{"id":33029,"date":"2020-01-14T17:33:44","date_gmt":"2020-01-14T22:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=33029"},"modified":"2022-01-14T17:34:29","modified_gmt":"2022-01-14T22:34:29","slug":"tattva-sandarbha-di-jiva-gosvami-in-italiano-argomento-quindicesimo-ne-la-materia-ne-le-jiva-sono-un-tuttuno-con-il-supremo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/tattva-sandarbha-di-jiva-gosvami-in-italiano-argomento-quindicesimo-ne-la-materia-ne-le-jiva-sono-un-tuttuno-con-il-supremo\/","title":{"rendered":"Tattva Sandarbha di Jiva Gosvami in Italiano &#8211; Argomento Quindicesimo &#8211; N\u00e9 la materia n\u00e9 le jiva sono un tutt&#8217;uno con il Supremo"},"content":{"rendered":"<p>Argomento Quindicesimo &#8211; N\u00e9 la materia n\u00e9 le jiva sono un tutt&#8217;uno con il Supremo<\/p>\n<p>tatra jivasya tradrsacidrupatve &#8216;pi<br \/>\nparamesvarato vailaksanyam iti yaya<br \/>\nsammohita iti ca darsayati<\/p>\n<p>Qui le frasi &#8220;Maya \u00e8 all&#8217;esterno di Lui&#8221; (SB 1.7.4) e &#8220;illusa da Maya&#8221; (SB 1.7.5) indicano che la jiva, nonostante sia anche lei essenzialmente pura coscienza, \u00e8 distinta da Paramesvara.<\/p>\n<p>Questo versetto, che vi abbiamo riportato con la traduzione, comprende la sezione trentaquattro, che non a caso \u00e8 una delle pi\u00f9 brevi. Contiene infatti una riflessione di importanza capitale, per cui Sri Jiva vuole darci spazio di riflessione.<\/p>\n<p>Se Maya \u00e8 all&#8217;esterno ed \u00e8 sempre sotto il Suo controllo, come pu\u00f2 arrivare a sconfiggere il Signore Supremo (Paramesvara), costringendolo a una vita di miserie? Tale concetto suona come una bestemmia, un insulto all&#8217;onnipotenza di Dio: nulla e nessuno pu\u00f2 mai sopraffarlo. E se fosse pi\u00f9 debole di qualcos&#8217;altro, non potrebbe essere Dio. Le jiva possono cadere vittime dell&#8217;illusione perch\u00e9 esse non sono Lui, ma solamente una porzione della Sua energia.<\/p>\n<p>La conclusione dei Veda (vedanta) a riguardo \u00e8 chiarissima: Paramesvara e le jiva non sono affatto la stessa cosa, ma due entit\u00e0 distinte, unite solo dalla medesima natura spirituale. Paramesvara \u00e8 il controllore di Maya, la quale a sua volta controlla quelle jiva che non intendono accettare la loro posizione naturale di subordinazione a Krishna. Se le parti di un corpo rifiutassero di accettare le loro funzioni naturali e di agire per il nutrimento dello stomaco, le prime a soffrirne sarebbero le parti stesse.<\/p>\n<p>Nel 1973, durante una lezione sulla Bhagavad-gita, Prabhupada raccont\u00f2 una storia che troviamo istruttiva: &#8220;Colui che gode \u00e8 lo stomaco e non nessun&#8217;altra parte del corpo. C&#8217;\u00e8 una storia nella Hitopanisad, Hitopadesa, dal quale la favola di Esopo \u00e8 tradotta. C&#8217;\u00e8 una storia, udarendriyanam&#8230; Udara significa lo stomaco e indriya significa i sensi&#8230; tutti i sensi si incontrarono insieme per una riunione, dicendo&#8230; &#8220;Noi lavoriamo tutto il giorno.&#8221; Le gambe dissero: &#8220;S\u00ec, io cammino tutto il giorno.&#8221; Le mani dissero: &#8220;Anche noi lavoriamo tutto il giorno. Qualsiasi cosa il corpo ci comanda, noi lo facciamo: andate l\u00e0 e prendete il cibo. E poi cuciniamo anche.&#8221; E gli occhi dissero: &#8220;Noi guardiamo tutto il giorno.&#8221; Cos\u00ec tutte le parti del corpo&#8230; fecero uno sciopero, dicendo: &#8220;Noi non lavoreremo pi\u00f9 per lo stomaco che mangia soltanto. Noi lavoriamo sempre e lui non fa altro che mangiare e godere del cibo.&#8221; Fecero uno sciopero&#8230; Dopo due o tre giorni si incontrarono di nuovo e dissero: &#8220;Ci sentiamo deboli, non riusciamo pi\u00f9 a lavorare. Perch\u00e9 sta succedendo questo?