{"id":32984,"date":"2020-01-14T17:08:25","date_gmt":"2020-01-14T22:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/?p=32984"},"modified":"2022-01-14T17:09:39","modified_gmt":"2022-01-14T22:09:39","slug":"tattva-sandarbha-di-jiva-gosvami-in-italiano-biografia-di-srila-jiva-gosvami-prabhupada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.isvara.org\/archive\/tattva-sandarbha-di-jiva-gosvami-in-italiano-biografia-di-srila-jiva-gosvami-prabhupada\/","title":{"rendered":"Tattva Sandarbha di Jiva Gosvami in Italiano &#8211; Biografia di Srila Jiva Gosvami Prabhupada"},"content":{"rendered":"<p>Senza dubbio alcuno, \u00e8 uno dei personaggi pi\u00f9 affascinanti di tutta la tradizione Vaisnava. Su di lui \u00e8 difficile non soffermarsi, ammirati davanti a tanta scienza e devozione.<br \/>\nNegli scritti del nostro maestro spirituale, Bhaktivedanta Svami Prabhupada, dopo il nome di Jiva Gosvami compare svariate volte il termine &#8220;Prabhupada&#8221;, titolo onorifico conferito a guru particolarmente importanti: infatti il significato \u00e8 &#8220;colui ai cui piedi tutti i maestri siedono&#8221;. Nei numerosi testi che abbiamo a nostra disposizione, tale titolo viene rivolto soltanto a quattro eminenti personalit\u00e0: Rupa Gosvami Prabhupada, Jiva Gosvami Prabhupada, Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada e Bhaktivedanta Svami Prabhupada. Il &#8220;nostro&#8221; Prabhupada si rivolge con questo appellativo solo ai primi tre: questo, per\u00f2, non sta a significare che non siano vissuti altri grandi maestri ugualmente degni di tale onore.<br \/>\nNote generali<br \/>\nCome nel caso di molti altri Acarya Vaisnava, la data precisa della nascita e della scomparsa del Gosvami \u00e8 dubbia e lo stesso Bhaktivinode Thakur ammette l&#8217;esistenza del problema. Le date pi\u00f9 accreditate sono l&#8217;anno 1513 per la nascita e l&#8217;anno 1598 per la scomparsa. Perci\u00f2, deve essere vissuto all&#8217;incirca 85 anni. Altre autorit\u00e0 indicano nel 1608 la data della sua scomparsa.<br \/>\nEgli stesso ci informa della sua genealogia e lo fa in una delle sue opere, il Laghu-tosani, un commentario al Vaisnava-tosani, importante scritto di Sanatana Gosvami. Il Laghu-tosani riveste un&#8217;importanza storica considerevole perch\u00e9 in esso sono contenute quelle poche informazioni che si conoscono sulla famiglia di Rupa e Sanatana, gli zii paterni di Jiva Gosvami.<br \/>\nLa sua vita \u00e8 stata un vero e perfetto esempio di vita devozionale, avendo dedicato ogni secondo della propria esistenza allo sforzo di codificare la filosofia di Sri Caitanya per il beneficio dell&#8217;umanit\u00e0 intera. Grazie a questa completa dedizione allo studio e alla scrittura, Jiva Gosvami \u00e8 apprezzato come il predicatore pi\u00f9 sistematico tra i sei Gosvami ed \u00e8 giustamente riconosciuto come il pi\u00f9 grande filosofo della storia indiana.<br \/>\nI sei Gosvami di Vrindavana<br \/>\nChi \u00e8 gi\u00e0 addentrato nella storia del Vaisnavismo-Gaudiya, sa che agli inizi del sedicesimo secolo i Gosvami furono mandati da Caitanya Mahaprabhu a Vrindavana, con il compito di ritrovare i luoghi che, 4.500 anni orsono, avevano visto le gesta trascendentali di Krishna e dei Suoi puri devoti. Nel tempo erano state perse le tracce di questi posti santi, che era importante ritrovare e restituire all&#8217;originale splendore. Il Signore Caitanya aveva anche chiesto loro di scrivere libri sulla bhakti.