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Dasa
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Syamananda Pandita

Postby Dasa » Sunday 8 January 2017, 21:32

Krishna Mandal e sua moglie, Durika Dasi, erano Bengalesi che si erano stabiliti a Dandeshwar (Darendra Bahadurapur), nel distretto di Midnapur in Orissa (che si estende fino al Bengala). Appartenevano alla casta dei Sadgopa (una sottocasta di sudra il cui compito consisteva nel distribuire il latte) e desideravano molto avere dei bambini; ma ogni volta che concepivano, il bambino moriva appena nato. Quando finalmente uno dei loro figli sopravvisse, decisero di chiamarlo Dukhi (l’infelice), con la speranza che il dio della morte ricordasse la morte prematura dei suoi fratelli e lo risparmiasse.
Secondo il Syamananda Charit, Dukhi nacque circa un anno dopo la scomparsa di Sri Caitanya Mahaprabhu.

L’infanzia di Dukhi.

Egli era la vita dei suoi genitori. Fin dall’infanzia essi erano soliti infondere in lui le glorie di Sri Caitanya, di Nityananda e degli altri maestri Vaisnava. Dukhi aveva una spiccata predisposizione religiosa ed esultava all’ascolto del nome di Sri Caitanya, che a quel tempo era una parola molto familiare in Orissa. Dukhi ebbe in dono una notevole memoria, molto rara per l’umile casta a cui apparteneva. Terminò i suoi studi di grammatica sanscrita e di altre materie presso la scuola locale. Era calmo e sobrio e giocava raramente. Era un filosofo nato.

Avendo notato la sua spiccata predisposizione per la religione e la filosofia, i suoi amorevoli genitori decisero che Dukhi dovesse scegliere personalmente il proprio guru. Krishna Mandal e Durika sapevano di essere dopotutto soltanto dei sudra, ma il loro ragazzo aveva una naturale inclinazione per le attività intellettuali e sacerdotali e decisero quindi di lasciar fare a lui, mettendolo solo in guardia dal prendere decisioni affrettate e dai facili entusiasmi. Benché fosse solo un ragazzo, Dukhi aveva già deciso chi doveva essere il suo guru: “Il mio guru è Hridoy Caitanya! Vive ad Ambika Kalna, nel Bengala, e il suo guru è Gauridas Pandit, associato intimo di Mahaprabhu. Hridoy Caitanya serve fedelmente Sri Gauridas prendendosi cura delle immagini di Gaura-Nitai”. Dukhi pregò suo padre: “Dammi per favore il permesso di andare da lui”. “Ma è molto lontano e tu sei solo un ragazzo”, disse Krishna Mandal.
Vedendo il padre così ansioso, Dukhi rispose: “Molta gente va in pellegrinaggio in Bengala. Quando partiranno potrei andare con loro. Si prenderanno cura di me, non preoccuparti”. Dopo aver preso in considerazione diverse alternative, Krishna Mandal si convinse e Dukhi partì per Ambika Kalna. Il viaggio era difficoltoso, ma dopo parecchi giorni Dukhi arrivò alla casa di Abhiram Thakur a Khanakul. In compagnia di quest’autentica incarnazione dei lila di Mahaprabhu, Dukhi cadde in uno stato di estasi spirituale. Subito dopo, egli arrivò ad Ambika Kalna, dove chiese freneticamente a tutti coloro che incontrava dove si trovava il tempio di Gauridas Pandit, adiacente alla casa di Hridoy Caitanya, e la gente di Kalna fu molto felice di indicarglielo.

Hridoy Caitanya

Prima di passare alla descrizione della relazione tra Dukhi e Hridoy Caitanya, forse è meglio dire qualcosa su Gauridas e il suo discepolo. Gauridas Pandit era Subala nei lila di Krishna e nella forma di Gauridas fu uno degli associati più vicini a Caitanya Mahaprabhu. Da Puri, Gauridas si era stabilito ad Ambika Kalna, dove poi lo raggiunse Hridoy Caitanya per abbandonarsi ai suoi piedi di loto.
Secondo la tradizione, Caitanya e Nityananda, si recarono di persona ad Ambika Kalna per posare per le Loro murti che sono attualmente ospitate in questo piccolo tempio. Qui i pellegrini possono anche osservare la Bhagavad-gita incisa su di una foglia di palma, versi che si dice siano stati scritti personalmente da Caitanya Mahaprabhu; il remo che il Signore usò per recarsi a Kalna è ancora conservato nel tempio e c’è ancora l’albero di tamarindo sotto il quale si dice che Gauridas e Mahaprabhu abbiano discusso della filosofia Vaisnava. Anche Dukhi vide queste sacre reliquie. Le Divinità di Gaura-Nitai restano però la parte più importante di Kalna; sono fatte di puro legno neem e si dice siano incredibilmente rassomiglianti a Mahaprabhu e Nityananda. Chiunque vada ad Ambika Kalna può ancora vedere queste Divinità, benché solo per qualche istante, a seguito di un episodio che accadde quando Hridoy Caitanya ricevette questo nome (in precedenza si chiamava “Hridayananda”).