&#8221; Allora lo stomaco disse: &#8220;Vi sentite male perch\u00e9 io non sto mangiando. Se volete sentirvi bene dovete darmi da mangiare, altrimenti&#8230; Io sono il goditore. Voi non siete i goditori. Voi dovete arrangiare situazioni per il mio godimento. Questa \u00e8 la vostra posizione costituzionale.&#8221; Cos\u00ec essi compresero: &#8220;S\u00ec non possiamo godere direttamente. Non \u00e8 possibile.&#8221; Il godimento deve passare attraverso lo stomaco. Se prendete un rasagulla, voi, le dita, non potete goderne direttamente. Dovete portarlo alla bocca e quando arriva allo stomaco immediatamente c&#8217;\u00e8 l&#8217;energia. E non solo le dita ne gioiscono, ma anche gli occhi: tutto il corpo ne sente soddisfazione. Srila Prabhupada continua: cos\u00ec, il vero goditore \u00e8 Krsna. Krsna dice: bhoktaram yajna tapasam sarva loka mahesvaram e se noi collaboriamo con Krsna, attraverso la sua felicit\u00e0 noi diventeremo felici. Questa \u00e8 la nostra posizione (naturale). Questa \u00e8 vera conoscenza.suhrdam sarva bhutanam jnatva mam santim rcchati&#8230; Krsna \u00e8 il goditore naturale.<\/p>\n<p>E&#8217; erroneo, perci\u00f2, credere che l&#8217;Uno&#8230; Brahman (la coscienza incontaminata e trascendentale), sia simultaneamente l&#8217;essenza stessa della conoscenza (in quanto alla base dell&#8217;esistenza stessa di Maya) e allo stesso tempo possa essere coperta dall&#8217;ignoranza, cadendo vittima di quella Maya. E&#8217; in quest&#8217;ottica che si pu\u00f2 capire la differenza tra Isvara e jiva. Ne consegue che, a causa delle rispettive differenze nelle loro capacit\u00e0 naturali, i due (Isvara e jiva) sono essenzialmente distinti.<\/p>\n<p>Questo passaggio \u00e8 cos\u00ec chiaro che non necessiterebbe ulteriori spiegazioni. <\/p>\n<p>Tuttavia Sri Baladeva, nel commento a questo verso, dice alcune cose interessanti che meritano attenzione.<\/p>\n<p>Rifacendosi alla dottrina di Sankara, l&#8217;Acarya dice: Sankara si basa su mantra vedici come &#8220;Uno senza un Secondo&#8221;, &#8220;Brahman \u00e8 Coscienza e Felicit\u00e0&#8221;, &#8220;non ammette diversit\u00e0&#8221;, e altri, secondo cui la Realt\u00e0 Assoluta viene suggerita come non-duale, pura coscienza e non altro, brahman privo di qualit\u00e0. Sankara suggerisce che Brahman possiede in S\u00e9 le due funzioni di vidya ed avidya&#8230; Quando si associa con vidya viene a nascere la coscienza di Isvara e quando si pone in contatto con avidya viene ad essere quella della jiva. In altre parole, il Brahman privo di attributi possiede in s\u00e9 tutti gli opposti, dai quali provengono isvara e jiva. Quando, per\u00f2, ajnana (sia che si presenti come Conoscenza o come Ignoranza) \u00e8 rimossa (grazie alla conoscenza vera della propria natura), isvara e jiva cessano di esistere e rimane solo la pura coscienza priva di attributi e non-duale. Sri Baladeva conclude la sua spiegazione con un frase in cui intravediamo anche del sarcasmo: Che peccato deve aver commesso Brahman per dover soffrire ogni tipo di confusione e pena? Nessun Acarya Vaisnava accetterebbe mai una teoria che preveda la caduta del Signore Supremo. Questa dottrina ha il solo compito di confondere chi vuole rimanere confuso.<\/p>\n<p>Inoltre, a noi sembra che il Brahman degli Advaita-vadi, per essere nirguna, cio\u00e8 privo di qualit\u00e0, possegga fin troppi attributi.<\/p>\n<p>Sri Jiva conclude il verso facendo notare che le differenze e le capacit\u00e0 naturali di Isvara e delle jiva sono cos\u00ec diverse tra loro che i due non potrebbero mai essere la stessa cosa. L&#8217;idea \u00e8 condannata dalla stessa logica. Infatti il primo controlla Maya, il secondo ne \u00e8 controllato. Le Scritture dicono che solo se prendiamo rifugio ai piedi di loto del Signore sar\u00e0 possibile vincere la nostra battaglia contro l&#8217;illusione. Se jiva fosse quel Signore, non si capisce perch\u00e9 dovrebbe sottomettersi a qualcun altro, n\u00e9 a chi dovrebbe arrendersi.