<\/p>\n<p>Molti furono i grandi e puri devoti che risedettero a Vraja, ma i pi\u00f9 importanti furono sei: Rupa, Sanatana, Raghunatha dasa, Gopala Bhatta, Raghunatha Bhatta e Jiva. La loro contribuzione alla diffusione del vaishnavismo-gaudiya \u00e8 straordinaria, tanto che noi stessi, appartenenti al Movimento per la Coscienza di Krishna, amiamo anche chiamarci &#8220;Rupanuga&#8221;, discendenti di Rupa Gosvami.<\/p>\n<p>Tra i sei, Jiva Gosvami era il pi\u00f9 giovane e fu anche l&#8217;ultimo ad arrivare a Vrindavana. Questa \u00e8 la ragione per cui non troviamo il suo nome nelle prime biografie del Mahaprabhu. Quel poco che si sa di lui lo apprendiamo dal Bhakti-ratnakara, scritto da Narahari Cakravarti e dal Prema-vilasa, compilato da Nityananda das, un discepolo di Srimati Jahnava devi, moglie di Nityananda Prabhu.<\/p>\n<p>Proprio a causa delle scarse informazioni che si hanno su questo personaggio, nel corso del tempo molti dubbi sono sorti tra gli storiografi. Il primo riguarda l&#8217;anno preciso della sua nascita: alcuni palesano le proprie perplessit\u00e0 sul fatto che Jiva possa essere nato nel 1513, data che noi stessi poc&#8217;anzi abbiamo fornito come la pi\u00f9 probabile. Nel Bhakti-ratnakara si afferma che Sri Jiva si trovava a Ramakeli quando il padre e gli zii incontrarono Sri Caitanya. Era l&#8217;anno 1514: dunque, il Gosvami Maharaja avrebbe dovuto avere appena un anno.<br \/>\nFin qui nulla di strano. I problemi sorgono quando si legge una frase dell&#8217;opera appena citata che ci descrive Jiva Gosvami all&#8217;ascolto delle parole del Signore Caitanya, apprendendone subito l&#8217;essenza. Alla luce di ci\u00f2 \u00e8 ragionevole fare due supposizioni: o quella data \u00e8 approssimativa, oppure Sri Jiva era un bambino delle capacit\u00e0 miracolose. La seconda ipotesi non \u00e8 da scartare visto che, secondo le Scritture, il Gosvami era l&#8217;incarnazione di una gopi, Vilasa-manjari, e perci\u00f2 non era un uomo comune. La nostra tradizione ci riporta altre circostanze ugualmente straordinarie, come nei casi di Prahlada e di Sukadeva Gosvami, che appresero la filosofia dai loro maestri quando erano ancora nei ventri delle loro madri.<br \/>\nI primi anni di vita<br \/>\nSuo padre si chiamava Vallabha, ed era il fratello di Rupa e Sanatana. Il giorno in cui Vallabha accett\u00f2 iniziazione da Sri Caitanya, aveva ricevuto il nome di Anupama.<\/p>\n<p>Si racconta che quando il Signore aveva incontrato Rupa e Sanatana a Ramakeli, Jiva di nascosto ne aveva ascoltato le sacre parole e le aveva serbate nel cuore. Poco dopo il secondo incontro del Mahaprabhu con il padre e gli zii (ad Allahabad), durante un viaggio Anupama aveva abbandonato il suo corpo mortale, lasciando Jiva orfano di padre. Jiva era appena un bambino, ma questa esperienza aveva avuto un profondo effetto su di lui, dandogli un&#8217;immediata realizzazione di quanto crudeli possano essere le leggi del mondo materiale.<\/p>\n<p>Fin dai primi giorni della sua vita, manifest\u00f2 tutte le qualit\u00e0 fisiche di una grande personalit\u00e0 (maha-purusa) e le sue caratteristiche intellettuali non furono da meno. Fu un vero e proprio bambino prodigio, tanto che in brevissimo tempo divenne maestro nella grammatica, nella poesia, nella logica e nell&#8217;ermeneutica scritturale.<\/p>\n<p>Crescendo, scelse di adorare le divinit\u00e0 di Krishna e Balarama, che per lui erano gli stessi Caitanya e Nityananda reincarnati. In quegli anni, di tanto in tanto, gli giungevano notizie degli zii, Rupa e Sanatana: erano a Vrindavana e stavano lavorando per ricostruire l&#8217;intera tradizione della Krishna-bhakti. Nel suo cuore un solo desiderio: andare a vivere insieme a loro.