9 ha dimenticato la prima e pi\u00f9 importante verit\u00e0 della vita, che \u00e8 la seguente: noi non siamo questi corpi materiali.<\/p>\n<p>Quando dice: &#8220;come posso contrattaccare con le frecce in battaglia uomini come Bhisma e Drona, che sono degni della mia adorazione?&#8221;,<br \/>\nBhagavad-gita 2.4<br \/>\ndimentica che Bhisma e Drona non sono le forme fisiche visibili in quel momento sul campo di battaglia nell&#8217;atto di brandire le armi sui loro carri da guerra; quelle erano solo le coperture corporee, non le persone stesse. Infatti \u00e8 solo al momento della nascita che queste persone sono state identificate con quei nomi; ma esse preesistevano alla nascita e quindi al nome. Bhisma e Drona non erano quei corpi, ma qualcos&#8217;altro.<\/p>\n<p>Le relazioni terrene sono fondate su una accidentalit\u00e0 corporale, sono quindi temporanee e prive di valore assoluto. Per cui correttamente Sri Krishna dice &#8220;in realt\u00e0 ti stai lamentando per qualcosa che non \u00e8 degno di essere preso in considerazione. Coloro che sono saggi non si lamentano n\u00e9 per i vivi n\u00e9 per i morti.&#8221; E ci\u00f2 perch\u00e9 solo il corpo &#8220;muore&#8221; ma l&#8217;anima no, resta oltre ogni barriera del tempo. Arjuna non aveva ragione di soffrire per l&#8217;eventuale morte dei parenti per il semplice motivo che quelli non erano il corpo di cui erano rivestiti, ma l&#8217;anima.<\/p>\n<p>E l&#8217;anima non pu\u00f2 essere uccisa. Infatti:<\/p>\n<p>&#8220;Ci\u00f2 che pervade il corpo \u00e8 indistruttibile. Nessuno pu\u00f2 distruggere l&#8217;anima imperitura.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.17<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;anima non potr\u00e0 mai essere tagliata da nessuna arma, n\u00e9 bruciata dal fuoco, n\u00e9 intaccata dall&#8217;acqua, n\u00e9 essiccata dal vento.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.23<\/p>\n<p>Nel secondo capitolo sono numerosi i versi che specificano che Arjuna neanche volendolo avrebbe potuto far del male ai suoi cari. Siccome c&#8217;erano delle valide e profonde ragioni per ritenere che quella fosse una delle poche guerre giuste e sante, Arjuna aveva il dovere di combattere. Rifiutare di farlo era sbagliato.<\/p>\n<p>Sulla vera identit\u00e0<br \/>\nD:  Se non siamo il corpo, allora cosa siamo?<\/p>\n<p>R:  Mentre parlavamo del primo argomento, \u00e8 stato inevitabile introdurre il secondo: se non siamo il corpo, questo che &#8220;indossiamo&#8221; ora, composto di elementi materiali, cosa siamo?<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 fare a meno di sentirsi identificati in questo, in quanto \u00e8 ci\u00f2 che vediamo e tocchiamo in ogni momento della nostra giornata; ma Sri Krishna non \u00e8 d&#8217;accordo su questa conclusione e risponde dicendo: no, non siamo materia, ma anime spirituali. Il verso 2.13 gi\u00e0 menzionato chiama il nostro s\u00e9, o &#8220;ci\u00f2 che siamo&#8221;, dehina, &#8220;ci\u00f2 che \u00e8 dentro il corpo&#8221;, cio\u00e8 l&#8217;anima. Quella siamo noi.<\/p>\n<p>D:  La jiva di cui parlano i Veda, e mi pare di aver capito in modo particolarmente specifico la Bhagavad-gita, \u00e8 una essenza reale, vera, o un&#8217;entit\u00e0 illusoria, come proclamano certi filosofi?<\/p>\n<p>R:  Nel secondo capitolo (sempre della Bhagavad-gita), c&#8217;\u00e8 un verso che secondo noi chiarisce bene questo punto.<\/p>\n<p>&#8220;Coloro che vedono la verit\u00e0 hanno detto che il non-esistente non perdura e che l&#8217;eterno non cambia mai. Sono giunti a questa conclusione dopo aver studiato la natura di entrambi (le sostanze).&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.16<\/p>\n<p>Il significato del verso \u00e8 il seguente: ci\u00f2 che non perdura \u00e8 chiamato non-esistente (asatah), e cio\u00e8 che non ha esistenza assoluta. Il corpo materiale ha avuto un momento in cui \u00e8 venuto ad esistere e ci sar\u00e0 un momento in cui svanir\u00e0, dunque la sua esistenza \u00e8 solo apparente. Le forme che assume sono temporanee, mai eterne: dunque sono tutte irreali.