Darshan Jonaki

Una volta, mentre adorava le Divinità di Ambika Kalna, Gauridas osservava l’entusiastico kirtan che si stava tenendo intorno a lui. Come pujari (il sacerdote che presiede all’adorazione) non poteva prendervi parte poiché doveva servire le Divinità durante la cerimonia dell’aratik, offrendo Loro i vari oggetti di culto con mano ferma. Mahaprabhu e Nityananda partecipavano al kirtan e quando giunse al culmine, le murti di Gaura-Nitai installate sull’altare, esattamente identiche a Loro, saltarono giù e si unirono al canto e alla danza estatici.
C’erano quindi due Gaura-Nitai nel kirtan! Gauridas corse verso di Loro inseguendoLi con un bastone ed Essi furono così spaventati che una coppia (o secondo alcune fonti solo Gauranga Mahaprabhu) saltò nel cuore di Hridayananda mentre l’altra ritornò sull’altare. Da quel momento Hridayananda venne chiamato Hridoy Caitanya, perché Mahaprabhu aveva danzato freneticamente nel suo cuore (“hridoy”).
Da quel giorno i sacerdoti del tempio di Gauridas Kalna permettono dei darshan Jonaki (“Lucciola”), molto brevi, mostrando le Divinità solo per un istante per il timore che Esse possano scendere nuovamente dall’altare. Dukhi conosceva questa storia e la reputazione immacolata di Hridoy Caitanya: egli era così puro che Mahaprabhu aveva cercato rifugio in lui saltando nel suo cuore! Questi episodi lo avevano convinto a recarsi a Kalna come prima tappa del suo viaggio. Dukhi si impegnò in servizio devozionale presso il tempio e sviluppò un affetto profondo per Hridoy Caitanya, che insegnò al ragazzo tutto quello che aveva appreso da Gauridas Pandit. Ben presto Hridoy Caitanya iniziò Dukhi dandogli il nome di “Krishnadas” e tutti gli abitanti di Kalna iniziarono ad amarlo perché era il miglior discepolo del suo guru.

Pellegrinaggio

Dopo aver studiato per qualche tempo, Dukhi Krishnadas chiese al suo guru il permesso di viaggiare. Il permesso fu accordato e Dukhi Krishnadas iniziò uno straordinario pellegrinaggio.
Il Rasik-mangal descrive dettagliatamente le città che attrassero il giovane Dukhi-Krishnadas: Vakrishvar, Vaidyanath, Gaya, Benares, Allahbad, e molte altre ancora. Visitò anche tutto il nord, dove generalmente no si recano molti Gaudiya. Poi ritornò a Puri e a Navadvip per vedere i luoghi in cui si svolsero i divertimenti più intimi di Caitanya Mahaprabhu. In totale, il suo viaggio durò più di un anno, dopo di che ritornò al suo villaggio natale in Orissa. Successivamente si recò di nuovo alla casa del suo guru, Hridoy Caitanya, che lo accolse con grande affetto. Essi trascorsero un po’ di tempo insieme, poi Hridoy Caitanya chiese a Krishnadas di andare a Vrindavana e di studiare la letteratura Vaisnava sotto la guida di Jiva Gosvami presso la scuola teologica per studenti avanzati, appena istituita. Krishnadas, sinceramente commosso, obbedì al suo guru, che gli aveva dato una lettera di presentazione per Sri Jiva. Dopo aver visitato la casa di Mahaprabhu e dei Suoi associati di Navadvip ancora in vita, Dukhi Krishnadas lasciò i piedi del suo guru per recarsi nella terra santa di Vrindavana.