<\/p>\n<p>Nella sezione trentasei, l&#8217;autore del Tattva-sandarbha dice che le distinzioni tra le due entit\u00e0 non possono essere spiegate con le teorie dette Pariccheda-vada e Pratibimba-vada. <\/p>\n<p>Il \u201cna\u201d, negazione sanscrita, che troviamo all&#8217;inizio della frase \u00e8 perentorio, intendendo che non c&#8217;\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 che queste due teorie mayavada possano trovare spazi nel mondo Gaudiya-Vaisnava.<\/p>\n<p>La Pariccheda-vada \u00e8 stata gi\u00e0 menzionata in precedenza. La riproponiamo: lo spazio contenuto in un&#8217;anfora in realt\u00e0 \u00e8 un tutt&#8217;uno con lo spazio totale; sono le pareti dell&#8217;anfora stessa che gli faranno credere di essere qualcos&#8217;altro. Rompendo l&#8217;anfora torner\u00e0 a essere quello che in realt\u00e0 \u00e8 sempre stato, cio\u00e8 un tutt&#8217;uno con lo spazio.<\/p>\n<p>La Pratibimba-vada, ovvero la teoria del riflesso, sostiene che come il sole sembra essere plurale quando riflesso in vari corpi d&#8217;acqua e sembra muoversi quando l&#8217;acqua si muove, cos\u00ec Brahman sembra essere molteplice quando riflesso nelle menti delle jiva e quando sembra assumere le caratteristiche della jiva.<\/p>\n<p>E&#8217; il Gosvami di Vrindavana stesso che, con queste parole, risponde alla Pariccheda-vada: <\/p>\n<p>Se le sovrastrutture limitanti (upadhi) fossero oggettivamente reali e non il risultato dell&#8217;ignoranza, allora Brahman, che \u00e8 al di l\u00e0 del reame oggettivo, non potrebbe essere soggetto ad alcun sezionamento. <\/p>\n<p>In altre parole, usando lo stesso esempio degli Advaita-vadi, se le anfore fossero reali, allora la teoria per cui solo Brahman esiste verrebbe ad essere nullificata. Se invece le anfore fossero irreali, Brahman non potrebbe esserne limitato.<\/p>\n<p>Alla Pratibimba-vada Jiva Gosvami risponde in questo modo:<\/p>\n<p>\u2026ci\u00f2 che \u00e8 privo di attributi, onnipervadente e senza parti, non pu\u00f2 riflettersi da nessuna parte; ci\u00f2 che \u00e8 privo di attributi non pu\u00f2 avere connessioni con appendici superflue; se Brahman \u00e8 onnipervadente, non ci possono essere distinzione tra l&#8217;oggetto e il suo riflesso; e ci\u00f2 che \u00e8 senza parti non pu\u00f2 essere percepito. <\/p>\n<p>Sri Jiva sta utilizzando gli stessi argomenti mayavadi per far notare quante incongruenze esistono nelle loro teorie. Il sole che si riflette nell&#8217;acqua \u00e8 un corpo limitato, che possiede attributi e che \u00e8 composto di sezioni. Altrimenti non potrebbe riflettersi nell&#8217;acqua, anche perch\u00e9, essendo onnipervadente (come predicano i mayavadi), non ci dovrebbe essere distinzioni di alcun tipo tra il sole e l&#8217;acqua. Baladeva Vidyabhusana aggiunge che &#8220;non pu\u00f2 essere che Isvara e jiva siano porzioni separate di Brahman, divise da aggiunti reali (come i pezzi di una pietra tagliati da uno scalpello), in quanto Brahman \u00e8 indivisibile e privo di parti&#8221;.<\/p>\n<p>Nella sezione trentotto, Jiva Gosvami polemizza con gli Advaita-vadi dicendo che anche se le dottrine della &#8220;divisione&#8221; e del &#8220;riflesso&#8221; rispondessero a realt\u00e0, questi non potrebbero certamente essere negati con la semplice convinzione che i termini tat e tvam (che indicano rispettivamente Isvara e jiva) si riferiscano alla stessa realt\u00e0, cio\u00e8 a Brahman. In altre parole, per controbattere qualcosa di reale ci vuole ben pi\u00f9 della convinzione. Sri Baladeva ironizza: &#8220;nessuno galeotto \u00e8 mai diventato re semplicemente pensando, io sono il re.