<\/p>\n<p>Un altro grande desiderio della sua giovent\u00f9 fu quello di andare a visitare Navadvip, ma sua madre non gli concesse mai il permesso per paura che prendesse l&#8217;ordine della rinuncia e la lasciasse sola. Tuttavia un giorno, con la scusa di un viaggio a Fatehabad, riusc\u00ec a raggiungere Navadvip, dove incontr\u00f2 Nityananda Prabhu, ed allora ebbe la certezza che quest&#8217;ultimo non fosse differente da Balarama.<\/p>\n<p>Era poco pi\u00f9 di un ragazzo quando sub\u00ec un secondo grave lutto: la morte della madre. A quel punto decise di prendere il sannyasa e di andare a Vraja. Prima, per\u00f2, volle ritornare a Navadvipa, dove di nuovo incontr\u00f2 Nityananda Prabhu, insieme al quale visit\u00f2 i luoghi che erano stati testimoni dei passatempi giovanili di Sri Caitanya Mahaprabhu. Di questo viaggio troviamo interessanti dettagli nel Navadvip Dham Mahatmya di Thakura Bhaktivinode. Nityananda in persona gli fece visitare tutti i luoghi sacri di Navadvip, tra cui la famosa casa di Srivasa, dove si erano svolti i primi fantastici kirtana. Quando Sri Jiva incontr\u00f2 Srivasa Thakur, questi gli fece conoscere Sacidevi e Visnupriya, le quali in suo onore vollero preparare un delizioso prasada. Vamsivadana, il servitore di Saci, lo accompagn\u00f2 poi al tempio di Jagannath Misra, dove questi aveva adorato la famosa divinit\u00e0 di Laksmi-Narayana.<br \/>\nIn quei giorni Jiva visit\u00f2 tutte le nove isole di Navadvipa.<\/p>\n<p>Nel corso del pellegrinaggio, Nityananda diede istruzione a Jiva Gosvami di andare a Vrindavana passando per Benares. Nityananda desiderava che egli andasse a trovare Madhusudana Vacaspati, un discepolo di Sarvabhauma Bhattacarya, e prendesse lezioni da lui. Giunto a Varanasi (Benares), Sri Jiva trov\u00f2 subito il Vacaspati e lo accett\u00f2 come insegnante. Risedette in questo importante centro della cultura per un certo periodo, avendo cos\u00ec l&#8217;opportunit\u00e0 di completare i suoi studi di sanscrito. Presto divenne famoso per la sua vastissima erudizione. In quei giorni cominci\u00f2 il suo lavoro di scrittore, con il Sarva-sanga-vadini, il suo primo lavoro, dove presenta vari commenti sui Vedanta-sutra. L&#8217;Universit\u00e0 di Benares, in riconoscimento ai suoi meriti, gli ha dedicato un intero dipartimento di studi, tuttora funzionante.<\/p>\n<p>Arrivo a Vrindavana<br \/>\nSri Jiva non aveva certamente dimenticato l&#8217;istruzione di Nityananda Prabhu di andare a Vrindavana e di vivere con gli zii. Dopo qualche anno sent\u00ec crescere in s\u00e9 un desiderio ardente di ricongiungersi a loro; lasci\u00f2 cos\u00ec Benares e part\u00ec per Vrindavana. Era il 1533: Jiva aveva venti anni.<br \/>\nA parte la sua incredibile produzione letteraria (pare che abbia scritto non meno di 400.000 versi sanscriti), non si sa molto della sua permanenza a Vrindavana. Il Bhakti-ratnakara ci informa che quando vi giunse, oltre agli altri cinque Gosvami, trov\u00f2 anche Prabodhananda Sarasvati, Kasisvara Pandita e Krishnadasa Kaviraja; ma certamente a quel tempo dovevano esserci molti altri bhakta.<br \/>\nSri Jiva avrebbe voluto accettare l&#8217;iniziazione Vaisnava dallo zio maggiore ma, per la naturale umilt\u00e0 che lo contraddistingueva, Sanatana lo mand\u00f2 da Rupa. Conoscendo bene l&#8217;erudizione di Jiva e pensando che un giorno avrebbe potuto diventare arrogante, Rupa Gosvami lo mise alla prova, impegnandolo in servizi umili. Ma questi, per nulla orgoglioso, serv\u00ec lo zio-guru con grande modestia e impegno. Infine Rupa lo accett\u00f2 come discepolo e gli accord\u00f2 l&#8217;iniziazione.