Jiva Gosvami

Dukhi Krishnadas raggiunse ben presto Vrindavana. Poco prima del suo arrivo, incontrò un brahmana di nome Sridas, che lo condusse al Radha-kunda per fargli incontrare Raghunath Das Gosvami e Srila Krishnadas Kaviraj. Quando questi due famosi Vaisnava seppero che Dukhi Krishnadas era uno stimato discepolo di Hridoy Caitanya (che sapevano essere il più caro discepolo di Gauridas Pandit), lo accolsero con profondo affetto. Secondo il Bhakti-ratnakara, essi gli fornirono una scorta personale che lo accompagnò ai piedi di loto di Jiva Gosvami.
Quando Sri Jiva vide Dukhi Krishnadas, pianse per l’estasi. Ora il piano di Mahaprabhu era completo. Srinivas, Narottam e Dukhi Krishnadas erano insieme, studiavano e sviluppavano le loro realizzazioni interiori in vista della loro futura missione. Come Srinivas e Narottam, Krishnadas diventò ben presto maestro in ogni settore della conoscenza, dalla grammatica alla poesia e dalla logica all’estetica, dai Veda all’Ujjvala-nilamani di Rupa Gosvami. Divenne esperto in tutta la letteratura dei Gosvami, comprese le opere di Sanatana e Gopal Bhatta e persino i libri appena scritti da Jiva come il Gopal-champu e i Sandarbha. Visse in modo ascetico e divenne la gioia di Vrindavana. Srinivas e Narottam erano fratelli per lui e si prendevano cura di lui in ogni circostanza.

Raganuga-bhajan

Jiva Gosvami aveva l’abitudine di inviare a Kalna rapporti sullo stato di salute di Krishnadas e sui suoi progressi nello studio e Hridoy Caitanya rispondeva chiedendogli di rivelare al suo discepolo i segreti più confidenziali del servizio devozionale. In qualità di guru, Hridoy Caitanya consigliò a Dukhi Krishnadas di accettare Jiva Gosvami come estensione di lui stesso.
Per la grazia di Sri Jiva, Krishnadas adorò Radha e Krishna secondo i metodi del Raganuga-bhajan. Giorno dopo giorno si immergeva sempre di più nel servizio devozionale. Pensando solo ai divertimenti del Signore, egli cadeva ripetutamente in trance per la devozione spontanea. Era costantemente ansioso di meditare sulle attività del Signore nel regno spirituale. Esteriormente, compiva accuratamente il suo sadhana (i suoi servizi quotidiani) che comprendevano la pulizia dell’area del Kalpa-kunja Kutir e portare una brocca d’acqua a Sri Jiva mentre egli serviva interiormente le loro Signorie sotto la guida di Rupa Mannari. Questi servizi servivano a congiungerlo alla piattaforma spirituale quando la sua meditazione raggiungeva lo stadio della perfezione.

Il nupura di Radhika

All’interno del Kalpa-kunja Kutir di Vrindavana, Sri Sri Radha e Krishna manifestano eternamente l’estatica danza del rasa-lila. Chi non è spiritualmente qualificato è incapace di percepire questa realtà, anche se si trova nel punto esatto in cui si compie questa manifestazione divina. Tuttavia, i devoti realizzati come Dukhi Krishnadas, possono vedere la verità polidimensionale della realtà spirituale in tutta la sua gloria.
Un giorno, mentre Radha, Krishna e le gopi manifestavano questa rasa-lila, vennero sommersi da un’estasi particolarmente intensa. I ritmi della musica e della danza uniti all’entusiasmo del momento creavano emozioni indescrivibili. Questo spingeva tutti a parteciparvi con un’urgenza sempre più impellente, danzando con maggior vigore ad ogni istante che passava. Le gopi muovevano i loro corpi al ritmo del cuore di Krishna, circondando Lui e Sri Radha, e suonavano concitatamente diversi strumenti musicali. Suonando, le gopi entravano e uscivano dalla danza vigorosa di Radha e Krishna. Presto la loro danza diventò incontrollabile e Radhika perse il nupura (cavigliera). Nessuno si accorse dello smarrimento del nupura. In realtà Radhika lo aveva deliberatamente smarrito solo per offrire una misericordia speciale a Krishnadas che, arrivato la mattina dopo per compiere la sua usuale pulizia, trovò il nupura d’oro sotto un albero. Krishnadas restò affascinato dalla bellezza del nupura: non poteva sapere che si trattava di un ornamento appartenente a un’altra dimensione, al mondo di Radhika. L’intero kunja brillava per la luce che emanava e così Krishnadas lo toccò con la testa in segno di rispetto. In quel momento, il suo corpo manifestò tutti i diversi sintomi estatici: i peli si rizzarono sul corpo e incominciò a sudare copiosamente. Cominciò a piangere e provò una felicità intensa. Sommerso dall’amore divino, strinse al cuore il nupura e svenne.