<\/p>\n<p>La jiva invece \u00e8 di natura spirituale, eterna (satah) e non cambia mai. E&#8217; reale e sempre presente nella sua essenza e poich\u00e9 la ragione della sua esistenza non viene mai meno, non cessa mai di vivere. Quindi la jiva \u00e8 una realt\u00e0 costante, e certamente non illusoria.<\/p>\n<p>Quei filosofi che proclamano l&#8217;illusoriet\u00e0 dell&#8217;anima sono vittime dell&#8217;ignoranza e non hanno analizzato correttamente la natura e le caratteristiche delle due energie (quella materiale e quella spirituale).<\/p>\n<p>D:  Ma non si pu\u00f2 negare che esiste una relazione fra il corpo illusorio e l&#8217;anima reale. Sembra un rapporto quasi di interdipendenza, di mutua necessit\u00e0; cosa dicono i Veda a tale riguardo? in cosa consiste questo rapporto?<\/p>\n<p>R:  La jiva \u00e8 il soggetto, siamo noi stessi. Il corpo invece \u00e8 lo strumento d&#8217;azione per esercitare in questo mondo. Dunque dobbiamo dire di &#8220;avere&#8221; un corpo, non di esserlo; di &#8220;avere&#8221; un&#8217;intelligenza, non di &#8220;esserla&#8221;; di &#8220;avere o possedere&#8221; tutto ci\u00f2 che diventa &#8220;nostro&#8221; nel corso della vita, mai di &#8220;esserlo&#8221;. Questa distinzione fra l&#8217;essere e l&#8217;avere \u00e8 di importanza fondamentale e va ben assimilata. Se commettiamo l&#8217;errore di scambiare ci\u00f2 che siamo con ci\u00f2 che possediamo ci precludiamo la possibilit\u00e0 del successo finale.<\/p>\n<p>D:  In questa risposta sembra palese che il corpo perda di importanza, che assuma una posizione secondaria, mentre credo invece ne abbia molta. Come potrebbe l&#8217;anima muoversi, agire, fare qualsiasi cosa? come potrebbe esistere senza avere un corpo che la conduca lungo le strade della vita? Secondo me l&#8217;anima dipende dal corpo almeno quanto quest&#8217;ultimo dipenda da lei.<\/p>\n<p>R:  L&#8217;anima non ha affatto bisogno di un corpo per muoversi e vivere; anzi, \u00e8 proprio il contrario.<\/p>\n<p>D:  Come \u00e8 possibile? L&#8217;anima \u00e8 trasportata da un corpo, senza del quale non potrebbe fare nulla. Se invece non ne avesse avuto la necessit\u00e0, allora perch\u00e9 si sarebbe dovuta ricoprire di un involucro cos\u00ec limitato e ingombrante?<\/p>\n<p>R:  Per capire bene questo punto andrebbe discussa la ragione della nostra caduta in questo mondo, cosa che faremo fra poco. Comunque rispondiamo alla domanda.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 si deve ammettere che lo sarira (il corpo) \u00e8 uno strumento necessario all&#8217;anima, ma solo in un certo senso. Per capire vanno impostate le rispettive realt\u00e0 e le rispettive posizioni nell&#8217;ordine del creato.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio. La giacca che indossiamo non vive di vita propria, anche se la vediamo muoversi, agire; in realt\u00e0, per quanto necessaria, \u00e8 solo uno strumento del corpo e il suo movimento \u00e8 dovuto all&#8217;azione delle braccia al suo interno. E&#8217; la giacca che per muoversi ha bisogno del braccio e non viceversa. Invece la necessit\u00e0 del corpo nei confronti della giacca \u00e8 strumentale e non pregiudiziale per la sua vita.<\/p>\n<p>Allo stesso modo \u00e8 il corpo che ha bisogno dell&#8217;anima per muoversi, per mostrare sintomi di azione, e non viceversa. In altre parole, il corpo senza l&#8217;anima non pu\u00f2 muoversi, mentre l&#8217;anima pu\u00f2 farlo anche senza il corpo materiale.<\/p>\n<p>D:  In che modo l&#8217;anima pu\u00f2 farlo? Non abbiamo ancora visto un&#8217;anima vivere priva di un corpo.<\/p>\n<p>R:  L&#8217;anima pu\u00f2 esistere in due diverse dimensioni: lo stato liberato e lo stato condizionato.<\/p>\n<p>Nel primo caso la materia \u00e8 totalmente inutile per la jiva, anzi rappresenterebbe un impaccio enorme. L&#8217;anima pura nel mondo spirituale possiede un corpo della stessa natura, e con quello vive e agisce senza necessit\u00e0 di uno yantra (una macchina). I pianeti trascendentali in realt\u00e0 sono fatti in modo tale che l&#8217;anima possa muoversi senza problemi di sorta.