<br \/>\nNon molto tempo dopo l&#8217;iniziazione di Sri Jiva, giunse a Vrindavana un grande studioso ed erudito chiamato Rupanarayana. Questi passava per uno dei pi\u00f9 grandi professori dell&#8217;epoca e viaggiava in continuazione con l&#8217;unico scopo di sconfiggere in pubblici dibattiti chiunque avesse avuto l&#8217;ardire di accettare la sfida. Gli sconfitti, poi, ponevano la loro firma su un foglio chiamato jayapatra. Nessuno sapeva resistergli e per questo era conosciuto come Dig-vijaya. La sua presunzione era tanto grande quanto la sua sapienza. Intanto la fama di eruditi dei fratelli Rupa e Sanatana si era cos\u00ec tanto diffusa che Rupanarayana era venuto apposta a Vrindavana per incontrarli e sconfiggerli in dibattito. Ma i due Gosvami, considerando futili tali discussioni e ritenendo pericolosa l&#8217;arroganza causata dall&#8217;erudizione, rifiutarono di dibattere e firmarono il jayapatra, affermando con grande umilt\u00e0 di non essere alla sua altezza. Accecato dalla vanit\u00e0, Rupanarayana pens\u00f2 oramai di essere diventato invincibile.<\/p>\n<p>Prima della sua partenza seppe del loro giovane nipote, Jiva Gosvami, che pure era contornato dalla nomea di grande sapiente. Pensando che il suo nome avrebbe aggiunto una nota di credito alla sua gi\u00e0 smisurata fama, Rupanarayana and\u00f2 da lui e gli mostr\u00f2 la firma degli zii. Vedendo ci\u00f2, Sri Jiva si irrit\u00f2 e accett\u00f2 immediatamente di dibattere. Battuto malamente, sudando freddo per l&#8217;ansiet\u00e0 di non riuscire a contrastare il giovane, Rupanarayana riconobbe la sconfitta e part\u00ec il giorno stesso, per non tornare mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Rupa Gosvami non fu affatto contento dell&#8217;accaduto, perch\u00e9 un rinunciato deve sempre controllare la rabbia e l&#8217;orgoglio. Cos\u00ec pun\u00ec il discepolo mandandolo via da Vrindavana. A Mathura, dove Jiva and\u00f2, pratic\u00f2 grandi austerit\u00e0 al fine di espiare l&#8217;errore commesso.<\/p>\n<p>Fu Sanatana che fece terminare quell&#8217;esilio: un giorno, infatti, accus\u00f2 il fratello di non seguire scrupolosamente le istruzioni di Sri Caitanya. Rupa volle sapere in cosa stesse mancando, e Sanatana gli chiese di recitare le istruzioni di Caitanya Mahaprabhu. Quando giunse alla parola jivadoya (essere misericordiosi nei confronti delle jiva, le anime spirituali), Sanatana lo ferm\u00f2. Rupa cap\u00ec il doppio senso (doveva, cio\u00e8, essere misericordioso nei confronti di Jiva Gosvami) e richiam\u00f2 il discepolo da Mathura. Era passato un anno da quando Jiva aveva lasciato Vrindavana.<br \/>\nCritiche a Jiva Gosvami<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi cerca di diffamare Sri Jiva criticando alcuni dei suoi comportamenti. Tali persone non sanno che l&#8217;Acarya pu\u00f2 anche comportarsi in modi incomprensibili al fine di educare i propri discepoli. In certe occasioni i difetti sono solo apparenti, come nella storia riguardante Syamananda Prabhu e il suo guru Hrdaya Caitanya; in altri casi, invece, si tratta di critiche totalmente infondate, come nella questione riguardante Jiva Gosvami e Krishnadas Kaviraja. Questa storia, inventata di sana pianta e introvabile nelle Scritture, \u00e8 rifiutata da tutti e non \u00e8 altro che un diretto insulto a un puro devoto.<br \/>\nUn&#8217;altra critica riguarda il fatto che Jiva Gosvami negasse l&#8217;esistenza o la validit\u00e0 del parakiya-rasa. Srila Prabhupada spiega questo fatto chiarendo che a quel tempo alcuni dei seguaci di Sri Jiva non riuscivano ad accettare l&#8217;idea dell&#8217;amore extraconiugale, anche a livello trascendentale. Per questa ragione egli evit\u00f2 di trattare l&#8217;argomento, proprio per non disturbare le loro menti, e sempre per questa ragione sostenne l&#8217;idea-svakiya. Evit\u00f2 inoltre di insegnare il parakiya-rasa anche per non fornire ulteriori elementi alle deviazioni dei sahajiya, che proliferavano gi\u00e0 allora. Tutte le falsit\u00e0 e critiche sopramenzionate sono state confutate da molti Acarya autentici.