Lalita-devi

Dopo parecchio tempo, Dukhi Krishnadas riprese i sensi e cominciò a chiamare Radha e Krishna. Come le gopi impazzite d’amore correvano in ogni direzione, così Krishnadas, colmo di dolore, correva cercando le Loro Signorie. Preso dalla disperazione, gridava continuamente: “Dov’è Radha? Dov’è Krishna? Per piacere, devo trovarLi!”. Infine si calmò, si legò il nupura intorno al collo e continuò a pulire il kunja. Temendo che qualcuno potesse rubarglielo, seppellì infine la cavigliera in un luogo segreto.
Nel frattempo, dopo essere entrata nella Sua stanza, Radha si accorse di aver perso il nupura. Pensando (sapendo) di averlo lascito cadere nel kunja, ordinò a Lalita, la Sua cara amica, di andare a cercarlo. Assunte le sembianze di una anziana signora, Lalita-sundari corse al kunja obbedendo alla richiesta di Radhika. Quando vi arrivò, vide subito Krishnadas e gli chiese quale fosse il suo nome. “Sono Dukhi Krishnadas”, egli rispose.
Hai visto il nupura di mia nuora?, domandò: “Ella è sbadata, e qualche volta quando la mando alla Yamuna a prendermi dell’acqua perde qualcosa. Non posso fidarmi di lei. Dimmi, per piacere, hai trovato il nupura? Posso ricompensarti se me lo restituisci”.
“Dimmi la verità”, chiese Dukhi Krishnadas con molta diffidenza, “dove vivi e come ti chiami?”.
“Sono Radha-dasi”, rispose Lalita, celando la sua vera identità, “appartengo alla famiglia brahminica Kanoj di Vraja”.
Sentendo questo, Krishnadas ammise: “Si, ho trovato un nupura ma non può essere tuo. Appartiene a Sri Radha. Ne sono sicuro perché quando l’ho toccato mi sono sentito cadere nel profondo oceano dell’amore per Dio. Il mio cuore si è gonfiato di ferma devozione e ho perso i sensi. Nessun nupura comune può provocare simili sensazioni”.
“Ascoltami”, continuò Krishnadas, “te lo darò se è veramente tuo. Ma prima devi provarmelo. Andremo al tuo villaggio e mostreremo il nupura ai tuoi vicini. Se lo identificheranno come appartenente a te, sarò lieto di restituirtelo senza discussioni”.
Ascoltata la sua proposta, Lalita, cominciò ad innervosirsi e rivelò la verità: “Hai ragione”, ammise, “stavo cercando di ingannarti. In verità il braccialetto appartiene a Srimati Radharani. Ella è soddisfatta di te quanto lo sono io. Chiedi qualsiasi benedizione e l’avrai. Poi riporterò il nupura a Radhika: sarà felice di sapere che tu l’hai ritrovato”.

“Syamananda”