<\/p>\n<p>Ma quando la jiva decide di scendere in questo mondo, non potrebbe soddisfare i suoi desideri malsani se non avesse un veicolo capace di muoversi in questa atmosfera. Il corpo spirituale non \u00e8 adatto. La pura coscienza non potrebbe mai esercitare la sua azione in modalit\u00e0 tanto diverse dalla sua natura: non potrebbe godere delle cose materiali se fosse sempre e perfettamente consapevole di non essere parte di tutto questo. Cos\u00ec viene fornita non solo di un corpo, ma anche di una coscienza materiale, che poi \u00e8 la propria coscienza macchiata dall&#8217;influenza di maya (ahamkara). L&#8217;ahamkara, il potere di identificazione, ci permette di vagare per i tragici meandri di questo mondo a noi straniero, dimentichi della nostra casa d&#8217;origine.<\/p>\n<p>Dunque l&#8217;anima necessita di una copertura materiale solo per soddisfare i propri bisogni e non per costituzione originale.<\/p>\n<p>Argomenti di prova<br \/>\nD:  Ci sono modi per essere certi, o almeno per accettare con un ragionevole margine di probabilit\u00e0 che tutto ci\u00f2 che avete detto corrisponda alla verit\u00e0?<\/p>\n<p>R:  Dipende da cosa intendiamo per certezza. Se per essere certi abbiamo bisogno di visualizzare la cosa con gli occhi o sottoporre l&#8217;oggetto della nostra ricerca al tatto, sicuramente avremo qualche problema nell&#8217;accertare l&#8217;esistenza o anche solo la ragionevolezza dell&#8217;anima. I nostri sensi materiali sono molto limitati a questo riguardo. Bisogna anche dire che la risposta a questa domanda coinvolge anche un&#8217;analisi della sua natura opposta, quella materiale, che tuttavia approfondiremo solo in seguito, nel capitolo dedicato a maya-sakti.<\/p>\n<p>Prima di tutto dobbiamo usare un senso pi\u00f9 sottile degli altri, l&#8217;intelligenza. Innanzitutto dobbiamo capire, dopo potremo vedere. La domanda \u00e8 stata precisa: chi siamo noi?<\/p>\n<p>Quando dico &#8220;io&#8221; implico necessariamente una persona. Un tavolo non dice &#8220;io&#8221;, n\u00e9 ci rivolgiamo ad esso chiamandolo &#8220;lui&#8221;; questo perch\u00e9 il tavolo non \u00e8 una persona ma un oggetto, un agglomerato di elementi inerti. Per questo non \u00e8 un &#8220;lui&#8221;. Io dico &#8220;io&#8221; perch\u00e9 sono una persona. In cosa differiscono, allora, l&#8217;io e il tavolo? Non \u00e8 difficile rispondere: il primo \u00e8 costituito di vita, il secondo ne \u00e8 privo. L&#8217;uno \u00e8 spirito e l&#8217;altro \u00e8 materia.<\/p>\n<p>La differenza che intercorre tra materia e spirito \u00e8 netta. Sono elementi opposti nella loro sostanza pi\u00f9 intima. La prima \u00e8 inerte e impersonale, la seconda \u00e8 viva e personale.<\/p>\n<p>Noi ci muoviamo, noi siamo vivi: dunque non possiamo essere materia, la quale per l&#8217;appunto non potrebbe mai n\u00e9 muoversi n\u00e9 vivere. In s\u00e9 non ha nessuna delle caratteristiche necessarie a far vivere nulla, che dire di un vasto e complesso insieme di fenomeni psicofisici che \u00e8 l&#8217;essere umano. La vita, con tutte le sue qualit\u00e0 e caratteristiche, \u00e8 assente nella sua costituzione propria.<\/p>\n<p>Un altro esempio. Osserviamo il momento della morte: fintanto che l&#8217;anima \u00e8 presente all&#8217;interno del corpo, questo si muove, ma appena l&#8217;anima ne esce, sopravviene il fenomeno che noi chiamiamo morte. Il corpo che prima si muoveva, ragionava, parlava e faceva tante altre cose, non pu\u00f2 pi\u00f9 muoversi, non pu\u00f2 pi\u00f9 fare niente. Eppure tutti gli elementi che ne componevano la struttura sono ancora l\u00ec presenti, non sono cambiati affatto; perch\u00e9 dunque il movimento, la vita, sono scomparsi e mai nessuna cura varr\u00e0 a restituirglieli?<\/p>\n<p>E&#8217; l&#8217;anima che fa muovere il corpo, proprio come noi dall&#8217;interno facciamo muovere il nostro vestito. Quando l&#8217;anima va via non \u00e8 pi\u00f9 possibile far vivere il corpo.<\/p>\n<p>D:  Visto che la materia non avrebbe la possibilit\u00e0 di muoversi eppure mostra tanto dinamismo, che tipo di movimento \u00e8 il suo?