<br \/>\nLa sua fama si diffonde<br \/>\nAttratto dalla fama di Jiva Gosvami che si diffondeva sempre pi\u00f9 in tutta l&#8217;India, nell&#8217;anno 1570 l&#8217;imperatore Akbar si rec\u00f2 a Vrindavana allo scopo di incontrarlo. Rimasto senza parole di fronte a tanta sapienza e santit\u00e0, accord\u00f2 il suo incondizionato appoggio a lui e a tutti i Vaisnava di Vrindavana. E fu proprio grazie ai mezzi messi a disposizione da Akbar che i lavori di scavi e costruzioni guadagnarono un grande impulso. Gosvami Prabhupada diresse i suoi uomini nella costruzione dei quattro templi principali e pi\u00f9 antichi dell&#8217;area: Madana-Mohana, Govindadev, Gopinath e Jugala-kisore. Si dice anche che a quel tempo Sri Jiva incontr\u00f2 altri famosi personaggi del mondo Vaisnava, come la poetessa Mirabai, ma non ci sono evidenze che lo provino con certezza.<br \/>\nIl tempio di Radha-Damodara<br \/>\nMolto si sa, invece, della costruzione del tempio di Radha-Damodara. La terra dove oggi sorge la maestosa costruzione fu acquistata da un ricco servitore di Akbar, di nome Alisa Chaudhari, che era stato lasciato l\u00ec dall&#8217;imperatore con il compito specifico di assistere Jiva Gosvami nell&#8217;opera di diffusione del vaisnavismo. Appena il terreno fu acquistato, egli install\u00f2 e cominci\u00f2 a servire fedelmente una coppia di divinit\u00e0 di Radha e Krishna dategli da Rupa Gosvami. Prima ancora che erigessero il tempio, Sri Jiva fece costruire una grande libreria (grantha-bandhara) dove sarebbero stati custoditi gli scritti sacri. Nel suo testamento (Sankalpa-patra) c&#8217;\u00e8 un particolare riferimento alla preservazione dei libri, ai quali dava eccezionale importanza.<br \/>\nNell&#8217;edificio del Tempio di Radha-Damodara, qualche secolo dopo, stette il nostro riverito Srila Prabhupada, Bhaktivedanta Svami, in due stanze situate nel chiostro del tempio. L\u00ec, mentre dalla finestrella della sua stanza poteva vedere i samadhi di Srila Rupa Gosvami e Sri Jiva Gosvami, scrisse i primi tre volumi dello Srimad-Bhagavatam, che oggi sono il nostro pi\u00f9 prezioso tesoro. Da quella stanza \u00e8 partito il Movimento per la Coscienza di Krishna, conosciuto oggi in tutto il mondo. I sei Gosvami stessi si riunivano spesso in quel luogo.<\/p>\n<p>Gli scritti<br \/>\nLe sue opere a noi note sono: 1) Hari-namamrta-vyakarana, 2) Sutra-malika, 3) Dhatu-sangraha, 4) Krishnarcha-dipika, 5) Gopal-virudavali, 6) Rasamrta-sesa, 7) Sri Madhava-mahotsava, 8) Sri Sankalpa kalpavrksa, 9) Bhavartha-sucaka-campu, 10) Gopal-tapani-tika, 11) Brahma-sanghita-tika (o Dik-darsani), 12) Bhakti-rasamrta-sesa, 13) Locana-rocani, 14) Yogasara-stava-tika, 15) Gayatri-bhasya, 16) Una descrizione particolarmente elaborata dei piedi di loto di Krishna, in accordo alla descrizione che troviamo nel Padma Purana, 17) Una descrizione dei piedi di loto di Srimati Radharani, 18) Gopal-champu, 19-25) Sei Sandarbha: Tattva Sandarbha, Bhagavat Sandarbha, Paramatma Sandarbha, Krishna Sandarbha, Bhakti Sandarbha, Priti Sandarbha, pi\u00f9 un settimo chiamato Krama Sandarbha.<\/p>\n<p>Analisi degli scritti<br \/>\nLa preservazione della tradizione mediante una prolifica produzione letteraria divenne il suo pi\u00f9 importante servizio. Ancora oggi gli studiosi sono esterrefatti davanti a tale e tanto lavoro. E&#8217; persino difficile fare una lista dei suoi scritti. Jiva Gosvami ha composto e curato la pubblicazione di almeno venticinque testi, tutti classici importanti della linea gaudiya. Diciamo qualcosa sui pi\u00f9 importanti.