krishnadas non desiderava nulla per sé e disse: “O Thakurani, devo conoscere la tua vera identità. Solo quando me l’avrai rivelata, ti chiederò una benedizione”.
Lalita condusse Krishnadas in un luogo isolato e rivelò la sua vera identità di Lalita-sundari, dicendogli il proprio nome e in che cosa consisteva il suo servizio a Radhika. Tuttavia ella mantenne il suo aspetto di vecchia signora e lo avvertì: “Ascolta Dukhi Krishnadas: tu sei ansioso di vedere la mia vera forma spirituale, ma questa rivelazione risulterebbe insostenibile per te”.
Egli replicò: “Se tu vuoi, tutto è possibile. Se mi darai la possibilità di sostenerla, ne sarò capace”. Cedendo al suo intenso desiderio, Lalita era adesso pronta ad abbandonare il suo travestimento, ma gli disse di chiudere prima gli occhi. Dopo alcuni minuti, gli permise di guardare la sua sacra forma. Fissando la bellezza incomparabile di Lalita-sundari, Krishnadas perse i sensi e cominciò a schiumare dalla bocca. Quando riprese conoscenza, ella lo calmò con parole gentili, mentre egli si prostrava ai suoi piedi con lacrime d’amore. Lalita pose un piede sulla testa ed egli assaporò la polvere che cadeva dalle sue dita. Controllato completamente dall’energia spirituale, Krishnadas era incapace di parlare. Riusciva solo a piangere.
A questo punto Lalita gli offrì ancora le sue benedizioni: “Cos’altro potrei chiedere?” rispose Krishnadas, “il mio unico desiderio è quello di servire Radha e Krishna sotto la tua guida”. Lalita sorrise, conoscendo bene la ferma determinazione del giovane Krishnadas. “Tu otterrai certamente l’associazione di Radha e Krishna”, disse Lalita, “ma non puoi servirLi con questo corpo. Ti devi preparare mentalmente (manasa seva) a diventare un amico intimo di Sri Radha. Poi potrai venire al kunja con Rupa Mannari e assisterai personalmente al rasa-lila di Radha e Krishna. In quel momento scoprirai la vera identità di ogni persona. Questa è la realizzazione spirituale. Per ora continua a servire Jiva Gosvami in questo corpo e continua a fare il tuo servizio per il kunja. Otterrai molto presto il tuo corpo perfetto (siddha deha)”. Dopo averlo così consigliato, Lalita gli diede un mantra segreto che lei stessa recita per vedere costantemente la forma di Radhika. Poi Krishnadas la condusse nel luogo in cui aveva sepolto il nupura. La vanga di ferro che aveva usato si era trasformata in oro brillante ed egli la usò per riportarlo alla luce. Dopo averlo trovato, posò il nupura sulla propria testa, si prostrò davanti alla forma stupenda di Lalita e restituì il braccialetto, posandolo gentilmente nella sua mano. Dopo aver dato il prezioso ornamento a Lalita, restò sorpreso nel vedere che ella glielo posava sulla testa, muovendoglielo poi intorno in modo mistico. Ella disse: “Possa il tocco dei piedi di Radhika restare impresso sulla tua fronte”. Improvvisamente apparvero sulla fronte di Krishnadas due linee verticali fra le quali, per il tocco del fermaglio del nupura, apparve un puntino. “Da questo momento” disse Lalita “sarai chiamato Syamananda, perché hai dato gioia (ananda) a Radha (Syama) restituendoLe il Suo nupura. Ora torna al tuo kunja e alla tua condizione precedente ma non raccontare a nessuno ciò che è accaduto. Potrai dirlo solo a Jiva Gosvami, ma non dirlo a nessun’altro”. Sopraffatto dall’amore, Syamananda si prostrò nuovamente e quando si rialzò vide che Lalita era sparita nel kunja.
Cominciò allora a cercarla: “Dov’è la bellissima Lalita, la servitrice di Radharani? Dov’è andata?” Ma fu tutto inutile. Andò subito da Jiva Gosvami e si gettò ai suoi piedi. Quando Sri Jiva vide la gioia negli occhi di Syamananda e la sua nuova carnagione simile all’oro fuso, ottenuta per la sua intima associazione con Lalita dalla carnagione dorata, naturalmente gli domandò: “Dove sei stato? E perché la tua pelle brilla in questo modo?”.
Syamananda rispose: “Mio Signore, sono stato al Kanaka kunja. Mentre ero lì ho ricevuto l’apice della misericordia di Sri Guru. Solo per la sua misericordia si può avere la fortuna trascendentale che ho avuto”. Jiva poi vide sotto il braccio di Syamananda la bellissima vanga d’oro, strettamente avvolta in un tessuto, e cominciò a sospettare che fosse accaduto qualcosa di veramente straordinario.
Sri Jiva disse: “E cos’è quello strano tilaka che hai sulla fronte? Non puoi ingannarmi, caro Krishnadas, so che tu hai ottenuto la misericordia speciale di Krishna, o forse persino quella di Sri Radha. Il tuo corpo sta manifestando sintomi d’estasi e i tuoi occhi stanno versando lacrime d’amore… per piacere, raccontami la tua straordinaria esperienza”. Poiché Sri Lalita-devi gliene aveva accordato il permesso, Syamananda iniziò a raccontare a Jiva Gosvami tutta la storia, chiedendogli però di non rivelare a nessuno questo segreto. Syamananda chiese a Jiva di “dire semplicemente agli altri che tutto era avvenuto per la grazia del guru”. Poiché questo era il desiderio di Lalita, Sri Jiva obbedì e la gente di Vrindavana seppe che il nuovo nome di Krishnadas era “Syamananda” e prese a chiamare il nuovo tilaka “Syamananda” o “Kripa-bindu”. Ma solo Jiva e Syamananda sapevano qual’era il segreto che si celava in questo nome.

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