Garuda decide di liberare sua madre

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Quell’aquila che possedeva una forza divina e che poteva recarsi ovunque volesse, un giorno condusse sua madre dall’altra parte dell’oceano. Li’ Vinata, profondamente afflitta, comincio’a servire sua sorella Kadru come una schiava.

Un giorno quest’ultima chiamo’ Vinata a se’. Lei prontamente venne e si chino’ umilmente. Alla presenza di Garuda, Kadru disse:

“Gentile Vinata, in mezzo all’oceano, in una zona nascosta, ce’ una regione lussureggiante abitata da Naga[1]. Ho voglia di andarci. Portami li’.”

Cosi’ la madre delle aquile prese la sorella sulle spalle e ordino’ a Garuda di far accomodare sulla sua schiena i serpenti figli di Kadru. Cosi’ intrapresero il viaggio.

Il gigantesco uccello comincio’ ad ascendere i cieli, avvicinandosi troppo al sole. A causa del calore eccessivo tutti i serpenti svennero. Vedendo i suoi figli vicini alla morte, Kadru prego’ Indra:

“Mi inchino a te, oh Signore degli Dei. Tu sei l’uccisore di Vritra e di Namuchi. Hai mille occhi e sei il consorte di Saci. Per favore proteggi i miei figli facendo cadere una pioggia copiosa e rinfrescante. Garuda li ha condotti troppo vicini al sole. Oh migliore delle Divinita’, tu sei il nostro grande protettore. Purandara, tu puoi elargire piogge a torrenti. Tu sei Vayu[2], le nuvole, il fuoco e i fulmini nei cieli. Tu sei colui che muove le nuvole e hai lo stesso nome della grande nuvola che avvolge l’universo intero alla fine dello Yuga[3]. Tu sei il tuono feroce e incomparabile e sei le nuvole ruggenti. Tu sei il creatore dei mondi e il loro distruttore. Nessuno ti ha mai vinto in duello. Tu sei la luce di tutte le creature. Tu sei Aditya, Vibhavasu e gli elementi tutti. Tu sei il governatore degli Dei. Tu sei Vishnu. Tu hai mille occhi. Sei una divinita’ e la risorsa finale di tutti. Tu sei amrita e l’adorato soma[4]. Tu sei il momento, il giorno lunare, il bala[5] e lo kshana[6]. Tu sei la fase lunare crescente e discendente. Tu sei kala, kashtha e truti[7]. Tu sei l’anno, le stagioni, i mesi, le notti e i giorni. Tu sei la Terra con le sue montagne e le foreste. Sei anche il firmamento che grazie al sole risplende. Sei anche il grande oceano con onde enormi e nel quale abbondano le balene e altri esseri acquatici tanto grandi da poter ingoiare una balena. Tu sei molto famoso e i saggi ti venerano sempre con menti rapite in meditazione. Per il bene di tutte le creature tu bevi il succo Soma e il burro chiarificato offerti con invocazioni sacre durante i sacrifici. Durante i sacrifici tu sei sempre venerato dai Brahmana che hanno il desiderio di riscuotere un beneficio personale.

“O Deva dalla forza incomparabile, nei Veda e nei Vedanga troviamo tante preghiere grazie alle quali possiamo rivolgerci a te. E’ per questa ragione che i Brahmana eruditi studiano i Veda con attenzione rapita.”

Udite le preghiere di Kadru, Indra monto’ su un cavallo che eccelleva per il vigore e fece coprire il firmamento con masse di nuvole blu. A queste nuvole diede le seguenti istruzioni:

“Fate cadere torrenti d’acqua fresca e vivificante in modo che i figli di Kadru possano salvarsi dal calore bruciante di Surya.”

In pochi minuti quelle nuvole furono illuminate da fulmini e saette. Ruggendo incessantemente le une contro l’altra nella volta celeste versarono acqua in grande abbondanza.