<br \/>\nDella sua grammatica, intitolata Hari-namamrta-vyakarana, Janardana Cakravarti ha detto: &#8220;Un trattato molto ingegnoso&#8230; utilizza i nomi di Dio per enunciare le regole della grammatica sanscrita&#8230;&#8221;.<br \/>\nIl tentativo di spiegare la grammatica utilizzando gli innumerevoli appellativi di Krishna aveva avuto un precedente illustre: Sri Caitanya stesso aveva avuto l&#8217;idea mentre insegnava la vyakarana ai suoi studenti di Navadvipa. Perci\u00f2 Jiva Gosvami non ha fatto altro che seguire le orme del maestro.<br \/>\nTra le opere pi\u00f9 intensamente teologiche, troviamo il Gopala-Campu, una grande epica scritta in un complesso stile poetico, che descrive le innumerevoli attivit\u00e0 di Krishna nella Sua manifestazione originale. E&#8217; diviso in due parti: la prima parte (purva) consiste di 33 capitoli e descrive in modo elaborato le attivit\u00e0 di Krishna a Vrindavana. La seconda parte (uttara), composta di 37 capitoli, tratta delle attivit\u00e0 di Krishna a Mathura e a Dvaraka.<br \/>\nUgualmente denso di significati \u00e8 il famoso Krama Sandarbha. Descritto sovente come \u201cil settimo&#8221; dei sei Sandarbha, \u00e8 un commento decisamente elaborato dei dodici canti dello Srimad- Bhagavatam.<br \/>\nForse ancora pi\u00f9 importanti sono i Sat (sei) Sandarbha stessi. Un sunto dei loro contenuti ci viene dato da Srila Prabhupada:<br \/>\n&#8220;Bhagavat-sandarbha \u00e8 anche conosciuto come Sat-sandarbha. Nella prima parte (Tattva-sandarbha), \u00e8 dimostrato che lo Srimad-Bhagavatam \u00e8 l&#8217;evidenza pi\u00f9 autorevole tendente a mostrare direttamente la Verit\u00e0 Assoluta. Il secondo Sandarbha (Bhagavat-sandarbha) traccia una distinzione tra il Brahman impersonale e il Paramatma localizzato&#8230; Il terzo Sandarbha (Paramatma-sandarbha) spiega che il Paramatma esiste all&#8217;interno di milioni e milioni di entit\u00e0 viventi&#8230; \u00e8 anche specificato che le incarnazioni dei lila-avatara rispondono ai desideri dei devoti e che la Suprema Personalit\u00e0 di Dio \u00e8 caratterizzata dalle sei opulenze. Il quarto Sandarbha (Krishna-sandarbha) dimostra che Krishna \u00e8 la Suprema Personalit\u00e0 di Dio&#8230; Nel quinto Sandarbha (Bhakti-sandarbha) viene spiegato come si pu\u00f2 eseguire direttamente il servizio devozionale&#8230; Il sesto Sandarbha (Priti-sandarbha) \u00e8 una dissertazione sull&#8217;amore per Dio&#8230;&#8221;.<br \/>\nSi dice che i sei Sandarbha rappresentano la perfezione di sambandha-jnana, abhideya-jnana e prayojana-jnana: i primi quattro Sandarbha sono dedicati a sambandha; il quinto tratta di abhideya; il sesto di prayojana.<br \/>\nIl Brahma-sanghita-tika (o Dik-darsani) \u00e8 un commento alla Brahma-sanghita. Il Bhakti-rasamrta-sesa \u00e8 un commento al Bhakti-rasamrta-sindhu. Il Locana-rocani \u00e8 un commento all&#8217;Ujjvala-nilamani. Lo Yogasara-stava-tika \u00e8 un commento al Padma Purana. Il Gayatri-bhasya \u00e8 una spiegazione del Gayatri-mantra: riporta gli insegnamenti contenuti al riguardo nell&#8217;Agni Purana.<\/p>\n<p>Il Tattva Sandarbha<br \/>\ninizia qui<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza dubbio alcuno, \u00e8 uno dei personaggi pi\u00f9 affascinanti di tutta la tradizione Vaisnava. Su di lui \u00e8 difficile non soffermarsi, ammirati davanti a tanta scienza e devozione. 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