&#8221; Con queste parole i professori Vaisnava destituiscono di validit\u00e0 il procedimento che si basa sulla accumulazione della conoscenza (jnana-marga) tanto caro agli Advaita-vadi.<\/p>\n<p>Inoltre, se si sostenesse che \u00e8 grazie al potere straordinario dell&#8217;essere a cui ci si rivolge col termine tat che gli aggiunti superflui (upadhi) possono essere rimossi, allora la loro opinione concorderebbe con la nostra. <\/p>\n<p>Per\u00f2 in questo caso i mayavadi cadrebbero in una contraddizione irrisolvibile, in quanto chi \u00e8 in grado di accordare la liberazione non pu\u00f2 cadere vittima della prigionia. Brahman \u00e8 certamente colui che accorda la liberazione; perci\u00f2 \u00e8 chiamato Mukunda. Nessun prigioniero (neanche uno allo stato potenziale) pu\u00f2 concedere la liberazione dall&#8217;energia materiale.<\/p>\n<p>Anche la teoria del sogno non trova Sri Jiva d&#8217;accordo. Secondo questa, porzioni dell&#8217;illimitato Brahman sognano di essere qualcosa che non sono. Il risveglio alla Conoscenza trascendentale fa s\u00ec che esse comprendano di essere null&#8217;altro che Brahman stesso. Ma queste idee non potrebbero sostenere un contenzioso, per cui l&#8217;Acarya le definisce sciocche diversioni che allontanano dalla verit\u00e0, in quanto questa e altre teorie mayavada non sono in grado di provare nulla.<\/p>\n<p>Chi cerca di ridurre tutto alla combinazione di Brahman e Avidya, cade in una serie di contraddizioni irrisolvibili: infatti alla pi\u00f9 elementare delle logiche il puro Brahman non potrebbe che rimanere per sempre incontaminato, a causa della perfetta assenza di contatto con Avidya. E visto che le jiva (che altro non sono che porzioni di Brahman) sono evidentemente venute a contatto con Avidya, ne consegue che jiva e Brahman non possono essere la stessa cosa.<\/p>\n<p>Isvara \u00e8 Brahman, il quale \u00e8 l&#8217;origine di Maya, la quale copre la jiva quando questa \u00e8 ottenebrata dall&#8217;ignoranza; alla luce di esperienze dirette e sulla base delle Scritture, questa Maya appartiene a Isvara. Dunque, logicamente, Isvara e jiva non possono essere la medesima cosa.<\/p>\n<p>  Come pu\u00f2 Avidya esistere all&#8217;interno di colui che \u00e8 pura e perfetta Vidya? La cosa \u00e8 impossibile: le due essenze si annullerebbero a vicenda.<\/p>\n<p>Se la Abheda-vada (la dottrina della non differenziazione) corrispondesse alla realt\u00e0, i saggi realizzati lo avrebbero testimoniato. Invece negli insegnamenti e nelle esperienze di Vyasa, di Sukadeva e di Suta Gosvami troviamo la descrizione del contrario. Vyasa infatti vide distintamente che il Purna-purusa, l&#8217;energia illusoria (Maya) e la jiva che cade vittima dell&#8217;illusione erano tre entit\u00e0 diverse. Se cos\u00ec non fosse stato, Sukadeva non si sarebbe mai sentito attratto alle lila di Krishna e Suta Gosvami non avrebbe parlato 18.000 versi che attestano la superiorit\u00e0 del servizio devozionale rispetto a qualsiasi altro grado di realizzazione. Caitanya Mahaprabhu dice:<\/p>\n<p>krishna name ye ananda-sindhu-asvadana<br \/>\nbrahmananda tara age khatodaka-sama<br \/>\n&#8220;Comparato all&#8217;oceano di felicit\u00e0 trascendentale che si gusta cantando il mantra Hare Krishna, il piacere derivato dalla realizzazione del Brahman (brahmananda) \u00e8 come la poca acqua contenuta in un canale.&#8221; (Caitanya Caritamrta Adilila 7.97).<\/p>\n<p>Il Signore continua citando un verso dall&#8217;Hari-bhakti-sudhodaya (14.36). E nel suo Bhakti-rasamrita-sindhu (1.1.38), Rupa Gosvami dice:<\/p>\n<p>&#8220;Anche se il brahmananda venisse moltiplicato per un milione, non potrebbe essere comparato neanche a una porzione atomica del piacere che \u00e8 possibile gustare nel puro servizio devozionale.