<\/p>\n<p>R:  Riprendiamo l&#8217;esempio del vestito. Vediamo la giacca muoversi, ma ci\u00f2 non vuole dire che lo faccia di moto proprio. Infatti se ce la togliamo e la gettiamo sul pavimento constatiamo che in realt\u00e0 non possiede la capacit\u00e0 del movimento. Solo un pazzo direbbe: &#8220;toh, guarda, la giacca si muove&#8221;. Si deve dire che \u00e8 il braccio al suo interno che la fa muovere. In realt\u00e0 la stoffa di cui quel vestito \u00e8 costituito \u00e8 totalmente priva di ogni vita. La giacca non pu\u00f2 muoversi senza il braccio, mentre al contrario il braccio pu\u00f2 vivere benissimo anche senza la giacca.<\/p>\n<p>Pertanto il suo movimento \u00e8 puramente meccanico; l&#8217;unico moto di cui la materia sia capace.<\/p>\n<p>D:  Dunque \u00e8 il corpo che per fare qualsiasi cosa ha bisogno dell&#8217;anima. Ma la materia, energia inerte e priva di vita, per propria natura non ha bisogni da soddisfare. Perch\u00e9 allora dovrebbe sentire la necessit\u00e0 di fare, di cercare, di vivere?<\/p>\n<p>R:  No, infatti la materia non ha alcun bisogno da soddisfare. Il suo movimento \u00e8 puramente meccanico e non riveste connotati vitali. In altre parole non si muove alla ricerca di felicit\u00e0, o di conoscenza, n\u00e9 per nessun&#8217;altra ragione. Si muove solo perch\u00e9 riceve l&#8217;impulso dall&#8217;energia spirituale, dalla jiva, dal suo padrone. E&#8217; come un&#8217;automobile, che si muove e agisce solo quando e perch\u00e9 il proprietario la mette in moto e spinge i pedali.<\/p>\n<p>Siamo composti di anima e corpo?<br \/>\nO: Si \u00e8 capito bene, dunque, che secondo i Veda la natura materiale \u00e8 solo uno strumento nelle mani dello spirito. Ma avanziamo un&#8217;altra ipotesi: non potremmo noi essere composti di anima e corpo? In fin dei conti in questo momento \u00e8 esattamente ci\u00f2 che siamo, e cio\u00e8 una miscela di qualcosa che vive e un corpo, attraverso il quale la vita si estrinseca. Del resto l&#8217;avete detto voi stessi: in questo mondo come potrebbe l&#8217;anima agire senza il corpo?<\/p>\n<p>R:  Il corpo lo assumiamo al momento della nascita, mentre l&#8217;anima, in quanto eterna, \u00e8 sempre esistita. Come potremmo mai essere qualcosa che prendiamo e che dopo un certo periodo di tempo siamo costretti a lasciare? Ovviamente noi siamo ci\u00f2 che prende una certa cosa, e non l&#8217;oggetto posseduto. Mentre l&#8217;oggetto \u00e8 un fenomeno accidentale, il soggetto permane. Quando il corpo diventa inutile ai nostri scopi, noi lo abbandoniamo e ne prendiamo un altro. Ma noi, le jiva, rimaniamo sempre le stesse, trascendentali a questo mondo. Infatti la Bhagavad-gita afferma:<\/p>\n<p>&#8220;Come l&#8217;anima (che \u00e8) in un corpo continuamente passa dall&#8217;infanzia alla giovent\u00f9 (e poi) alla vecchiaia, in modo analogo si trasferisce in un altro corpo al momento della morte. Una persona sobria non \u00e8 confusa da tale cambiamento.&#8221;<br \/>\nBhagavad-gita 2.13<\/p>\n<p>Qui la trascendenza dello spirito \u00e8 confermata. E&#8217; l&#8217;anima che passa da uno stato fisico a un altro, rimanendo immutata. Non \u00e8 detto da nessuna parte, infatti, che l&#8217;anima cambi o diventi qualcosa d&#8217;altro durante le trasformazioni del corpo. La materia decade, lo spirito in qualit\u00e0 permane e non muta nella sua essenza intima.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;anima di agire senza un corpo, va ribadito che tale affermazione vale solo per questo mondo, in quanto nell&#8217;universo spirituale la jiva possiede un proprio corpo spirituale, del tutto simile alla sua natura, con il quale pu\u00f2 agire benissimo, anzi in modo molto pi\u00f9 efficace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* 3 * Jiva-sakti (l&#8217;anima spirituale) Introduzione al tema Scegliamo di iniziare partendo dal concetto della jiva perch\u00e9 ci sembra corretto stabilire, prima di tutto, l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;ascoltatore, la nostra insomma. 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