Come conseguenza di quelle tremende nuvole ruggenti che stavano facendo cadere vaste quantita’ di acqua, pareva come se la fine dello Yuga fosse arrivato. Grazie a tutta quell’acqua nacquero nuovi fiumi che erano costantemente agitati da miriadi di onde. A causa del rombo sordo delle nuvole, dei bagliori dei lampi, della violenza del vento e dell’agitazione generale, pareva come se fosse stata posta in atto una danza universale. Il sole e la luna scomparvero dietro le nuvole.

I Naga sulle spalle di Garuda si sentirono rinati grazie a quella pioggia fresca e rigenerante e ringraziarono Indra.

Ma la terra fu sommersa dall’acqua, che giunse persino fino ai pianeti inferiori.

Dopo un po’ Kadru e i serpenti, condotti da Vinata e da Garuda, giunsero all’isola conosciuta come Ramaniyaka.

I Naga avevano riguadagnato tutta la salute e la forza, cosi’ discesero dalla schiena della grande aquila e toccarono terra, loro habitat naturale. Quell’isola era stata assegnata dal creatore dell’universo ai makara e si trovava al confine del terribile Lavana Samudra[8].

Poterono ammirare una meravigliosa foresta lavata dalle onde del mare e che risuonava della musica di cori di uccelli di ogni specie. Ovunque c’erano alberi dai cui rami pendevano una miriade di frutti gustosi e di fiori variopinti. C’erano anche case stupende e molti laghi ricoperti di loto. L’acqua di questi laghi era cristallina e dolce. E l’aria era rinfrescata da brezze profumate.

L’isola di Ramaniyaka era adornata da alberi che crescono solo sulle colline di Malaya ed erano cosi alti che sembrava arrivassero ai pianeti celestiali. In terra si vedevano tanti petali di fiori che cadevano dagli alberi e che la brezza spargeva ovunque. Quella foresta era cosi’ bella che i Gandharva andavano li’ spesso. Era piena di api intossicate dal miele che succhiavano dai fiori.

La vista di tutto cio’ era estremamente piacevole. Quella foresta era magica davvero e attraeva la mente di chiunque ci andasse. Ai figli di Kadru piaceva la foresta dell’isola di Ramaniyaka e ci andavano spesso.

Arrivati li’ i serpenti cominciarono a godersi la vita.

Con tono di comando dissero a Garuda:

“Portaci in qualche altra isola dove ci sia acqua pura. Tu vivi e viaggi nei cieli per cui potresti aver visto qualche altra bella regione che ci puo’ piacere visitare.”

Garuda non rispose. Dopo aver riflettuto per un po’ ando’ da sua madre e chiese:

“Madre, perche’ dobbiamo fare tutto quello che i serpenti ci chiedono? Perche’ ci danno sempre ordini?”

Vinata rispose al suo potente figlio:

“Figlio mio, io sono diventata la schiava di Kadru. I serpenti mi hanno ingannata e fatto si’ che io perdessi la scommessa e la liberta’.”

E gli racconto’ la storia con tutti i dettagli.

Garuda divenne triste e ando’ dai serpenti.

“Ditemi, o Naga, come posso far riguadagnare la liberta’ a mia madre? Cosa posso portarvi? Cosa posso dirvi? Che atto di prodezza volete che io vi dedichi per ridarle la possibilita’ di fare cio’ che vuole della propria vita?”

Essi risposero:

“Portaci l’amrita[9]. Se ce la porterai sarete liberi dalla schiavitu’. Non sara’ una cosa facile. Dovrai strapparla ai Deva con la forza e la prodezza.”

[1] Una razza di serpenti

[2] L’aria o il vento

[3] Samvartaka

[4] Una bevanda che cura e rida’ vigore. Si trova sulla Luna

[5] Un minuto circa

[6] Quattro minuti circa

[7] Altre misure di tempo

[8] L’oceano di sale

[9] L’ambrosia che da’ una vita cosi’ lunga da essere paragonabile all’immortalita’

 

 

Questa è una sezione del libro “Il Sacrificio dei Serpenti”, in lingua italiana.

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