&#8221;<\/p>\n<p>Dunque sia le Scritture che i grandi santi e studiosi sono d&#8217;accordo nel considerare che Isvara (Sri Krishna) e le jiva sono essenzialmente diverse in identit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche il Brahma-sutra di Krishna Dvaipayana Vyasa concorda nel contestare le dottrine appena discusse. Le due teorie mayavada che abbiamo appena discusso possono essere utilizzate positivamente solo in senso secondario.<\/p>\n<p>Jiva Gosvami chiarisce cosa s&#8217;intende per &#8220;possono essere utilizzate positivamente solo in senso secondario&#8221;.<\/p>\n<p>&#8230; quelle scritture che propongono la non-differenza possono essere utilizzate per giungere alla stessa conclusione a cui giunge Vyasa durante il samadhi&#8230; evitando la contraddizione (presente nell&#8217;affermazione per cui) isvara e jiva siano identici e separati; poich\u00e9&#8230;, a causa della inconcepibile potenza che \u00e8 propria di Isvara, essi sono contemporaneamente identici e separati, come gli innumerevoli raggi e il sole.<\/p>\n<p>Il concetto sembra pi\u00f9 difficile di quanto lo sia effettivamente. Baladeva Vidyabhusana lo spiega con un&#8217;analogia: ci sono due ragazzi brahmana, uno scuro di pelle e l&#8217;altro chiaro; entrambi sono brahmana, ma sono anche due persone distinte. Cos\u00ec Isvara e la jiva sono tutti e due di natura spirituale, ma Krishna \u00e8 Isvara e l&#8217;anima individuale (noi) \u00e8 infinitesimale, ognuno con una propria eterna individualit\u00e0. Il Gosvami Maharaja mostra cos\u00ec la sua totale aderenza agli insegnamenti del Mahaprabhu, proponendo e spiegando con parole semplici la celebre acintya-bhedabheda-tattva, la simultanea uguaglianza e differenza.<\/p>\n<p>Abbiamo cos\u00ec provato che Isvara e jiva sono distinti. Il primo \u00e8 alla base (dell&#8217;esistenza) di Maya e il secondo \u00e8 invece la vittima di Maya. In definitiva solo l&#8217;adorazione di Isvara (da parte della jiva) pu\u00f2 essere il giusto abhideya.<\/p>\n<p>Sri Jiva giunge alle seguenti conclusioni:<br \/>\na) avendo stabilito che Isvara e jiva sono distinti,<br \/>\nb) e che il primo \u00e8 supremo e che il secondo gli \u00e8 subordinato,<br \/>\nc) ne conseguiamo che il mezzo di realizzazione supremo \u00e8 l&#8217;adorazione e la venerazione di Isvara.<\/p>\n<p>Questa conclusione ci conduce al prossimo argomento, soggetto di virtuosa discussione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Argomento Quindicesimo &#8211; N\u00e9 la materia n\u00e9 le jiva sono un tutt&#8217;uno con il Supremo tatra jivasya tradrsacidrupatve &#8216;pi paramesvarato vailaksanyam iti yaya sammohita iti ca darsayati Qui le frasi &#8220;Maya \u00e8 all&#8217;esterno di Lui&#8221; (SB &hellip; <a class=\"kt-excerpt-readmore\" href=\"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/tattva-sandarbha-di-jiva-gosvami-in-italiano-argomento-quindicesimo-ne-la-materia-ne-le-jiva-sono-un-tuttuno-con-il-supremo\/\" aria-label=\"Tattva Sandarbha di Jiva Gosvami in Italiano &#8211; Argomento Quindicesimo &#8211; N\u00e9 la materia n\u00e9 le jiva sono un tutt&#8217;uno con il Supremo\">Read More<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":81,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[138,4],"tags":[],"class_list":["post-33029","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-area9","category-italiano"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-26 18:20:06","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/users\/81"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33029"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33029\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33029"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33029"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}